Collaterali ma visibili

21 luglio 2006
Aggiornamenti e focus

Collaterali ma visibili



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Valutare i danni del fumo significa centrarsi sulle malattie polmonari, si tratti del tumore del polmone o delle broncopneumopatie croniche ostruttive (bronchite cronica). In realtà, l'immissione delle molte sostanze tossiche prodotte dalla combustione di tabacco e carta incide notevolmente su diversi aspetti, che paiono secondari rispetto al cancro, ma hanno la caratteristica di presentarsi abbastanza presto. Poiché si tratta di disturbi che hanno un lato anche estetico, sono stati studiati prevalentemente nella popolazione femminile, ma non si tratta di un'esclusiva del gentil sesso.

Cute esausta


Negli Stati Uniti è stata coniata la definizione "smoker's face" che rimanda all'aspetto classico dei fumatori. In realtà non è soltanto la cute del viso a risentirne ma, essendo questa più delicata ed esposta anche agli effetti degli ultravioletti, presenta manifestazioni più vistose. La "faccia da fumatore", dunque, è caratterizzata da rughe profonde disposte a raggiera attorno alla bocca e agli angoli degli occhi, e rughe diritte sulle guance e sotto le mandibole. L'aspetto è pallido, con sfumature grigie; l'epidermide si presenta sottile e atrofica, il reticolo dei capillari è visibile e con andamento tortuoso. Questo quadro si confonde con quello dell'invecchiamento fisiologico, solo che si presenta assai prima. Il meccanismo indotto dal fumo che soggiace a questo quadro è l'effetto del fumo sulla microcircolazione, che viene di fatto compromessa dall'effetto infiammatorio delle sostanze da combustione, così che alle strutture della pelle viene a mancare una corretta ossigenazione. La scarsa ossigenazione della pelle così creata, tra l'altro, rende anche più difficile la cicatrizzazione delle ferite in particolare per l'azione di monossido di carbonio e nicotina, come sanno i chirurghi estetici che devono intervenire su fumatrici (e fumatori). Come è logico, le malattie cutanee legate a processi infiammatori, per esempio la psoriasi, vengono aggravate dal fumo attivo e, ci sono indizi al riguardo, anche da quello passivo.

Gengive bersagliate


Nemmeno l'apparato dentario viene risparmiato, anche se qui il meccanismo è duplice. L'effetto più evidente è l'ingiallimento dei denti, uniforme su tutta la superficie, ma che tende ad assumere sfumature più scure sui depositi di tartaro, più porosi dello smalto. Il fumo è stato associato a una maggiore formazione di placca batterica, di infiammazioni del periodonto (gengive) e persino di caduta del dente. I danni alla gengiva sono particolarmente gravi e sono dovuti sia all'effetto sul microcircolo, come per la pelle, sia anche all'azione diretta del calore e delle sostanze tossiche sul tessuto. Uno studio ha potuto dimostrare che nei fumatori è più frequente che la retrazione delle gengive porti alla formazione di tasche più profonde, e la formazione delle tasche è spesso l'anticamera della piorrea e, quindi, della caduta del dente. In particolare, in chi fuma le tasche si formano soprattutto sull'arcata superiore e in corrispondenza dei premolari, dal lato linguale, cioè le aree più direttamente investite dal fumo aspirato. Anche gli interventi odontoiatrici, come quelli di chirurgia plastica, vanno incontro a un decorso meno favorevole in chi fuma: impianti endossei e rigenerazione dell'osso presentano complicanze che possono anche compromettere la riuscita dell'intervento (per esempio, infezioni delle ferite chirurgiche).

Nel DNA del follicolo

In termini tecnici, l'azione del fumo sulle strutture pilifere determina abbastanza spesso l'alopecia di tipo androgenetico, cioè mascolino. Nicotina e cotinina (il principale metabolita della nicotina) tendono a depositarsi nel capello e nelle strutture annesse, dove possono danneggiare il DNA delle cellule del follicolo pilifero. Come il fumo possa determinare l'alopecia è ancora una questione dibattuta, ma è certo che lo fa, pur con variabilità individuale.Una delle ipotesi è che la produzione di radicali liberi dovuta al fumo porti alla liberazione di sostanze infiammatorie nel follicolo da parte dei cheratinociti (le cellule che producono la cheratina) che inibiscono la crescita del capello. A lungo andare l'infiammazione può condurre all'atrofia del follicolo e, quindi, alla perdita del capello. Un altro possibile meccanismo è di tipo ormonale: il fumo porta a diminuire la quota di estradiolo, il principale estrogeno, provocando così un lieve sbilancio ormonale, magari non sufficiente a causare altri danni ma in grado di compromettere il normale ciclo di sostituzione del capello, in particolare nelle donne. E va tenuto presente che le cure per l'alopecia androgenetica sono poche e poco efficaci.

Sveva Prati



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