Amiodarone da antiaritmico ad arma contro Ebola: l’esperienza di Emergency

23 luglio 2015
Focus

Amiodarone da antiaritmico ad arma contro Ebola: l'esperienza di Emergency



Mai dare nulla per scontato. È proprio il caso di dirlo, quando si tratta di amiodarone, un farmaco antiaritmico oggi anche generico, con un'esperienza consolidata di oltre 40 anni in campo cardiologico e che continua ad essere ampiamente utilizzato. Potrebbe infatti entrare nel ventaglio delle cure per contrastare il virus Ebola. A dimostrarlo tra i primi una ricerca del 2014 dell'Istituto di Biologia Molecolare della Facoltà di Medicina dell'Università di Hannover in Germania e una ricerca dell'università di Padova.

In entrambi i casi i ricercatori hanno visto che l'antiaritmico è in grado di arrestare l'ingresso e la moltiplicazione del virus Ebola nelle cellule umane. Forti di queste prove, in piena epidemia un gruppo di esperti costituisce un gruppo italiano per lo studio dell'amiodarone contro Ebola. Nel fanno parte il Centro di trattamento di Emergency in Sierra Leone, l'Istituto Spallanzani di Roma e l'Irccs di Reggio Emilia.

«L'amiodarone blocca il meccanismo dell'endocitosi» interviene Roberto Satolli, medico cardiologo e tra i promotori di questo gruppo di studio. «In questo modo, impedisce al virus di entrare nella cellula e di replicarsi». L'endocitosi è un processo che riguarda la periferia della cellula, cioè la sua parte esterna. E che viene utilizzato dal virus come "cavallo di Troia" per penetrare indisturbato e dare il via all'infezione, ingannando il sistema immunitario. Com'è ormai noto, Ebola ha un'incubazione che generalmente varia tra i cinque e i dieci giorni e si trasmette principalmente attraverso il contatto diretto con i fluidi del corpo, vale a dire feci, vomito, sangue. Nel momento in cui si scatena, i sintomi sono violenti ed è necessario agire tempestivamente, per garantire al malato una possibilità di guarigione.
È essenziale dunque intervenire subito per supportare le funzioni di organi vitali come polmoni e reni, e far sì che l'organismo riesca rapidamente a riorganizzare il sistema di difesa dell'organismo.

«Certo, l'amiodarone non è un farmaco esente da effetti collaterali, ma il fatto di conoscerlo bene ci permetterebbe di utilizzarlo con saggezza», aggiunge Satolli. «Sappiamo infatti che dieci giorni di terapia sono più che sufficienti per "chiudere le porte" al virus, senza aggravare l'organismo già provato del paziente di ulteriori rischi. Giocano a favore dell'amiodarone anche il costo irrisorio e l'ampia disponibilità, che sono vantaggi non da poco». Nel caso eventuale di una ripresa dell'epidemia, il costo di questo farmaco generico sarebbe così contenuto da permetterne la somministrazione pressoché a tutti i malati. Cosa che non potrebbe essere effettuata con medicinali innovativi, dall'azione promettente, ma purtroppo destinati a pochi per questioni economiche.

«Nel Centro coordinato da Emergency l'amiodarone è stato somministrato per uso compassionevole ad alcuni volontari», conclude Satolli, autore insieme a Gino Strada del libro Zona rossa, a testimonianza di quanto accaduto in Sierra Leone nei mesi dell'epidemia.
«Ma senza un confronto adeguato, non è sufficiente per capire se realmente è efficace. Per questo a marzo di quest'anno il Comitato etico della Sierra Leone (oltre a quelli di Reggio Emilia e dello Spallanzani) ha approvato un trial controllato. Un gruppo di pazienti riceverebbe l'amiodarone, oltre alla terapia intensiva di supporto e un altro solo il supporto. Questo ci permetterebbe di capire se l'effetto dimostrato in laboratorio è lo stesso anche nella pratica». Al momento però lo studio è fermo. Per fortuna, sarebbe da dire gli ultimi bollettini diramati dall'Oms, l'Organizzazione mondiale per la Sanità, fanno ben sperare che sia ormai vicino il traguardo "zero nuovi casi" in Sierra Leone, Liberia e Guinea, il triangolo africano dove ha infuriato il virus Ebola.



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