Tumore al seno, dieta e attività fisica riducono il rischio di recidiva

26 maggio 2026
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Tumore al seno, dieta e attività fisica riducono il rischio di recidiva



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In Italia la sopravvivenza a cinque anni supera l'88%, e quasi un milione di donne vivono oggi dopo una diagnosi di carcinoma mammario. Ma la guarigione clinica non è l'unico obiettivo. Il peso corporeo dopo la diagnosi, la qualità della dieta e i livelli di attività fisica sono fattori che influenzano la prognosi, il rischio di recidiva e la vita negli anni successivi alle cure. È il messaggio del 46° Congresso Nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), a Bergamo dal 27 al 29 maggio 2026: l'alimentazione non è un accessorio della terapia oncologica, ma una variabile attiva.


Un milione di donne oltre la diagnosi

Il carcinoma mammario è il tumore femminile più diffuso al mondo. In Italia, secondo le stime AIOM 2025, ogni anno vengono diagnosticati oltre 50.000 nuovi casi, con una sopravvivenza a cinque anni dell'88%. È un risultato significativo, che riflette i progressi della diagnosi precoce e delle terapie oncologiche. Ci sono oggi quasi 925.000 donne che vivono dopo una diagnosi di tumore al seno: una popolazione crescente, con bisogni specifici che vanno oltre la fase acuta della malattia. Tra questi, la nutrizione occupa un posto sempre più rilevante nella ricerca e nella pratica clinica.


Il problema del peso: non solo una questione estetica

Nel tumore al seno emerge una sfida nutrizionale diversa rispetto ad altri tumori. Mentre in molte neoplasie il problema principale è la malnutrizione per difetto e il calo di peso, nel carcinoma mammario è spesso il contrario: le pazienti tendono ad aumentare di peso durante e dopo le terapie, con accumulo di grasso viscerale e perdita di massa muscolare, una condizione chiamata obesità sarcopenica.

Le cause sono diverse: trattamenti sistemici, terapie ormonali, menopausa indotta dalle cure, riduzione dell'attività fisica. Il risultato è un profilo metabolico che, se non gestito, può influire negativamente sulla prognosi.

«Le evidenze epidemiologiche più aggiornate indicano che l'eccesso di adiposità è associato a un aumento del rischio di mortalità. Le donne con obesità dopo la diagnosi presentano un rischio più elevato di mortalità, sia per tutte le cause sia per il tumore al seno stesso, rispetto alle donne normopeso», spiega il dottor Alessio Filippone, vice-coordinatore del gruppo di lavoro SINU "Nutrizione in Oncologia".

Non conta solo il peso corporeo totale, ma anche dove si accumula il grasso. L'adiposità addominale, misurata dalla circonferenza vita, è correlata a specifiche alterazioni metaboliche che possono favorire la progressione tumorale. Un dato che rende la gestione del peso corporeo parte integrante del percorso di cura, non un obiettivo secondario.


Cosa mangiare: le indicazioni cliniche

Le linee guida internazionali concordano sull'importanza dello screening nutrizionale precoce: identificare il rischio metabolico già al momento della diagnosi permette di intervenire prima che il declino funzionale diventi difficile da recuperare.

Sul piano pratico, le indicazioni nutrizionali per le pazienti con tumore al seno puntano su alcuni obiettivi precisi:
Proteine adeguate. Un apporto proteico adeguato è essenziale per sostenere il sistema immunitario e preservare la massa muscolare, che tende a ridursi durante le terapie.
Carboidrati complessi, zuccheri semplici ridotti. La dieta deve privilegiare cereali integrali, legumi e verdure, limitando bevande zuccherate e dolci. «Le bevande alcoliche sono direttamente collegate a un maggior rischio di recidiva», sottolinea Filippone, e andrebbero eliminate o ridotte al minimo.
Dieta Mediterranea. Questo modello alimentare è associato a una riduzione del 22% della mortalità per tutte le cause e a una diminuzione significativa delle recidive. Inoltre, i benefici cardiovascolari sono particolarmente rilevanti per le donne con storia di tumore al seno, per le quali le malattie cardiovascolari diventano, a distanza di anni dalla diagnosi, la principale causa di mortalità.


Attività fisica: quanto riduce la mortalità

L'esercizio fisico regolare dopo la diagnosi di tumore al seno è un intervento con effetti misurabili sulla prognosi. Le evidenze scientifiche indicano che un'attività fisica regolare può ridurre fino al 44% la mortalità totale e del 35% il rischio di recidiva.

Anche interventi moderati - una camminata quotidiana, nuoto, bicicletta - contribuiscono al miglioramento della composizione corporea, alla riduzione del grasso viscerale e al recupero della massa muscolare. Inoltre, l'attività fisica riduce stanchezza, ansia e depressione.


Il nodo organizzativo: solo metà dei centri ha percorsi nutrizionali

Nonostante le evidenze, solo il 49% dei centri oncologici italiani dispone di percorsi nutrizionali strutturati e uniformi. Un gap significativo, che il gruppo di lavoro SINU sta cercando di colmare con indicazioni nutrizionali specifiche per le pazienti con carcinoma mammario.

«Personalizzare la terapia nutrizionale in base al profilo metabolico di ogni donna significa trasformare l'alimentazione in un alleato strategico della cura farmacologica e chirurgica», conclude la dottoressa Angela Polito, coordinatrice del gruppo di lavoro. «L'obiettivo finale non è solo la guarigione clinica, ma il ripristino di un equilibrio metabolico che garantisca una vita piena e in salute oltre la malattia».


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