Celiachia e sensibilità al glutine, crescono le diagnosi

17 aprile 2013
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Celiachia e sensibilità al glutine, crescono le diagnosi


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Si stima che siano 600.000 gli italiani affetti da celiachia, malattia autoimmune che può essere definita come un'intolleranza permanente al glutine. I casi accertati sono 135.000 e aumentano del 10% ogni anno, grazie a una maggiore attenzione verso questa patologia e alla disponibilità di test diagnostici. La predisposizione genetica è necessaria ma si ritiene che una delle ragioni della diffusione della celiachia sia l'eccessivo consumo di glutine. Umberto Volta, presidente dei consulenti scientifici nazionali dell'Associazione italiana celiachia (Csn-Aic), spiega che «anche alcuni fattori ambientali possono svolgere un ruolo determinante nello scatenamento della celiachia a cominciare dalle infezioni, come quelle da rotavirus o da adenovirus e altri ceppi virali, così come gastroenteriti di natura batterica contratte dopo un viaggio in paesi con condizioni igieniche non ottimali o infezioni da parassiti». Non si nasce celiaci: perché la malattia si manifesti è necessario «un habitus genetico ben definito su cui agiscono fattori ambientali in grado di far insorgere la celiachia in qualsiasi età della vita, anche in quella geriatrica». Ma l'intolleranza al glutine non si manifesta solo nella celiachia. Durante la seconda Consensus conference on gluten-related disorders, che si è svolta a Monaco lo scorso dicembre, è stata definita una nuova condizione, la sensibilità al glutine non celiaca (Sgnc). Colpisce persone non celiache e i sintomi - a carico dell'intestino ma non solo - migliorano o scompaiono se si interrompe l'assunzione di glutine e recidivano quando viene reintrodotto nella dieta.

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