Allergie respiratorie nei bambini, come affrontarle fin dalla nascita

20 marzo 2013
Focus

Allergie respiratorie nei bambini, come affrontarle fin dalla nascita



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Le allergie sono malattie determinate da una combinazione di cause ereditarie ed ambientali. Questo significa che più fattori agiscono fin dalla nascita sul sistema immunitario modificandolo e inducendolo in alcuni casi a rispondere in modo anomalo a sostanze generalmente innocue, come per esempio i pollini che abbondano soprattutto con l'arrivo del caldo e della primavera, ma anche gli acari della polvere e particolari alimenti.

Si tratta di un fenomeno in costante aumento, soprattutto tra i bambini: oggi in Italia circa il 20%ha problemi di allergia, mentre negli anni '90 ne soffriva solo il 7%.Tra la cause principali di questa impennata, sostengono i pediatri, ci sono gli stili e le condizioni di vita tipicamente "occidentali": inquinamento, stress, fumo, cattiva alimentazione, eccessiva igiene personale. «L'inquinamento ambientale, le migliori condizioni igieniche, il mutamento della composizione familiare» afferma Salvatore Barberi, pediatra pneumo-allergologo dell'Ospedale San Paolo di Milano «hanno dimostrato di influire sull'aumento dell'allergia nelle nostre popolazioni. La predisposizione genetica svolge un ruolo importante nella predisposizione allergica, ma non tale da giustificare da sola un incremento così repentino delle malattie allergiche nei paesi occidentali». L'alta percentuale di soggetti allergici pone seri problemi di sanità pubblica, poiché si tratta di patologie croniche, difficili da curare e che richiedono trattamenti per controllare i sintomi. Per questo motivo, i pediatri della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) insistono sulla prevenzione e sulle misure da adottare fin dalle prime fasi di vita del neonato e fin dai primi giorni della gravidanza. In primo luogo invitano le donne a smettere di fumare, a limitare il più possibile l'esposizione all'inquinamento ambientale, utilizzare solo se prescritti alcuni farmaci, quali antiacidi, paracetamolo, antibiotici, evitare le situazioni di stress. Inoltre, i neonati vanno protetti anche dal fumo passivo e va favorito l'allattamento al seno per almeno sei mesi. Molti studi hanno dimostrato che, in particolare, il fumo è uno dei principali responsabili dell'insorgenza di allergopatie e, in presenza di allergie già conclamate, è in grado di favorirne la progressione. Alcune sostanze contenute nel fumo di sigaretta, infatti, stimolano la produzione di importanti molecole irritanti. Inoltre, vi sono numerosi dati che indicano come la prevalenza delle allergopatie risulti essere maggiore nei figli di madri fumatrici; è stato anche osservato che l'asma bronchiale esordisce più precocemente e con una sintomatologia più grave nei bambini che vivono con adulti fumatori.

Spesso nei bambini è difficile riconoscere le allergie, perché i sintomi iniziali possono sembrare quelli di una semplice influenza o di un raffreddore. Al semplice sospetto di allergia nel proprio bambino, il primo passo da fare è rivolgersi al pediatra di fiducia, che lo indirizzerà, se necessario, presso un centro specializzato di allergologia pediatrica dove il pediatra allergologo, sulla base delle informazioni raccolte, potrebbe effettuare alcuni test. Si tratta di esami utili per verificare la sensibilizzazione a sostanze potenzialmente allergeniche, che si possono eseguire sulla cute (prick test), o con la ricerca nel sangue di immunoglobuline E (IgE), che risultano elevati in caso di reazioni allergiche. Una volta accertata la presenza di allergia, ai pollini o agli acari che sia, vanno messe in atto diverse misure di prevenzione secondaria, che intervengono soprattutto sull'ambiente: eliminare il fumo di sigaretta, ridurre le concentrazioni di acari della polvere, riducendo e/o lavando frequentemente alcuni elementi d'arredo come moquette, divani, poltrone, tendaggi pesanti e ricorrere a materiali speciali per il rivestimento dei cuscini e dei materassi. Negli ambienti domestici va favorita la ventilazione e il ricambio dell'aria. Inoltre, in base al quadro clinico, è possibile ricorrere anche ai farmaci di vario tipo, come antistaminici, cortisonici, cromoni e altro. Un presidio che si è rivelato, in molti casi, fondamentale per ridurre, ma anche per prevenire le manifestazioni allergiche è il cosiddetto "vaccino", che più correttamente viene definito immunoterapia specifica (Its) che consiste nella somministrazione dell'allergene responsabile dei disturbi allergici, secondo la prescrizione dello specialista. L'Its è una strategia che ha dimostrato efficacia soprattutto a lungo termine: per esempio in bambini con rinite allergica ha ridotto notevolmente la comparsa dell'asma in età più avanzata, rispetto a quanto è accaduto in bambini non vaccinati. In età pediatrica viene prescritta quasi sempre per via sublinguale con gocce o spruzzi da mantenere sotto la lingua per alcuni secondi e poi deglutire, ma l'opportunità di farla può stabilirla solo lo specialista pediatra-allergologo, dopo gli opportuni accertamenti.


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