Malaria: cosa fare prima, durante e dopo il viaggio
La malaria è una malattia che nel mondo causa ancora centinaia di migliaia di morti ogni anno. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), nel 2024 sono morte 610.000 persone, di cui più del 70% bambini sotto i cinque anni. L'Italia è ufficialmente libera dal 1970, ma questo non significa che il rischio sia azzerato per chi viaggia: ogni anno nel nostro Paese vengono diagnosticati tra i 700 e gli 800 casi, tutti importati, la maggior parte dei quali contratti in Africa subsahariana. Conoscere le precauzioni giuste - prima, durante e dopo il viaggio - è il modo più efficace per non diventare parte di quella statistica. Una sola puntura di zanzara infetta può bastare.
Cos'è la malaria e come si prende
La malaria è un'infezione causata da parassiti microscopici del genere Plasmodium. Cinque specie sono in grado di infettare l'essere umano, ma la più pericolosa è Plasmodium falciparum, prevalente in Africa.
La trasmissione avviene quasi sempre attraverso la puntura della zanzara femmina del genere Anopheles, attiva principalmente al crepuscolo e durante la notte. Quando punge, la zanzara trasferisce i parassiti nel circolo sanguigno dell'ospite. In casi molto più rari, la malaria può trasmettersi attraverso trasfusioni di sangue, trapianti d'organo o condivisione di aghi contaminati.
La malaria è presente in oltre 80 Paesi, principalmente nelle regioni tropicali e subtropicali: gran parte dell'Africa e dell'Asia, America centrale e meridionale, alcune aree del Medio Oriente e isole del Pacifico. L'Africa subsahariana concentra la quota più alta di casi e decessi.
In Italia, come detto, il parassita non circola più da oltre cinquant'anni. I 700-800 casi che si diagnosticano ogni anno riguardano persone che hanno viaggiato in zone endemiche o, in misura minore, immigrati provenienti da quelle aree. Oltre il 90% dei casi importati proviene dall'Africa subsahariana.
I sintomi: cosa aspettarsi e quando compaiono
I sintomi della malaria si manifestano in genere tra i 7 e i 18 giorni dalla puntura della zanzara infetta, ma in alcuni casi l'incubazione può essere più lunga. I più comuni sono febbre alta e con andamento ciclico, brividi intensi, sudorazione, mal di testa, dolori muscolari, nausea, vomito e diarrea.
Il punto critico è che questi sintomi non sono specifici: possono sembrare quelli di un'influenza o di una gastroenterite. Il rischio è di non collegare la febbre al viaggio appena fatto.
Senza diagnosi e trattamento tempestivi, la malaria da Plasmodium falciparum può evolvere in forme gravi: anemia severa, insufficienza renale, e malaria cerebrale, una complicanza rara ma potenzialmente fatale, che si manifesta con convulsioni, alterazioni della coscienza e coma.
In alcune specie di Plasmodium il parassita può rimanere "dormiente" nel fegato e riattivarsi mesi dopo il rientro, causando una recidiva anche in assenza di nuova puntura.
Cosa fare prima di partire
La prima cosa è verificare se la destinazione è endemica per la malaria. Non tutti i Paesi tropicali presentano lo stesso rischio, e all'interno dello stesso Paese le aree rurali e forestali sono generalmente più pericolose delle città.
Il passo successivo è parlare con il proprio medico o con un centro di medicina dei viaggi, con sufficiente anticipo rispetto alla partenza. In base alla destinazione, alla durata e al tipo di viaggio, potrebbe essere indicata la chemioprofilassi: un trattamento farmacologico preventivo che riduce significativamente il rischio di ammalarsi. Non è sempre necessaria, ma quando lo è va iniziata prima della partenza e continuata dopo il rientro, secondo le indicazioni del medico.
Per alcune categorie, come per esempio i bambini sotto i 5 anni e le donne in gravidanza, il rischio di forme gravi è più alto, e la valutazione preventiva è ancora più importante. Alle donne in gravidanza è generalmente sconsigliato viaggiare in aree ad alta endemia.
In alcune situazioni, il medico può consigliare di portare con sé un trattamento di emergenza completo, da usare in caso di sintomi in zone remote senza accesso alle cure.
Come ridurre il rischio di punture durante il viaggio
La profilassi farmacologica riduce il rischio ma non lo azzera. La protezione contro le punture resta fondamentale.
I repellenti cutanei più efficaci contengono DEET (dietiltoluamide) e vanno applicati sulle parti scoperte del corpo, più volte nel corso della giornata. Per ridurre ulteriormente l'esposizione, occorre indossare abiti chiari e coprenti, con maniche e pantaloni lunghi, soprattutto nelle ore serali e notturne, quando le zanzare Anopheles sono più attive. Inoltre, dormire sotto zanzariere trattate con insetticidi è una misura efficace e raccomandata, specialmente in ambienti senza aria condizionata.
Al ritorno: la febbre non va mai ignorata
La comparsa di febbre entro settimane o mesi dal rientro da un viaggio in zona endemica deve essere comunicata subito al medico, specificando dove si è stati. La diagnosi si effettua con un esame del sangue, i cui risultati sono disponibili in giornata. Iniziare il trattamento rapidamente è determinante per l'esito.
La ricerca: dove siamo arrivati
Il titolo scelto dall'Oms per la Giornata Mondiale della Malaria 2026, che si celebra il 25 aprile, è «Determinati a porre fine alla malaria: ora possiamo. Ora dobbiamo». Un tono ottimista che riflette progressi concreti: oggi 25 Paesi hanno già avviato programmi di vaccinazione contro la malaria, proteggendo ogni anno circa 10 milioni di bambini. Sono in sviluppo nuovi vaccini, farmaci iniettabili a lunga durata d'azione e tecnologie innovative come la modificazione genetica delle zanzare per ridurne la capacità di trasmissione. Le zanzariere di nuova generazione sono più efficaci e durevoli e rappresentano ora l'84% di quelle distribuite nelle aree endemiche.
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