Mani e piedi sempre sudati: cos'è l'iperidrosi e come si cura
Bagnare i quaderni mentre si scrive, fare fatica a usare lo smartphone, a praticare uno sport o a suonare uno strumento. Per non parlare di evitare di stringere la mano a un compagno per l'imbarazzo. Per chi soffre di iperidrosi, cioè la produzione eccessiva di sudore, questi sono disagi quotidiani, che pesano soprattutto in adolescenza, quando il rapporto con gli altri diventa centrale. Il disturbo colpisce tra l'1 e il 3% di bambini e adolescenti, interessa soprattutto mani, piedi e ascelle, e tende ad aggravarsi con ansia e stress, alimentando un circolo vizioso difficile da spezzare. Quando le terapie dermatologiche non bastano, esiste una soluzione chirurgica mini-invasiva. L'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, con oltre 230 interventi dal 2017, ha sviluppato la casistica pediatrica più ampia d'Italia per questa procedura.
Cos'è l'iperidrosi e perché colpisce soprattutto gli adolescenti
L'iperidrosi è caratterizzata da una produzione di sudore eccessiva rispetto alle reali necessità di termoregolazione del corpo. Non è una malattia grave, ma può avere un impatto significativo sulla qualità della vita, soprattutto in età adolescenziale, quando le interazioni sociali diventano più importanti e la sensazione di essere "diversi" può generare disagio psicologico profondo.
La forma più frequente in età pediatrica è l'iperidrosi primaria focale: una condizione non legata ad altre malattie, spesso con una predisposizione familiare, causata da un'iperattività del sistema nervoso simpatico, che è responsabile del controllo delle ghiandole sudoripare. I sintomi compaiono generalmente in età prepuberale e si accentuano durante tutta l'adolescenza.
Le sedi più colpite sono mani e piedi (iperidrosi palmo-plantare) e le ascelle. Nei casi più intensi la cute può andare incontro a macerazione, desquamazione e, talvolta, a eczema disidrosico, una condizione infiammatoria che si manifesta con piccole vescicole pruriginose.
Un circolo vizioso
Uno degli aspetti più invalidanti dell'iperidrosi è la sua relazione con l'ansia. Calore, umidità, ma soprattutto stress ed imbarazzo stimolano il sistema nervoso simpatico. Più si teme di sudare, più si suda.
«Per molti ragazzi diventa una limitazione concreta nella vita di tutti i giorni: scrivere, salutare gli amici, partecipare alle attività scolastiche o sportive può trasformarsi in una fonte continua di disagio psicologico», spiega la dottoressa May El Hachem, responsabile di Dermatologia del Bambino Gesù. «Per questo è importante riconoscere precocemente il disturbo e non sottovalutarlo».
Il percorso di cura: si parte dal dermatologo
Il primo specialista di riferimento, dopo il pediatra, è il dermatologo, che valuta il quadro clinico ed esclude le forme secondarie, legate ad altre patologie o a farmaci. Il trattamento inizia sempre con le opzioni conservative:
● norme comportamentali per favorire la traspirazione, come evitare calzature e tessuti non traspiranti, utili soprattutto per i piedi;
● prodotti topici a base di cloridrato di alluminio;
● ionoforesi, una tecnica che somministra farmaci attraverso la cute usando una corrente continua a bassa intensità;
● terapia dell'eczema disidrosico;
● trattamento con tossina botulinica, efficace ma con limiti importanti in età pediatrica: l'effetto dura al massimo sei mesi, le infiltrazioni sono dolorose e ad oggi la procedura non è rimborsata dal Ssn.
Solo quando queste opzioni non consentono un controllo soddisfacente dei sintomi, il paziente viene indirizzato alla valutazione chirurgica.
L'intervento mini-invasivo: come funziona
L'intervento viene eseguito in toracoscopia mini-invasiva, attraverso due piccole incisioni nascoste nel cavo ascellare. Il chirurgo raggiunge la catena del sistema nervoso simpatico e interrompe selettivamente la trasmissione degli impulsi responsabili dell'eccessiva sudorazione applicando clip in titanio. È una soluzione reversibile, a differenza della resezione definitiva del nervo.
Una caratteristica distintiva dell'approccio del Bambino Gesù è la tecnica per step: l'intervento viene eseguito in due tempi separati di circa due o tre mesi, prima sul lato dominante e poi sull'altro. Questo approccio mantiene il rischio di complicanze molto basso e riduce la comparsa della sudorazione compensatoria, un aumento della sudorazione in altri distretti corporei che può comparire dopo l'intervento, generalmente lieve e limitata ai periodi più caldi.
L'intervento dura circa 40 minuti, richiede una sola notte di ricovero e produce una scomparsa immediata della sudorazione nell'area trattata. Nella casistica del Bambino Gesù non si sono registrate complicanze maggiori e gli interventi per recidiva sono rari, ampiamente al di sotto dell'1%.
«Quando il problema delle mani si risolve, non cambia soltanto la sudorazione: cambia il modo di relazionarsi con gli altri», conclude il dottor Francesco De Peppo, responsabile della Chirurgia Pediatrica di Palidoro. «Molti ragazzi ci raccontano di sentirsi finalmente liberi di vivere la propria quotidianità senza il timore costante di essere giudicati».
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