Monoclonali, Palù: risorsa preziosa da usare a domicilio

10 dicembre 2021
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Monoclonali, Palù: risorsa preziosa da usare a domicilio



Gli anticorpi monoclonali sono al momento i farmaci antivirali più efficaci ma vanno utilizzati al meglio, e con l'arrivo di nuove formulazioni iniettive e orali, la logistica sarà semplificata favorendo la gestione domiciliare con i medici di base e la disponibilità nelle farmacie. La pandemia ci ha insegnato che la battaglia si vince prima se si interviene sul territorio. Questi i messaggi chiave emersi dall'intervento di Giorgio Palù presidente dell'Agenzia italiana del Farmaco membro del Cts all'apertura dei lavori dell'ottava edizione di FarmacistaPiù 2021.

La ricerca su antivirali langue. Ecco perché


Palù, con una lezione magistrale ha fatto un punto sull'utilizzo di questi farmaci, anche alla luce del fatto che società scientifiche hanno definito protocolli per una gestione domiciliare più efficace del paziente. Palù ha ripercorso la ricerca virologica e farmacologica finora effettuata sul Sars-Cov2 e ha evidenziato che, rispetto ai vaccini, «la ricerca antivirale non è così rapida come per i vaccini perché è più difficile trovare un bersaglio. Mentre per il vaccino è più semplice perché conosciamo la proteina contro cui utilizzeremo la risposta anticorpale, per avere un farmaco - ha spiegato l'esperto - bisogna conoscere la virologia del virus e questo è un virus molto complesso di più complesso tra i virus animali a Rna e prima che un farmaco venga dimostrato veramente attivo ci vogliono almeno due o tre anni».

Formulazione intramuscolari e orali favoriscono gestione domiciliare


«Gli anticorpi monoclonali sono al momento i farmaci antivirali più efficaci, e bisogna utilizzarli al meglio - ha affermato Palù - per questo mi sono spinto a chiedere al ministro Speranza l'autorizzazione emergenziale e così è stato. L'Aifa ha subito approvato con l'istituzione di un registro. Oggi, inoltre, con le recenti approvazioni, molnupiravir per uso orale approvato in Gran Bretagna e in rolling review all'Ema e credo che il ministero potrebbe dare l'autorizzazione a procedere, e l'imminente uscita di monoclonali iniettabili a livello intramuscolare, si potrà facilitare anche la cura domiciliare». Il monoclonale, ha ricordato Palù, va somministrato a soggetti che rischiano di sviluppare un Covid-19 grave che hanno fattori di rischio come sovrappeso, malattie metaboliche, polmonari e vascolari e che sono nelle prime fasi dell'infezione quindi il concerto dovrebbe essere una diagnosi accurata, possibilmente fatta a casa, e un trattamento a domicilio e a breve sarà possibile grazie a una singola iniezione intramuscolare».

La vicinanza tra territorio e ospedale è la chiave di volta

«I monoclonali sono stati utilizzati molto poco, il Veneto è primo nella lista seguito dalla Lazio e Toscana ma ormai i farmaci stanno scadendo e alcune regioni li stanno regalando da altre nazioni in particolare all'Europa dell'est. Io credo che il loro ambito naturale sia nelle cure domiciliari e oggi questa è una reale possibilità. Ma la logistica ha impedito una loro utilizzazione massiva. Una iniezione endovena che dura un'ora, che prevede poi un'altra ora di assistenza al letto del paziente non è di facile gestione presso l'abitazione del paziente. Con il farmaco sottocute o intramuscolo ciò sarà possibile, ma serve uno stretto raccordo tecnologico fra la possibilità di fare una diagnosi, immettere la diagnosi nel circuito digitale dei registri regionali, allertare il medico di base e avere le farmacie per fornire i farmaci più efficaci e averli a disposizione sul territorio. Io credo che la vicinanza tra territorio e ospedale, con le Usca con i medici di medicina generale che si spostano rapidamente e con le farmacie, sia la chiave di volta per poter utilizzare al meglio questa risorsa».

La battaglia si vince sul territorio con farmaci nelle farmacie

«Oggi il farmacista, come il medico, è al centro delle cure in quanto è orientato verso le esigenze di cura del singolo individuo, verso la consulenza nella sua farmacia. Ha un ruolo che di front line con la comunità e non solo per lo screening e per i test diagnostici ma anche per l'accessibilità alle cure, per le medicazioni, le cronicità, per il consiglio e il counselling. Anche in ambito ospedaliero credo si possa sempre meno rinunciare al farmacista in ciò che riguarda la Health Technology Assessment e la validazione dei farmaci soprattutto nell'organizzazione delle cure dei pazienti in ambito ospedaliero. Credo che anche per il farmacista, come per il medico, ci sia bisogno di molta formazione». E conclude: «Una lezione che ci ha dato la pandemia è che la battaglia si vince prima sul territorio, e che la si vince prima quando avremo a disposizione criteri diagnostici che permettono di fare la diagnosi rapidamente in modo da intervenire rapidamente con cure domiciliari. Abbiamo il molnupiravir, verso la fine anno e i primi di gennaio avremo due inibitori di anti-proteasi, un altro inibitore della replicasi. Ma abbiamo già i monoclonali da somministrare e da utilizzare al meglio. Abbiamo i vaccini, ma ci servono farmaci efficaci da utilizzare nel miglior modo possibile, per questo bisogna investire in ricerca virologica. La salute pubblica è un bene, non può rappresentare un costo ma è un investimento».

Simona Zazzetta

Fonte: Farmacista33

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