Infanzia difficile

07 marzo 2008

Infanzia difficile




04 marzo 2008

Infanzia difficile

Ho un bambino di 7 anni, timido. Io e mia moglie lo abbiamo portato in visita presso il servizio di neuropsichiatria infantile dell’Azienda Ospedaliera locale, che ha diagnosticato quanto segue: l’esame neurologico evidenzia lieve incoordinazione e impaccio motorio (dovuto, a detta della dottoressa, piu’ ad un impaccio psicologico che ad un effettivo impaccio fisico). L’esame psichico evidenzia notevole introversione, tendenza al mutacismo, sentimenti di autosvalutazione e inadeguatezza. Ci sono state varie vicende che hanno condizionato la crescita di mio figlio. A 3 anni ha iniziato la scuola materna statale, ma sempre con difficoltà di adattamento. A 3 anni poi è arrivato anche il fratellino, verso il quale ha sempre provato una grande gelosia. Un trauma ulteriore lo ha avuto ancora per via della sirena dell’allarme antifurto, che avevamo installato all’interno dell’abitazione, che è scattata diverse volte, per nostra dimenticanza, quando c’era anche il bambino. Risultato: oggi ha una paura tremenda del suono di qualsiasi antifurto, la notte spesso si sveglia durante il sonno e ci chiama per averci vicino (da un po’ di tempo dorme da solo nella cameretta) e lo troviamo spesso con le sue mani che si tappa le orecchie. Ad oggi, non riesce a stare da solo in una stanza, anche se siamo nella stanza affianco, ci chiama continuamente appena si vede da solo, se deve andare in bagno chiede di essere accompagnato. A scuola invece, non si muove dal banco ma ha socializzato con parecchi compagni di scuola, condividendo gormiti, figurine ed altri giochi. Si è fatto anche l’amico del cuore. La maestra riferisce spesso della sua timidezza, che lo impaccia soprattutto nelle spiegazioni orali. Complessivamente il giudizio scolastico è sicuramente più che buono come rendimento. Io come padre sono sempre stato un padre severo, specchio di mio padre, spesso anche violento con mio figlio, almeno fino ad un certo momento della sua infanzia. Oggi, alzo spesso la voce, mi arrabbio tanto, ma non alzo più le mani. Anche io cerco di cambiare in questo senso, ma a causa del mio lavoro sono sempre assente e quando sono presente, sono solo un padre che rimprovera e che si arrabbia. Mia moglie, invece è molto dolce, tollerante, spesso complice: mio figlio si confida spesso con lei. Mentre la mattina i miei due figli vanno a scuola, il pomeriggio li segue mia moglie. Le condizioni economiche familiari sono buone, sicuramente non agiate, ma non ci manca niente. Uno dei problemi più importanti, credo nella crescita dei nostri figli, è dato dalla mancanza di socializzazione: non usciamo mai di casa, se non per andare da mia madre o dalla sorella di mia moglie. Non usciamo con amici, non usciamo per andare a cena fuori, non andiamo a cinema. Non riusciamo a legare con nessuno, non perché non vogliamo ma semplicemente perché sia io che mia moglie abbiamo un carattere tendenzialmente introverso. Anche il bambino più piccolo che oggi ha 4 anni, non riesce a socializzare con gli altri bambini della scuola materna (né è stimolato dai maestri), ha, come riferisce la dottoressa, che ha visitato anche lui, angoscia da separazione, sentimenti di disistima e inadeguatezza, oppositività. Questa lettera è un modo per reagire a questo stato, per capire dove stiamo sbagliando e cosa possiamo fare di costruttivo e di utile ai nostri figli. E lo vorremmo capire da subito, almeno avere un indirizzo di massima da seguire o una persona che ci possa consigliare al meglio.

Risposta del 07 marzo 2008

Risposta a cura di:
Dott.ssa MARIA ADELAIDE BALDO


Mi pare che lei colga perfettamente un aspetto importante del problema e cioè che ogni bambino struttura il proprio carattere sulla base delle condizioni ambientali. Cosa significa? Che anche le caratteristiche già presenti alla nascita (legate alla pura biologia) si evolvono poi in relazione all'ambiente in cui si vive. Probabilmente il bambino è particolarmente recettivo e sensibile e questo lo porta ad "assorbire " gli stimoli ambientali, soprattutto quelli negativi. Lei stesso riconosce che l'ambiente familiare non è sereno: lei si arrabbia facilmente e pensa che il compito del padre sia quello di sgridare. Lei stesso riconosce che in questo sta imitando suo padre: chissà quante volte da ragazzo avrà detto "se avrò dei figli non farò certo come mio padre", ma ora si trova a fare le stesse cose. Primo: non si devono MAI picchiare i bambini: le punizioni corporali servono solo a convincere il bambino che ilo mondo si diviode in prepotenti e vittime. Il bambino a sua volta cercherà di essere un prepotente e, se non ce la fa, diventerà una vittima disposta ad accettare in futuro umiliazioni nella vita personale e sul lavoro. Non i pare una buona cosa nè l'una nè l'altra. Ricordi che il bambino ha bisogno del padre come figura che dà forza e ottimismo. il padre rappresenta per il bambino un modello sociale. Se il bambino sente di dover soccombere alla violenza (sia pure solo verbale del padre) farà la stessa cosa a scuola, con gli amici, con tutti. Perciò la invito a modificare il suo rapporto con il bambino. Potrebbe ad esempio trovare dei momenti, durante la settimana, in cui giocate assieme, voi due, o andate a fare una passeggiata, voi due. E' importante che il bambino senta che può instaurare col padre un rapporto di fiducia e complicità. Sarebbe bene che voi, come genitori, aveste una vita sociale. Se il bambino vede che voi non frequentate nesusno, si farà l'idea che il contatto con gli altri è pericoloso e quindi va evitato. Proprio come fanno i genitori! Poichè i figli sono lo specchio dei genitori, provate a vedere il bambino non come portaore di una suo personale problema, ma come occasione per capire i problemi del nucleo familiare nel suo insieme. Vedrà che seguedo questa strada riuscirete a trovare una strategia buona per risolvere tutti questi problemi che, come vede, non riguardano solo il bambino ma tutti voi. Poichè cambiare abitudini e modi di essere non è facile, vi consiglio di tenere, voi genitori, contatti stabili con uno psicologo, in modo da monitorare i vostri comportamenti di genitori e di coppia. In bocca al lupo!

Dott. Ssa M. Adelaide Baldo
Specialista attività privata
Specialista in Psicologia
BRESCIA (BS)

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