Le potenziali virtù del rosmarino

26 dicembre 2020
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Le potenziali virtù del rosmarino


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La scoperta di nuovi farmaci curativi con la capacità di esibire attività immunomodulatoria è urgente e necessaria per diminuire il rischio di malattie croniche tra la popolazione. Le specie di rosmarino sono un'erba medicinale interessante per le sue potenzialità. Ampiamente coltivata, possiede un valore nutrizionale e farmacologico elevato. Nella medicina popolare il rosmarino è stato utilizzato a livello globale per molteplici scopi, carminativo, antispasmodico, antidolorifico, tonico circolatorio, per migliorare le disfunzioni della memoria ma anche per la funzionalità immunitaria. Il R. offcinalis L. contiene diverse molecole biologicamente attive che portano a produrre i suoi effetti farmacologici. Grazie al suo elevato contenuto in oli essenziali, gli sono attribuiti attività antimicrobica, antiossidante e antinfiammatoria con meccanismi meglio compresi attraverso la diminuzione dell'attività del fattore di trascrizione NK-κB.

Un certo numero di studi è stato trovato sull'effetto stimolante del rosmarino e dei suoi composti attivi sul sistema immunitario in vitro e sull'animale, mancano tuttavia ancora prove nell'uomo. Fino ad oggi, non erano state condotte revisioni per valutare gli effetti degli estratti di rosmarino sull'immunità, quindi questa prima revisione sistematica mira a valutare gli effetti del R. officinalis sulla stimolazione della funzione immunitaria umana sulla base delle attuali evidenze scientifiche. Anche se i risultati hanno dimostrato il potenziale del rosmarino e dei suoi principali componenti attivi come ingredienti dietetici con funzionalità immunomodulatoria, mancano completamente gli studi sull'uomo che dimostrino questo effetto mentre tutti e sette gli studi sugli animali presentano dei limiti. Pertanto, l'ideale, sarebbe progettare uno studio controllato in doppio cieco randomizzato per essere in grado di sostenere l'affermazione. È necessaria anche un'ulteriore ricerca di alta qualità su animali e in vitro, perché la ricerca attualmente disponibile ha molti limiti, con risultati contrastanti.

Eugenia Gallo
Cerfit Aou Careggi, Università degli Studi di Firenze

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