Antiretrovirali tagliano rischio di infezione Hiv

25 novembre 2010
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Antiretrovirali tagliano rischio di infezione Hiv


Una ricerca, pubblicata sul New england journal of medicine, ha rilevato che la somministrazione di una combinazione di farmaci antiretrovirali in una popolazione di uomini sieronegativi per l'Hiv, ma con evidenza di alto rischio di acquisizione, abbassa le probabilità di contrarre il virus. I ricercatori hanno verificato che l'assunzione giornaliera di emtricitabina e tenofovir ha ridotto fino al 70% il rischio di infezione e considerando solo omosessuali o transgender, informati sulle modalità di prevenzione, il rischio era ridotto del 44%. Secondo gli autori, l'effetto è dovuto all'attività dei due farmaci antiretrovirali che interferire con la replicazione del virus nelle cellule. «Si tratta di uno studio molto importante, che rappresenta un passo avanti nella lotta a questa malattia, ma altro discorso è l'applicazione pratica che un simile farmaco potrebbe avere: potrebbe essere destinato alla popolazione a più alto rischio di contagio, ma non si può pensare a un uso generalizzato» commenta Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell'Istituto superiore di Sanità. E, infatti, non mancano i dubbi sollevati da più voci: «Si rischia un uso del farmaco errato, con conseguenze fatali, e il pericolo di vanificare le numerose campagne di prevenzione che stiamo portando avanti» sostiene Rosaria Iardino, presidente del Network persone sieropositive. Le fa eco Vittorio Agnoletto fondatore della Lega italiana per la lotta contro l'Aids: «Anziché intervenire sui comportamenti a rischio rilanciando la prevenzione e le campagne di sensibilizzazione si sceglie di rinunciare a provare a modificare tali comportamenti e si sceglie di somministrare terapie pesanti a persone sane».




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