Annegamenti in Italia, 10 regole per non rischiare
In Italia muoiono in media 16 bambini sotto i 14 anni ogni anno per annegamento, quasi tutti a causa di un momento di distrazione di un adulto. È uno dei dati più forti che emergono dalla relazione annuale dell'Istituto Superiore di Sanità sugli annegamenti nel biennio 2024-2025, che ha registrato 604 decessi totali, distribuiti quasi equamente tra mare e acque interne. Il 6% è avvenuto in piscina, una percentuale bassa in termini assoluti, ma altamente allarmante perché coinvolge prevalentemente bambini e adolescenti. In occasione della Giornata mondiale della prevenzione dell'annegamento del 25 luglio, il Ministero della Salute pubblica le 10 regole per ridurre questo rischio, che nella maggior parte dei casi è prevenibile.
I dati italiani: chi annega e dove
Nel biennio 2024-2025 l'Istituto Superiore di Sanità ha registrato 604 decessi per annegamento in Italia. Oltre l'80% delle vittime è di sesso maschile. Circa il 23% sono bambini e giovani fino a 24 anni. Il 30% ha più di 65 anni.
Quanto alla localizzazione: il 46,8% degli eventi letali si verifica in ambiente marino, soprattutto sulle spiagge libere; il 46,2% nelle acque interne come fiumi e laghi; e solo il 6,2% in piscina. Quest'ultimo dato, apparentemente rassicurante, nasconde un'allerta. Gli annegamenti in piscina riguardano quasi esclusivamente bambini e adolescenti. Le regioni con il maggior numero di casi nel biennio sono Lombardia (90), Veneto (73), Toscana (52) e Lazio (51).
I principali fattori di rischio negli ambienti naturali sono i malori improvvisi, le correnti e l'instabilità dei fondali, e le condotte imprudenti legate a una carente percezione del pericolo o a scarse abilità natatorie.
Le 10 regole del Ministero della Salute
Per genitori e accompagnatori
1. Non distrarsi mai vicino all'acqua.
Nemmeno per una telefonata, un caffè o una breve chiacchierata. In Italia muoiono in media 16 bambini sotto i 14 anni ogni anno per annegamento causato da momenti di distrazione degli adulti. Se siete in acqua con un bambino, quello è l'unico compito che conta.
2. Recintare le piscine domestiche e condominiali.
Una barriera fisica che impedisce ai bambini di accedere autonomamente all'acqua è una delle misure più efficaci in assoluto. Nei Paesi che hanno reso questa regola obbligatoria, la mortalità infantile in piscina è stata praticamente azzerata.
3. Insegnare ai bambini a nuotare il prima possibile.
Non si tratta solo di uno sport, è una competenza di sicurezza. Prima si impara, meglio è.
Per giovani e adulti
4. Non fare il bagno con la bandiera rossa.
Con il mare mosso il rischio è reale anche per nuotatori esperti. Sulle spiagge libere spesso non esiste nemmeno un sistema di segnalazione: se il mare è agitato, non immergersi e non avvicinarsi alle aree esposte, nemmeno per scattare una foto.
5. Con le correnti di ritorno, nuotare di lato.
Se si viene trascinati al largo da una corrente di ritorno, la reazione istintiva di nuotare contro corrente è sbagliata e pericolosa. La manovra corretta è spostarsi lateralmente per uscire dal flusso, segnalando nel frattempo la propria presenza.
6. Non tuffarsi senza conoscere il fondale.
I tuffi in acque sconosciute sono responsabili di incidenti gravi, dai casi fatali ai danni permanenti alla colonna vertebrale. I primi tuffi vanno sempre fatti di piedi, mai di testa.
Per adulti e anziani
7. Limitare le prestazioni faticose e consultare il medico.
Con l'avanzare dell'età il rischio di malore in acqua aumenta. Circa 120 persone sopra i 60 anni annegano ogni anno in Italia per questa causa. Chi ha patologie deve consultare il proprio medico prima di fare il bagno in condizioni di mare sfavorevoli.
Per tutti
8. Attenzione a fiumi e laghi.
Le acque interne nascondono rischi specifici: basse temperature che causano shock termico, correnti forti, fondali imprevedibili, sponde instabili. Circa 70 persone l'anno annegano nei fiumi in Italia. Occorre prestare sempre attenzione prima di entrare in acqua.
9. Leggere la cartellonistica e rispettare i divieti.
I cartelli esposti nelle aree di balneazione riportano informazioni fondamentali: i pericoli presenti, gli orari di sorveglianza e i numeri di emergenza. In assenza di segnaletica, ci si deve informare attivamente prima di entrare in acqua.
10. Fare il bagno dove ci sono i bagnini.
La presenza di un assistente bagnante riduce significativamente il rischio. Se si frequentano spiagge libere, preferire quelle gestite da Comuni, Autorità portuali o Regioni che si occupano attivamente della sicurezza dei bagnanti.
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