Conquistatori e conquistati

21 luglio 2019

Conquistatori e conquistati



Graecia capta ferum victorem cepit. La citazione oraziana vanta l'innegabile merito di riuscire a riassumere in poche parole un complesso sistema di assorbimento di valori politici, sociali e culturali unico, dotato di portata storica incalcolabile.  Il vinto sconfigge il vincitore, la Grecia (sottomessa a tutti gli effetti a partire dalla data simbolica della distruzione di Corinto del 146 a. C., ma di fatto annessa nella sfera di influenza romana già da tempo) conquista Roma grazie al potere delle lettere, dell'arte e della bellezza. Una parafrasi che rende poca giustizia sia all'autore della massima che al peso storico della vicenda.

Se pensare di poter estendere un processo simile alla vicenda dei Longobardi in Italia risulterebbe dilettantistico e semplicistico, in ragione della diversa natura dei popoli e dei loro rapporti, nonché dell'esito del contatto, nondimeno possiamo sfruttare il principio soggiacente: con l'arrivo dei Longobardi in Italia gran parte della penisola si trova sotto il dominio di una popolazione barbara, che col tempo inizia a subire l'influenza e il fascino del mondo latino. Un'influenza che non si traduce in una vera e propria assimilazione: i conquistatori vengono vinti dal rigore e dall'efficienza del diritto romano portato dalle ultime propaggini dell'aristocrazia, e subiscono meno l'influenza letteraria e artistica.

Spesso bistrattata e affrontata a livello scolastico come un periodo di transizione e di barbarie, questa parte della nostra storia descrive un importante momento di discontinuità e di rottura. I longobardi diventano padri, figure che hanno contribuito allo sviluppo della storia della Penisola traghettandola di fatto verso il Medioevo. Il contatto con il mondo romano, l'assimilazione, seppur non totale, di usi, costumi, leggi del mondo latino costituisce il punto di partenza per la nascita e lo sviluppo della società italiana nei secoli di mezzo.

Quella che GianCarlo Signore tenta di sviluppare è una trattazione che parte dal rigore del dato storico per suggerire una lettura delle fonti imparziale, libera da riletture politicizzanti e mirata al restituire la dignità a un'era di innegabile importanza. Tramite la rievocazione delle vicissitudini dei longobardi, l'autore ci invita a riflettere sul nostro rapporto con la storia, sulla necessità di approfondire le conoscenze che ci mancano e rinnovare quelle che già crediamo di possedere, in quanto in esse si nasconde la chiave interpretativa del nostro presente. Con un movimento comune alla storiografia sin dalle sue origini, lo studioso parte dal passato per applicare un filtro eziologico agli eventi e riuscire a comprendere il presente.

Ben conscio dei pericoli di una trattazione esclusivamente storiografica, Signore fornisce all'opera un taglio narrativo, che alterna agli eventi salienti del popolo germanico la dimensione biografica dei sovrani ed excursus su usi e costumi, sfruttando una delle fonti più celebri del periodo: l'Historia langobardorum di Paolo Diacono. Il prodotto è un testo piacevole, godibile sia per il lettore comune, la cui curiosità verrà suscitata dalla cadenza narrativa e dalle tante curiosità biografiche, sia per lo studioso, alla ricerca del dato preciso e puntuale.

GianCarlo Signore - "Longobardi. I nostri padri" - edizioni Lswr - pp.304



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