L’AIDS ha cambiato volto

22 giugno 2009
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L’AIDS ha cambiato volto


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Se, come emerso da una recente indagine condotta dall'IRRCS Burlo Garofolo, i giovani in età scolare pensano che l'infezione da HIV interessi solo chi fa uso di stupefacenti o che la pillola possa proteggere dal contagio, allora di una Conferenza come ICAR 2009 - Italian Conference on AIDS and Retroviruses, in programma a Milano dal 24 al 26 maggio c'è davvero bisogno. Al di là della diffusa ignoranza sulla malattia, infatti, è altrettanto diffusa la sensazione che si tratti di un problema risolto, anche in virtù del fatto che con il virus si può convivere e che i progressi della terapia hanno migliorato la qualità di vita dei sieropositivi. Ma è proprio il nuovo volto della malattia a richiedere un nuovo approccio, nel quale la ricerca di base assume un ruolo centrale. La conferenza stampa di presentazione, con Antonella D'Arminio Manforte, Massimo Galli e Adriano Lazzarin in rappresentanza rispettivamente dell'Azienda Ospedaliera San Paolo, dell'Azienda Ospedaliera Luigi Sacco e dell'Istituto San Raffaele, è stata l'occasione per ricordarlo. Così come l'aspetto della prevenzione e della cura dell'infezione è stato rimarcato dalle associazioni, rappresentate da Alessandra Cerioli presidente di LILA, che nell'organizzazione della conferenza hanno un ruolo attivo. L'obiettivo condiviso è andare oltre la normalizzazione del paziente sieropositivo, rilanciando la ricerca in tutti i campi per affinare gli strumenti disponibili nella lotta all'HIV.

I numeri mettono in evidenza l'entità del fenomeno. Nelle stime dell'UNAIDS i sieropositivi italiani nel 2008 sono 110-130mila e quest'anno aumenteranno a 120-140 mila: quel che è peggio è che c'è un consistente sommerso, almeno 40mila italiani positivi per il virus che non sanno di esserlo, quindi non si curano e alimentano il contagio; d'altra parte negli Stati Uniti i casi nascosti sarebbero 500mila e responsabili del 50-75% di tutte le nuove infezioni. "L'epidemia da HIV ha ancora molte zone d'ombra sia a livello terapeutico, sia per quanto riguarda l'aspetto della prevenzione e del controllo della diffusione del virus - sottolinea Massimo Galli. E proprio su quest'ultimo aspetto è cruciale porre l'attenzione. "ICAR 2009 - continua Galli - sarà l'occasione per porre l'accento sull'importanza dell'attività preventiva. La malattia non è ancora sotto controllo: sono, infatti, previsti 3-4 mila nuovi casi l'anno. Attraverso la ricerca avremo anche la possibilità di delineare strategie più idonee per limitare il fenomeno. "E' necessario - ha sottolineato anche Adriano Lazzarin, - che dall'osservazione clinica emergano domande ai problemi non ancora risolti dalle terapie, che rilancino la ricerca in tutti i campi verso una vera normalizzazione del paziente sieropositivo anche sul piano dei parametri biologici. E sull'aspetto della prevenzione rincarano la dose le associazioni. Il trend di diagnosi in aumento viene, infatti, imputato a un mancato investimento di spesa sanitaria in strategie di prevenzione che si sono rivelate efficaci a contrastare la diffusione del virus: dagli interventi volti a modificare i comportamenti a rischio, promozione e distribuzione di profilattici maschili e femminili, interventi di riduzione del danno rivolte alle persone che utilizzano droghe. Il quadro, d'altro canto, è quello denunciato dallo studio del Burlo Garofolo: giovani, sessualmente attivi ma terribilmente disinformati sulle malattie che si possono contrarre durante l'atto sessuale, sull'importanza dell'individuazione precoce dopo l'eventuale contagio e sui metodi di prevenzione.

Marco Malagutti

Conferenza stampa di presentazione di ICAR, Milano 21 maggio 2009
Comunicato stampa Burlo Garofolo, 18 maggio 2009

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