Il Digiuno Intermittente - Luca Pani

02 gennaio 2020
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Il Digiuno Intermittente - Luca Pani


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Per la maggior parte di noi, lo stomaco che gorgoglia o, peggio, che preda di spasmi dolorosi suona come una sirena d'allarme che ci spinge verso il primo oggetto commestibile alla nostra portata. Qualunque esso sia. Tuttavia, la fame, per i ricercatori esperti del digiuno intermittente (ovvero la pratica di astenersi volontariamente dal cibo e da tutte le bevande acqua esclusa), non è qualcosa da combattere, ma piuttosto da perseguire molto seriamente se il vostro medico di fiducia ve lo prescrive e vi supporta.

Effettivamente, sappiamo da millenni che il digiuno è una delle strategie non farmacologiche più efficaci per contrastare malattie cardiovascolari, cancro, diabete e disturbi cognitivi correlati all'invecchiamento. L'ostacolo al trasferimento di questi risultati su larga scala nell'uomo era rappresentato dal fatto che i dati derivavano principalmente da studi su roditori e molti clinici erano quindi scettici ritenendo che avessero poco significato clinico. Almeno sino a qualche tempo fa.

All'inizio degli anni '90, Valter Longo che ora dirige il Longevity Institute presso la University of Southern California a Los Angeles ha iniziato a fornire le basi scientifiche per dimostrare come, invece, digiunare sia, insieme all'attività fisica regolare, la migliore cosa che possiate fare per conservare la nostra salute. Oggi, negli Stati Uniti, il digiuno è il regime dietetico più diffuso adottato da parte dei millennials, quelli cioè che oggi hanno meno di 34 anni.

Vedi: La dieta della longevità: le risposte alle vostre domande (intervista a Valter Longo)

La pratica di digiuno più popolare è senza dubbio la dieta 5:2, in cui gli individui si limitano a mangiare circa 500-600 calorie 2 giorni alla settimana (meglio se di seguito), ma mangiano normalmente, non in modo esagerato, per i restanti 5 giorni.

Altri regimi comuni includono l'alimentazione ristretta nel tempo (mangiare una quantità standard di calorie, ma solo entro un periodo di tempo limitato - per solito 12 ore), il digiuno a giorni alterni (non mangiare nulla per 24 ore alternato a una dieta assolutamente libera il giorno successivo) e il digiuno periodico (astenersi dal cibo e bevande esclusa l'acqua per 3-5 giorni di seguito). Una lunga tradizione sviluppata nell'est europeo ha dimostrato che, sotto stretto controllo medico e in regime di ricovero ospedaliero, digiuni di questo ultimo genere prolungati sino a 6 settimane sono in grado di riportare alla norma praticamente molti parametri di alterazione metabolica (glicemia, colesterolo, trigliceridi etc.) e infiammatoria (VES, PCR e gammaglobuline).

Dato che non sono mai stati fatti degli studi scientifici di confronto tra tutti questi regimi non possiamo ancora stabilire la superiorità di un metodo rispetto all'altro. Indipendentemente da questo però il vantaggio rispetto a non digiunare affatto è molto chiaro. Molti studiosi ritengono che quello che produce i maggiori risultati sia un regime periodico (2-4 volte all'anno) di dieta mediterranea povera di proteine animali e ricca di olio d'oliva per 5 giorni il primo dei quali a 1.000 calorie e i successivi a 750. Ripetiamo che però nessuno può farlo senza il controllo e sotto la responsabilità di un medico.

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