Sindrome dell'intestino irritabile

24 giugno 2019

Sindrome dell'intestino irritabile



Indice


Definizione


La sindrome dell'intestino irritabile (IBS, da Irritable bowel syndrome) una volta veniva definita "colite spastica" o "colon irritabile".

Si tratta di una condizione benigna, che non si associa a rischi gravi per la salute ma che può
avere conseguenze negative sulla qualità della vita. Appartiene infatti alla categoria dei disturbi funzionali dell'apparato gastrointestinale, nelle quali si riscontra un'alterazione delle funzioni in assenza di danni anatomici o infiammazione, come invece accade per malattie come la malattia di Crohn o la colite ulcerosa.

Le donne ne soffrono il doppio rispetto agli uomini, la qualità di vita dei pazienti è ridotta e spesso accompagnata da debolezza e affaticamento.
La fascia di età maggiormente interessata è quella compresa tra 18 e 34 anni, seguita da
quella tra 35 e 54, ossia nelle fasi della vita di massima produttività e vitalità.

La malattia è cronica con andamento fluttuante, nel corso degli anni le riacutizzazioni possono essere concomitanti a eventi stressanti, sia di tipo fisico (es. interventi chirurgici, infezioni virali o batteriche), che di tipo psichico (es. stress, separazioni, lutti).


Cause


Le cause sono molteplici e, nello stesso individuo, non è riconoscibile un singolo fattore scatenante.
L'intestino è  uno degli organi bersaglio di ansie e tensioni emotive o psichiche. Da un lato vi sono quindi i fattori psico-sociali, come il comportamento verso le malattie, aspetti cognitivi ed emotivi, fattori psichiatrici o psicosomatici; le persone con IBS spesso presentano un profilo psicologici con atteggiamenti ipocondriaci, ossessivi e nevrotici. In alcuni casi tuttavia sono i disturbi dell'umore a essere generati dal disagio enterico.
Dall'altro fattori biologici, come la predisposizione e la suscettibilità individuale, alterazioni della motilità del tratto digestivo, la sensibilità dei visceri, la percezione soggettiva del dolore, la flora batterica ed infezioni intestinali.
Intolleranze e allergie alimentari, l'utilizzo cronico di farmaci (es anti-infiammatori, antibiotici) e lo stress possono perpetuare la presenza dei sintomi.
 
La Sindrome dell'intestino irritabile è spesso associata ad altri disturbi gastrointestinali come dispepsia, malattia da reflusso gastroesofageo, celiachia.

In letteratura le principali cause della sindrome dell'IBS vengono così schematizzate:

  • disfunzione primaria del sistema nervoso centrale;
  • alterazione del sistema della serotonina prodotta nelle cellule enterocrmaffino-simili;
  • overgrowth batterico-intestinale (nel 10% dei casi), primario o causato da farmaci, scarsa motilità intestinale o patologie concomitanti

Inoltre sono riconosciute cause di tipo infiammatorio (15-20% dei casi)  e post-infettive (20-30% dei casi). In quest'ultimo caso l'IBS insorge a seguito di una gastroenterite batterica o virale, è favorita da una infezione di lunga durata, fumo, diete vegetariane ed è più frequente tra i giovani.

Anche l'alterazione nella composizione della flora batterica intestinale, il microbioma, sembra avere un ruolo non trascurabile nella genesi della malattia. In mote forme di IBS infatti è stata osservata una riduzione di batteri positivi come lattobacilli e bifidobatteri, a favore di una crescita delle specie dannose.


Per approfondire:

Sintomi

Il dolore addominale è un sintomo tipico e lamentato dalla quasi totalità dei pazienti: spesso nel basso addome (25%), nel fianco destro (20%) e nel fianco sinistro (25%) e in genere simile a crampi. L'intensità è variabile, da una lieve sensazione di gonfiore a spasmi o vere coliche addominali. Sintomi che si accompagnano al dolore, sempre con frequenza e intensità variabili sono meteorismo, sensazione di pancia gonfia, difficoltà nella digestione, flatulenza.

In genere il dolore addominale migliora dopo l'evacuazione; altra tipica caratteristica riguarda l'alvo: l'intestino può essere stitico, diarroico oppure di tipo misto, ossia con alternanza fra stipsi e diarrea.

I sintomi tipici sono definiti da criteri diagnostici internazionali (criteri di Roma). Il dolore o fastidio addominale (insorto almeno sei mesi prima della diagnosi) deve essere presente per almeno tre giorni al mese negli ultimi tre mesi, in associazione a due o più tra i seguenti sintomi:

  • Migliora dopo l'evacuazione
  • Inizialmente è associato con modificazioni della frequenza delle evacuazione
  • Inizialmente è associato con modificazioni dell'aspetto delle feci

Altri sintomi possono essere:

  • Anomala frequenza di evacuazioni (maggiore di 3 al giorno o meno di 3 alla settimana)
  • Alterata consistenza delle feci
  • Evacuazione difficoltosa (spinta eccessiva, sensazione di urgenza e di evacuazione incompleta)
  • Passaggio di muco
  • Gonfiore o distensione addominale, talvolta alternat

Infine un'alta percentuale dei pazienti presenta anche cefalea, dolori alla schiena, insonnia, debolezza, fibromialgia, dolore pelvico cronico, e dolore all'articolazione temporo-mandibolare.


Diagnosi

La diagnosi di esclusione si basa sulla classificazione sintomatologica e procede escludendo malattie organiche che presentano gli stessi sintomi. Se sono invece presenti anche sintomi "di allarme", è necessario procedere con indagini più approfondite. I sintomi di allarme generalmente sono:

  • insorgenza dopo i 50 anni di età
  • dimagrimento inspiegabile
  • anemia
  • febbre
  • sangue nelle feci
  • dolore che non migliora dopo l'evacuazione.

Fra gli esami da eseguire per escludere altre cause dei sintomi vi sono:
- colonscopia, che consente di esaminare l'intero colon attraverso l'introduzione di uno strumento flessibile con incorporata una telecamera e con un sottile canale attraverso il quale passare la pinza bioptica per eseguire piccoli prelievi di mucosa (biopsie) o per asportare polipi;
- tomografia computerizzata;
- breath test al lattosio (o test del respiro): serve a verificare la presenza di lattasi, enzima necessario per digerire gli zuccheri (lattosio) presenti nei prodotti caseari (latticini). Se l'enzima è assente, l'ingestione di latticini può essere la causa di sintomi tipici della Sindrome dell'Intestino Irritabile e l'eliminazione degli alimenti contenenti lattosio può risolvere i problemi;
- esami del sangue per la malattia celiaca che si può presentare con sintomi simili alla Sindrome dell'Intestino Irritabile.

Se i sintomi peggiorano in seguito all'ingestione di certi alimenti, sono indicati test diagnostici per escludere allergie oppure un malassorbimento.



Cure

La strategia terapeutica principale consiste nel trattamento dei sintomi riferiti dal paziente, accompagnato da adeguate educazione alimentare e dello stile di vita, corretta idratazione ed attività fisica appropriata.
Allo scopo possono essere impiegate diverse categorie di farmaci, a seconda dei sintomi.

- Farmaci anti-infiammatori intestinali (es. mesalazina).
- Farmaci antidiarroici: i farmaci da banco come la loperamide devono essere utilizzati, con cautela e sotto controllo medico, nei casi di diarrea.
- Farmaci antispastici (o anticolinergici): questa classe di farmaci viene utilizzata per alleviare i dolori e gli spasmi intestinali. Esercitano anche azione anti-gonfiore ma, se assunti ad alto dosaggio, possono peggiorare la stipsi.
- Farmaci antidepressivi: se i sintomi si accompagnano ad una riduzione del tono dell'umore, questi farmaci sono efficaci, in quanto aumentano i livelli disponibili di serotonina, che è il neurotrasmettitore maggiormente coinvolto nell'asse cervello-intestino, modulando sia la motilità che l'umore.
- Farmaci ansiolitici: sei i sintomi si accompagnano ad uno stato ansioso, ci sono farmaci a base di benzodiazepine con o senza associazione di un antispastico. Solitamente vengono utilizzati nei casi di dolore spastico (crampi) intestinale aggravato da stress psico-fisici. Le benzodiazepine inoltre esercitano un effetto rilassante la muscolatura intestinale.
- Nei casi di meteorismo ed eccesso di gas intestinali sono utili enzimi digestivi, integratori a base di probiotici, piante carminative (es. camomilla, melissa, cumino).
- Integratori a base di fibre e lassativi osmotici: sia le fibre solubili (es. psyllium, glucomannano) o insolubili (es crusca) che gli osmotici (es. macrogol) sono utili nei casi di associata stipsi e gonfiore.
- Antibiotici non riassorbibili: sono antibiotici che non hanno un'azione sistemica (ovvero sull'intero organismo), ma solo a livello intestinale. Sono utilizzati per contrastare una contaminazione batterica del piccolo intestino che spesso può essere alla base di sintomi quali gonfiore, dolore e meteorismo.


Per approfondire:

Alimentazione

Se il sintomo principale è il meteorismo e gonfiore con distensione addominale, è consigliabile la riduzione di alimenti che fermentano come le bevande gassate, l'insalata a foglia larga (es. lattuga), gli ortaggi (es. cavolfiore, piselli, broccoli), i legumi (es. fagioli, ceci, lenticchie), masticare chewing-gum, e la frutta dopo i pasti (è preferibile consumarla lontano).

Gli studi condotti in merito alla IBS hanno evidenziato un ruolo positivo della dieta FODMAP, povera di oligosaccaridi fermentabili, disaccaridi, monosaccaridi e polioli, sui sintomi come dolore, gonfiore, meteorismo.

Alcuni consigli sullo stile di vita inoltre possono contribuire a controllare la malattia:

  • Aumentare l'attività fisica
  • Fare pasti regolari. Evitare di saltarli e stare a lungo senza mangiare
  • Bere almeno otto bicchieri di liquido al giorno, tra acqua infusi e tisane
  • Limitare tè e caffè a massimo tre tazze al giorno
  • Limitare alcol e bevande frizzanti
  • Aumentare l'apporto di fibre solubili nella dieta
  • In presenza di diarrea, limitare latte e derivati
  • In caso di gonfiore e flatulenza provare a mangiare semi di lino e avena, un cucchiaio al giorno
  • In generale seguire una alimentazione a basso contenuto di grassi, per ridurre le contrazioni che insorgono dopo il pasto.
Per approfondire:


Vedi anche:


Ultimi articoli
L'esperto risponde