La fisioterapia dell’anima

16 ottobre 2015
Aggiornamenti e focus

La fisioterapia dell’anima


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Avere un numero di oscillatori fisso non va bene. Per oscillatori fissi intendiamo il numero delle molecole che formano il nostro corpo. Agli inizi del 900 le scuole di pensiero in biologia che andavano per la maggiore erano due: la scuola Vitalista, la quale sosteneva che la materia vivente, finché vivente, fosse caratterizzata da un comportamento unitario, cioè non analizzabile in eventi singoli, e la scuola delle Molecole la quale sosteneva che le molecole fossero isolabili l'una dall'altra, in quanto l'azione di una molecola ha azione solo su quella molecola, indipendentemente dal comportamento delle altre.

I capi scuola del movimento vitalista si trovavano in Germania. In particolar modo fu grazie al lavoro del Prof. Fechner (fondatore della psicofisica) se oggi parliamo con disinvoltura del principio delminimo stimolo: per avere un grande effetto su un essere vivente lo stimolo deve essere il più piccolo possibile mentre stimoli grandi possono avere grandi effetti spettacolari ma sicuramente transitori. Da qui nasce la scuola russa, che sosteneva che tutti gli organismi viventi emettono delle forme di radiazione di tipo elettromagnetico estremamente deboli quindi non immediatamente percepibili. Iniziarono, attraverso strumentazioni molto sofisticate, a percepire le radiazioni in viventi essenzialmente semplici come le piante. Si comprese che quando una radiazione emessa dalla radice di una pianta colpiva la radice di un'altra pianta, questa generava, nella radice colpita, nuovi processi biologici. È possibile che attraverso queste radiazioni gli esseri viventi si mettano in contatto tra loro. L'eroe di questi esperimenti fu il russo Gurvic.

Le domande che ci si pone ora sono: come fanno a cooperare le molecole? Come fanno a emettere radiazioni? Dove trovano sufficiente energia?

Se dovessero utilizzare forme convenzionali di energia, per esempio onde elettromagnetiche, il dispendio energetico sarebbe tale per cui l'organismo andrebbe in "crash", non basterebbe una centrale nucleare per alimentare lo scambio di informazioni di un sistema complesso come il corpo umano.

Quindi gli scambi di informazioni devono avvenire a un costo infinitesimale.

Nell'ambito della fisica classica non è possibile, ma per fortuna all'inizio del Novecento si è iniziato a parlare di fisica quantistica che, in un lasso di tempo relativamente breve, ha soppiantato la fisica classica.

Ecco: qual è, sostanzialmente, la differenza tra la fisica classica e la fisica quantistica?

Nella fisica classica la materia è concepita come inerte, se vogliamo farle fare un movimento dobbiamo applicarle una forza, cioè la materia è passiva. Tutti ricordano il principio che ci dice che un corpo isolato, cioè non soggetto a forze, si muove in modo rettilineo uniforme per l'eternità fino a che non intervenga una forza esterna che lo fa deviare.

Nella fisica quantistica, invece, la materia e il movimento non possono essere scisse, la materia ha una sua oscillazione con movimento del tutto casuale, ma non solo, più molecole possono oscillare in modo sincrono diventando un'unica identità, cioè un oggetto complesso acquista la sua identità perché i componenti, le parti, gli atomi che formano quell'oggetto hanno sincronizzato tra di loro i loro movimenti.

Questione di ritmo

La fisica quantistica non studia l'essere in sé ma il divenire. Non sono gli oggetti intesi in modo ontologico, cioè qualcosa che esiste di per sé, ma sono oggetti che divengono grazie alla loro oscillazione. Quando questo avviene si dice che il sistema è entrato in uno stato coerente cioè è possibile definire un ritmo del sistema: un oggetto complesso perché sia in armonia deve avere un ritmo ben definito di oscillazione.

Tuttavia, purtroppo, negli oggetti quantistici le variabili fisiche non sono tutte simultaneamente definibili, cioè assumibili nella pratica. Nel nostro caso particolare in un sistema complesso si devono definire due quantità:
  • il numero di oscillazioni che compone questo sistema
  • il ritmo
In accordo alla fisica quantistica queste due quantità non sono simultaneamente definibili: se si definisce di quanti oscillatori è fatto il sistema, non possiamo definirne il ritmo. In buona sostanza l'oggetto non ha un buon ritmo se io posso definire il numero di oscillazioni.

Allo stesso modo se voglio definire un ritmo devo lasciare indefinito in numero di oscillatori.

Quindi scritto in termini matematici questo teorema ci dice che l'incertezza del numero di oscillatori moltiplicati per l'incertezza della fase è un numero che deve essere più grande di un certo numero fisso.

Questo vuol dire che se voglio mandare a zero l'incertezza del ritmo, l'incertezza sul numero degli oscillatori deve diventare infinita cioè vuol dire che un oggetto fatto da un numero finito di oscillatori non può avere un ritmo perfetto.

Noi esseri umani, in quanto esseri viventi, abbiano un numero di atomi e molecole ben definito quindi un numero di oscillatori ben definito, sarà per certo un numero grande ma pur sempre un numero ben definito. Secondo il teorema della fisica quantistica, se penso quindi di poter risuonare da solo, io basto a me stesso, avrò un ritmo non puro.

Per avere un ritmo puro, devo entrare in risonanza con un gran numero di altri oscillatori fuori di me: devo essere aperto agli altri. Permettetemi ora un po' di polemica sociale. Purtroppo, come posso, nella società moderna, risuonare con altri oscillatori se il mondo che mi circonda è un mondo in competizione? La società si è costruita con le sue leggi, che non sono quelle della biologia ma quelle dell'economia. Il principio della saggezza per l'economia è la competizione che è l'esatto contrario della risonanza. Come faccio io a risuonare con terzi se devo competere con loro? La legge della biologia richiede la cooperazione,

la legge dell'economia richiede la competizione. In questo senso l'economia è intrinsecamente un fatto patologico che genera malattia. Non ci resta che trovarci tutti a fare lezioni posturali insieme, recupero funzionale di gruppo o, molto più divertente, trovarci a fare una bella lezione musicale, magari cantando…

Marco Ciervo
(Responsabile Formazione Scuola Osteopatia dello Sport di Torino)

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