Ginkgo biloba, una pianta medicinale che aiuta la memoria

08 novembre 2020
Aggiornamenti e focus

Ginkgo biloba, una pianta medicinale che aiuta la memoria


Condividi su FacebookCondividi su LinkedInCondividi su Twitter
Si tratta della Ginkgo. Ginkgo biloba è il suo nome e cognome, quello che in termini botanici la identifica. Pianta medicinale, certo, perché esistono farmaci a base di estratti di questa pianta. Conosciuta in primis come pianta ornamentale, perché in realtà è un albero, che diventa anche molto grande e assai comune in giardini e parchi pubblici e privati, fantastica in particolare in autunno quando le foglie diventano color giallo oro. Ed è allora che si manifesta in tutta la sua maestosità. Di origini orientali, dove ancora è considerata una pianta sacra, per vari motivi, non solo perché può evocare belle sensazioni poetiche o religiose, ma anche e soprattutto perché è molto resistente agli agenti inquinanti e può raggiungere anche i 1000 anni di vita. Qualcuno la chiama pure "fossile vivente" perché è presente sulla Terra fino dall'era mesozoica, insieme a felci ed equiseti, da 100 milioni di anni a questa parte.

Ginkgo biloba, una pianta medicinale


Il nome biloba, deriva dalla morfologia delle foglie che sono divise in due lobi a forma di ventaglio, e già questo richiama oggetti tipici proprio del Giappone, la sua culla nativa. E proprio nella medicina tradizionale giapponese e cinese la Ginkgo ha avuto modo nei secoli di essere ampiamente utilizzata. Le conoscenze più recenti poi hanno permesso il suo approdo anche alla medicina scientifica occidentale, per la quale appunto può essere utilizzata addirittura in forma di medicinale, non solo come integratore. Presente pure in Farmacopea Europea, la Ginkgo è stata codificata come pianta medicinale dalla stessa EMA, l'Agenzia Europea per la validazione dei medicinali: allo scopo si usano le foglie, delle quali conosciamo bene i numerosi costituenti chimici, facilmente raggruppabili in composti terpenici e composti fenolici. I primi sono rappresentati da diterpeni, ginkgolidie bilobalide; i secondi invece da catechine, agliconi, glicosidi, biflavoni, e procianidine. In più è presente anche una piccola frazione di acidi ginkgolici, sostanze potenzialmente irritanti e tossiche. Questo per dire che dentro alle piante, anche medicinali, non ci stanno solo fantasie e poesie, ma sostanze chimiche, e tante, naturali sì, ma chimiche, talvolta utili, talvolta no. Dipende ovviamente da come si utilizzano.

I ginkgolidi e i flavonoidi contenuti in Ginkgo biloba


E oggi sulla Ginkgo sappiamo molte cose. Negli anni ad esempio sono state condotte numerose ricerche di carattere farmacologico di base, cioè pre-cliniche, ma anche cliniche, cioè sull'uomo, sia su volontari sani, sia su pazienti, con studi adeguati, randomizzati e controllati, verso placebo e altri farmaci. Sappiamo ad esempio che i flavonoidi e i diterpeni sono i costituenti più attivi della pianta. In particolare, è stato dimostrato che i ginkgolidi antagonizzano il fattore di aggregazione piastrinica, implicato anche nella broncocostrizione e nei processi di infiammazione allergica. Mentre i flavonoidi svolgono un'azione anti radicali liberi, migliorando complessivamente la microcircolazione. In particolare aumentano la resistenza capillare, migliorano l'irrorazione tissutale, gli scambi di glucosio e ossigeno e il metabolismo cellulare, e hanno un'azione vasodilatatoria arteriolare attraverso la biosintesi di nitrossido. Dal punto di vista clinico inoltre è ormai consolidato che gli estratti di Ginkgo, sono utili proprio nei soggetti affetti da iniziali segni di decadimento cognitivo, con perdita di memoria, deficit di concentrazione, deboli segni di depressione, e altri modesti segni di invecchiamento cerebrovascolare come vertigini con o senza deficit uditivi, disturbi circolatori periferici, ecc.

Ginkgo biloba: è importante sapere che:

  • Utilizzare preparati vegetali ottenuti dalle foglie con specifici processi estrattivi farmaceutici di depurazione, concentrazione e standardizzazione delle sostanze attive utili, scartando quelle potenzialmente irritanti.

  • Esistono in commercio estratti di Ginkgo biloba cosiddetti "evoluti", dei quali ad esempio conosciamo il contenuto in flavonoidi, standardizzato al 24%, in ginkgolidi, standardizzato al 6%, ed esenti da acidi ginkgolici, potenzialmente responsabili di allergie, mal di tesa e cefalea. Oggi conviene certo utilizzare questo tipo di estratti, che consente un loro utilizzo controllato e attinente a quelli che sono i risultati dei trials clinici;

  • Diversi tipi di estratti di Ginkgo sono reperibili in integratori, ma quando la vogliamo in forma di medicinale possiamo meglio utilizzarla in preparazioni galeniche, sempre ovviamente in base alla letteratura scientifica, e alle esigenze cliniche del singolo paziente.

  • Esistono indicazioni d'uso note, ma anche alcune controindicazioni, rappresentate in particolare da sindromi emorragiche o allergiche e nei pazienti già in terapia con anticoagulanti e antiaggreganti piastrinici, farmaci cui si potrebbero sommare gli effetti intrinseci della pianta.


Fonti

Tags:

Notizie e aggiornamenti:

Vedi anche:
Ultimi articoli
Seguici su:

Seguici su FacebookSeguici su Youtube
Farmacista33Doctor33Odontoiatria33Codifa