Artiglio del diavolo: sicurezza ed efficacia per i dolori

06 settembre 2020
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Artiglio del diavolo: sicurezza ed efficacia per i dolori


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L'Arpagofito (Harpagophytum procumbens), volgarmente detto 'artiglio del diavolo", è una pianta erbacea che si trova nelle aride steppe del Sudafrica. Nella medicina tradizionale l'artiglio del diavolo è stato a lungo utilizzato nella forma di infuso, decotto, ecc. I principali composti dell'artiglio del diavolo sono i glicosidi iridoidi, come l'arpagoside, l'arpagide e il procumbide, che sono presenti nei tuberi della pianta. Inoltre, componenti chimici come gli zuccheri (principalmente il tetrasaccaride stachyose), i triterpenoidi (acido oleanolico e ursolico), i fitosteroli (principalmente B-sitosterolo), gli acidi aromatici (caffeico, cinnamico e acido clorogenico) e i flavonoidi (luteolina e kaempferol) sono presenti nella pianta.

Artiglio del diavolo e articolazioni dolorose


In un recente lavoro (Menghini, 2019) suggerisce che esiste qualche prova dell'efficacia dei preparati di artigli del diavolo in condizioni infiammatorie/dolorose, ma sono necessari ulteriori studi rigorosi per sostenerne pienamente l'efficacia. Conclusioni simili hanno prodotto il comitato per i medicinali vegetali (Hmpc) dell'Agenzia europea per i medicinali (Ema), che ha concluso che "sulla base del suo uso di lunga data, i preparati di radice di artiglio del diavolo possono essere utilizzati per alleviare il dolore alle articolazioni minori".

Studi sulla sicurezza dell’artiglio del diavolo


Per quanto riguarda la sicurezza, l'Hmpc afferma che l'artiglio del diavolo è stato usato in sicurezza per almeno 30 anni (compresi almeno 15 anni all'interno dell'Unione europea) e il suo uso, solo per adulti, non richiede supervisione medica. Gli effetti collaterali includono "sintomi di stomaco e intestino (diarrea, nausea, vomito, dolore addominale), mal di testa, vertigini e reazioni allergiche (rash, orticaria e gonfiore del viso)".
Inoltre, la sicurezza dei preparati di artigli del diavolo sono stati sistematicamente esaminati da Vlachojannis e colleghi (2008), che hanno analizzato 28 studi clinici (di cui 20 hanno riportato eventi avversi). Negli studi in doppio cieco, l'incidenza di effetti avversi è stata simile al placebo (Vlachojannis, Roufogalis e Chrubasik, 2008). Eventi avversi minori si sono verificati in circa il 3% dei pazienti, principalmente eventi avversi gastrointestinali. Sono state rilevate alcune segnalazioni di tossicità acuta, nonostante non vi siano segnalazioni di tossicità cronica.

Francesco Sivelli
Cerfit - Aou Careggi
Firenze

Fonte: Fitoterapia33

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