Tecnologia, sonno e cattive abitudini

25 luglio 2018

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Tecnologia, sonno e cattive abitudini



Sette ore al giorno nei giorni lavorativi e sei nel fine settimana. Sono il numero di ore che in media gli italiani trascorrono utilizzando dispositivi digitali. Un'abitudine che non risparmia nemmeno le ore prima del sonno, quando, anzi, diventa più intensa l'attività su social network e chat.
Secondo una indagine condotta da Philips, infatti, il 73% degli intervistati utilizza i dispositivi subito prima di dormire, il 52% tiene il cellulare sul comodino e il 40% lo lascia acceso anche di notte.

Abitudini che influiscono su durata e qualità del sonno. La maggior parte del campione dichiara di soffrire di disturbi: sonno irrequieto e risvegli frequenti,  apnee notturne, difficoltà ad addormentarsi e insonnia vera e propria. La luce blu emanata dai dispositivi elettronici, infatti, manda impulsi al cervello  attraverso la retina  sollecitando un'attività di veglia.

Risulta poi che il 18% degli individui è stato talvolta svegliato dai segnali sonori emessi dal device tecnologico e, infine, che 1 individuo su 4 ha l'abitudine di controllare il proprio smartphone durante la notte.


Quali le conseguenze?


I sintomi più dichiarati legati ai disturbi del sonno sono: stanchezza durante il giorno (il 55%), stanchezza al risveglio (il 48%), occhi stanchi al risveglio (il 35%), difficoltà di concentrazione (il 28%) e irritabilità (il 27%). "Un cattivo sonno non si traduce soltanto in un ridotto rendimento nelle attività quotidiane» afferma Luigi Ferini Strambi, professore di neurologia e direttore del Centro di Medicina del Sonno dell'Ospedale San Raffaele di Milano. "Durante il sonno profondo l'organismo libera le citochine, modulatori della risposta immunitaria nei confronti delle malattie. Lo scarso sonno si traduce quindi in ridotte difese immunitarie. Inoltre, diversi studi hanno evidenziato che un sonno insufficiente è associato a un'eccessiva secrezione di cortisolo e quindi ad un mancato riposo cardiaco:  i  microrisvegli legati a disturbi esterni ambientali, come ad esempio l' uso di dispositivi tecnologici oppure alle apnee notturne, aumentano quindi il rischio cardiovascolare. Infine, ricerche recenti indicano che una cronica mancanza di sonno favorisce un aumento, nelle cellule nervose, dei depositi di proteina beta amiloide, coinvolta nella genesi  di malattie neurodegenerative".

Possibili rimedi, seguire una alimentazione serale leggera, praticare attività fisica durante il giorno e ridurre l'utilizzo di dispositivi tecnologici prima di addormentarsi.

Stefania Cifani



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