Malattia di Chagas, cos’è la patologia silenziosa che colpisce 8 milioni di persone

14 aprile 2026
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Malattia di Chagas, cos’è la patologia silenziosa che colpisce 8 milioni di persone



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Si chiama malattia di Chagas, o tripanosomiasi americana. La maggior parte delle persone non ne ha mai sentito parlare, eppure colpisce circa 8 milioni di persone nel mondo e ne mette a rischio oltre 100 milioni. È silenziosa per definizione: nella fase acuta quasi non dà sintomi, nella fase cronica può manifestarsi a distanza di decenni con danni gravi al cuore. Rispetto al passato, oggi non è più una malattia solo latino-americana: sono stati identificati caso in Europa, negli Stati Uniti e in Canada. E la via di trasmissione più diffusa a livello globale è quella da madre a figlio durante la gravidanza, un percorso che si può interrompere, se la malattia viene cercata e trovata in tempo.


Cos'è la malattia di Chagas

La malattia di Chagas è un'infezione causata da un parassita microscopico (Trypanosoma cruzi) che può colpire il cuore, l'apparato digestivo e il sistema nervoso. Prende il nome da Carlos Chagas, il medico brasiliano che la descrisse per la prima volta il 14 aprile 1909, diagnosticandola in una bambina di due anni di nome Berenice. In suo onore, quella data è diventata la Giornata Mondiale della malattia di Chagas a partire dal 2020.

È classificata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) tra le malattie tropicali neglette, cioè quelle patologie che colpiscono soprattutto popolazioni povere, con scarso accesso alle cure e limitato peso politico per ottenere risorse e attenzione.


Come si trasmette

In America Latina la principale via di contagio è stata a lungo la puntura di Triatominae (chiamate anche cimici dei baci), insetti che vivono nelle crepe delle pareti e dei tetti delle abitazioni rurali e suburbane, attivi soprattutto di notte. L'infezione non avviene direttamente attraverso la puntura dell'insetto, ma per contatto con le sue feci e l'urina: il parassita entra nell'organismo quando la persona, grattandosi, spalma inavvertitamente le deiezioni sulla ferita, sugli occhi o sulla bocca.

Esiste anche una via di trasmissione alimentare, attraverso il consumo di cibo o bevande contaminate, che spesso è causa di focolai con un più alto numero di decessi.

Negli ultimi anni, però, la trasmissione congenita (dalla madre al figlio durante la gravidanza o il parto) è diventata la principale via di diffusione a livello globale, con oltre 10.000 nuovi casi l'anno. Si verifica nel 3-5% delle gravidanze di donne infette non trattate.

La malattia si trasmette anche attraverso trasfusioni di sangue, trapianti d'organo e, raramente, incidenti in laboratorio.


Dove circola oggi

Storicamente confinata all'America Latina, la malattia di Chagas è oggi presente in 44 paesi. La mobilità della popolazione e l'urbanizzazione hanno fatto sì che la patologia si spostasse progressivamente dalle aree rurali a quelle più urbane. I flussi migratori degli ultimi decenni hanno portato l'infezione in Nord America, Europa e in alcuni paesi dell'Africa e del Pacifico. In molti di questi contesti, la trasmissione tramite cimici non esiste, ma quella congenita e quella trasfusionale rimangono possibili se non vengono messi in atto controlli adeguati.


I sintomi: perché resta silenziosa così a lungo

La malattia di Chagas si sviluppa in due fasi, e questo spiega gran parte delle difficoltà diagnostiche.

La fase acuta, nelle prime settimane dall'infezione, è spesso asintomatica o accompagnata da sintomi generici come febbre, mal di testa, gonfiori e dolori muscolari facilmente scambiabili per un'influenza. Un segno più specifico, quando presente, è il cosiddetto segno di Romaña: un gonfiore viola-rossastro intorno a un occhio, causato dalla penetrazione del parassita attraverso la congiuntiva.

La fase cronica è quella più insidiosa. I parassiti si "nascondono" principalmente nel cuore e nei muscoli dell'apparato digerente. Per anni, anche decenni, non dà manifestazioni evidenti. Poi, in circa un terzo dei pazienti infetti emergono danni cardiaci: aritmie, insufficienza cardiaca e, nei casi più gravi, morte improvvisa. Un paziente su dieci sviluppa alterazioni a carico dell'esofago o del colon, con difficoltà a deglutire o gravi problemi digestivi.


Chi è più vulnerabile

Circa 2 milioni delle persone infette sono donne tra i 15 e i 44 anni, una fascia di età che coincide con la fase riproduttiva.

Per anni, le donne con Chagas sono state associate quasi esclusivamente al rischio di trasmettere l'infezione ai figli, con una narrazione che le ha rese oggetto di stigma. L'Oms chiarisce che nella maggior parte dei casi l'infezione si contrae attraverso vettori ambientali o alimenti contaminati, non attraverso comportamenti individuali. Questa distorsione ha avuto conseguenze concrete: meno accesso ai servizi sanitari, diagnosi più tardive e minore informazione.

Oggi esistono degli strumenti per interrompere la trasmissione congenita. Il trattamento delle donne prima della gravidanza è quasi completamente efficace nel prevenire il contagio al neonato. Se l'infezione viene diagnosticata nel bambino entro il primo anno di vita, invece, il tasso di guarigione supera il 90%.


Cura e prevenzione: cosa funziona

Esistono due farmaci efficaci contro il parassita: benznidazolo e nifurtimox. Entrambi sono efficaci se somministrati nella fase acuta; nella fase cronica diminuiscono il loro effetto, ma possono rallentare la progressione della malattia e ridurre il rischio di trasmissione in gravidanza. Gli effetti collaterali, soprattutto negli adulti, possono essere rilevanti e la durata del trattamento arriva a due mesi. I farmaci sono controindicati in gravidanza e in presenza di insufficienza renale o epatica grave.

Non esiste un vaccino, ma la prevenzione si basa su tre pilastri: controllo del vettore nelle aree endemiche; screening del sangue per le trasfusioni e i trapianti; e diagnosi precoce nelle donne in gravidanza e nei loro figli.


La situazione in Italia

In Europa la sorveglianza è cresciuta negli ultimi anni. L'Unione Europea raccomanda lo screening dei donatori di sangue e degli organi per questa infezione. In Italia, come in altri paesi europei, la malattia di Chagas è principalmente rilevante nelle persone provenienti da aree endemiche dell'America Latina. Chi è nato o ha vissuto in quelle aree, o è figlio di una madre originaria di quelle regioni, dovrebbe valutare con il proprio medico se effettuare un test diagnostico.


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