Piano nazionale per la fertilità: un progetto per favorire le nascite

08 ottobre 2018

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Piano nazionale per la fertilità: un progetto per favorire le nascite



In Italia il problema della denatalità non consente di fornire un ricambio generazionale. Il valore di 1,39 figli per donna, nel 2013, colloca il nostro Paese tra gli stati europei con i più bassi livelli di fecondità, determinando anche un progressivo invecchiamento della popolazione. Al fine di invertire questa tendenza, il Ministero della salute ha lanciato il Piano nazionale per la fertilità.

I cinque obiettivi del Piano nazionale per la fertilità


- Informare i cittadini sul ruolo della fertilità nella loro vita, sulla sua durata e su come proteggerla evitando comportamenti che possono metterla a rischio.
- Fornire assistenza sanitaria qualificata per difendere la fertilità, promuovere interventi di prevenzione e diagnosi precoce al fine di curare le malattie dell'apparato riproduttivo e intervenire, ove possibile, per ripristinare la fertilità naturale.
- Sviluppare nelle persone la conoscenza delle caratteristiche funzionali della loro fertilità per poterla usare scegliendo di avere un figlio consapevolmente ed autonomamente.
- Operare un capovolgimento della mentalità corrente volto a rileggere la fertilità come bisogno essenziale non solo della coppia ma dell'intera società, promuovendo un rinnovamento culturale in tema di procreazione.
- Celebrare questa rivoluzione culturale istituendo il "Fertility Day", giornata nazionale di informazione e formazione sulla fertilità, dove la parola d'ordine sarà scoprire il "prestigio della maternità".

Il supporto del Ccm al Piano nazionale per la fertilità


L'attuazione del Piano nazionale per la fertilità ha avuto il supporto del Ccm (Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie) che in questo ambito si è posto come obiettivo generale quello di raccogliere informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva in grado di orientare e sostenere la programmazione di interventi a sostegno della fertilità in Italia attraverso indagini rivolte sia alla popolazione potenzialmente fertile (adolescenti, studenti universitari e adulti) e sia ai professionisti sanitari (pediatri di libera scelta, medici di medicina generale, ginecologi, andrologi, endocrinologi, urologi, ostetriche).

I primi risultati del progetto

In occasione della "Terza Giornata nazionale di informazione e formazione sulla salute riproduttiva", che si è celebrata il 22 settembre, ecco alcuni dati salienti emersi dalle indagini svolte dal Ccm.

Risultati dell'indagine sugli adolescenti
- Nella maggior parte dei casi, maschi e femmine cercano su internet informazioni sulle tematiche della salute sessuale e riproduttiva.
- Circa un adolescente su 3 ha dichiarato di aver avuto rapporti sessuali completi (35% dei maschi e 28% delle femmine).
- I metodi contraccettivi più conosciuti sono il preservativo (99%) e la pillola (96%).
- Solo il 7% degli adolescenti pensa di non avere figli nel suo futuro, mentre quasi l'80% di loro indica come età giusta per diventare genitore prima dei 30 anni.
Indagine studenti universitari
- Più dell'80% dei rispondenti ha dichiarato di aver già avuto rapporti sessuali completi, con un'età media al primo rapporto tra i 17 e i 18 anni, sia per i maschi sia per le femmine.
- Il 95% afferma di usare metodi contraccettivi: preservativo (71%), pillola e altri metodi ormonali (46%), coito interrotto (24%). Il 22% dichiara di aver avuto rapporti occasionali non protetti.
- L'età giusta per diventare genitori viene percepita tra i 26 e i 30 anni, ma sui tempi della fertilità maschile e femminile non c'è una corretta conoscenza, considerando tempi più lunghi rispetto a quelli biologici.
Indagine adulti
- Solo il 5% del campione è consapevole che le possibilità biologiche per una donna di avere figli iniziano a ridursi già dopo i 30 anni; una buona parte, 27%, pensa che questo accada intorno ai 40-44 anni (e oltre i 45 per gli uomini).
- Il 55% dei rispondenti dichiara di non essere intenzionato ad avere figli.
- Le motivazioni per rinunciare o rinviare la nascita di un figlio sono legate principalmente a fattori economici e lavorativi e all'assenza di sostegno alle famiglie con figli (41%), seguiti da quelli collegati alla vita di coppia (26%) o alla sfera personale (19%); infine ci sono problemi di salute (17%) o legati alla gestione della famiglia (12%).

Claudio Buono



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