Trasporto di organi per il trapianto, come funzionano i protocolli di sicurezza in Italia
Il caso del bambino sottoposto a trapianto di cuore con un organo giunto in condizioni non ottimali all'Ospedale Monaldi di Napoli ha riacceso l'attenzione sulle delicate fasi di conservazione e trasporto degli organi destinati al trapianto. I protocolli internazionali prevedono infatti temperature controllate attorno ai +4 °C e sistemi di monitoraggio continuo, per evitare danni ai tessuti legati a freddo estremo o tempi di ischemia prolungati.
Il caso e le verifiche sul trasporto dell'organo
Proseguono gli accertamenti sul trapianto di cuore eseguito lo scorso 23 dicembre all'ospedale Monaldi su un bambino di due anni, con un organo arrivato dal San Maurizio di Bolzano in condizioni non ottimali. Tra le ipotesi al vaglio vi sarebbe un problema nella fase di conservazione durante il trasferimento, con particolare attenzione al tipo di refrigerazione utilizzata.
Il Ministero della Salute ha disposto verifiche ispettive, mentre la Procura ha aperto un fascicolo per ricostruire le modalità di trasporto dell'organo e il rispetto dei protocolli previsti.
Perché il freddo estremo può danneggiare i tessuti
Temperature troppo basse possono provocare lesioni ai tessuti biologici, analoghe per effetti finali a vere e proprie ustioni da freddo, note come congelamento o frostbite. Quando il freddo è eccessivo, si formano cristalli di ghiaccio all'interno e tra le cellule, con conseguente morte cellulare e perdita della struttura dei tessuti.
Il danno dipende sia dall'intensità del freddo sia dalla durata dell'esposizione. Nei casi più gravi può verificarsi necrosi del tessuto, rendendo l'organo non più idoneo al trapianto.
Come si conservano gli organi da trapiantare
La conservazione degli organi solidi (cuore, fegato, reni e polmoni) richiede procedure estremamente rigorose. L'obiettivo è rallentare il metabolismo delle cellule e limitare i danni legati alla mancanza di ossigeno, cioè il cosiddetto tempo di ischemia.
Per questo motivo gli organi vengono mantenuti a una temperatura controllata di circa +4 °C. Prima dell'espianto viene infusa una soluzione chiamata cardioplegica, che blocca temporaneamente l'attività metabolica delle cellule e le protegge durante il trasporto.
L'organo viene poi inserito in un sistema di trasporto sterile e isotermico, dove il ghiaccio viene utilizzato solo esternamente al contenitore, senza entrare in contatto diretto con il tessuto.
Perché il ghiaccio secco è diverso dal ghiaccio comune
Il ghiaccio tradizionale è costituito da acqua solida e fonde a 0 °C. Il ghiaccio secco, invece, è anidride carbonica allo stato solido e raggiunge temperature di circa -78,5 °C.
Un'esposizione diretta o non controllata a temperature così basse può risultare particolarmente aggressiva per i tessuti biologici, causando danni strutturali. Per questo, nei protocolli di trasporto degli organi, il raffreddamento deve avvenire in modo graduale e controllato, evitando contatti con fonti di freddo estremo.
I requisiti tecnici previsti per il trasporto
Le procedure per il trasferimento degli organi sono disciplinate da accordi nazionali e linee guida internazionali. In Italia, l'accordo della Conferenza Stato-Regioni del 2025, intitolato "Principi concernenti il coordinamento dei trasporti connessi con le attività trapiantologiche e requisiti inerenti al sistema di trasporto", stabilisce requisiti precisi per il sistema di trasporto.
L'organo deve essere collocato:
● in un contenitore primario sterile e in materiale biocompatibile,
● con almeno due barriere di sterilità, di cui una rigida per la protezione meccanica,
● in un contenitore isotermico secondario, classificato come dispositivo medico.
Il contenitore deve essere chiuso con etichette di sigillo antieffrazione e dimensionato in base al tipo di organo. Questo sistema deve garantire la registrazione continua della temperatura durante tutto il viaggio, con dati disponibili all'arrivo presso il centro trapianti. In alcuni casi possono essere utilizzati anche sistemi di perfusione attiva a freddo o a caldo, che mantengono l'organo irrorato durante il trasporto.
Un processo delicato e altamente regolamentato
Il percorso che porta al trapianto comprende diverse fasi critiche: prelievo, conservazione, trasporto e impianto. Ognuna di queste richiede standard tecnici e organizzativi estremamente rigorosi, per garantire che l'organo mantenga la propria funzionalità fino al momento dell'intervento.
FAQ
Salute oggi:
- Notizie e aggiornamenti
- Libri e pubblicazioni
- Dalle aziende
- Appunti di salute
- Nutrire la salute
- Aperi-libri
- Allenati con noi
...e inoltre su Dica33:









