Quando la visita medica suscita sentimenti di colpa e vergogna

20 gennaio 2014
Focus

Quando la visita medica suscita sentimenti di colpa e vergogna


colloquio medico paziente

Capita spesso che dopo la visita dal medico si provi un senso di frustrazione, un misto di sentimenti di colpa e di vergogna: secondo una ricerca condotta dagli psicologi dell'Università di San Diego, in California, accade a una persona su due. Spesso questa frustrazione non ha un effetto positivo, come spera il medico, e anziché favorire la modifica dei comportamenti poco salutari spinge a non dire tutta la verità alle visite successive, o a saltare le visite e magari sospendere le terapie.

La psicologa Christine Harris sta oggi cercando di capire in quali casi questo senso di frustrazione e inadeguatezza porta a reagire nel modo giusto, così da trasformarsi in voglia di prendere in mano la propria salute: «Comprendere meglio questi meccanismi psicologici è importantissimo, perché ogni anno oltre un terzo dei decessi potrebbe essere evitato se i malati abbandonassero certe abitudini dannose e adottassero uno stile di vita più sano» spiega Harris, che ha appena concluso una ricerca pubblicata sulla rivista Basic and applied social psychology.

La psicologa californiana ha analizzato le risposte fornite da circa 500 studenti universitari e da oltre 400 volontari (di età compresa tra 18 e 75 anni e di estrazione sociale molto varia) a un questionario con numerose domande sui sentimenti provati nell'interazione con il proprio medico, in particolare quando il discorso finiva sui temi in cui più facilmente ci si sente giudicati.

Gli argomenti più delicati sono in genere il sovrappeso e i comportamenti sessuali, ma anche il fumo, l'uso di alcol e droghe, come pure la scarsa regolarità nell'assumere i farmaci e nel rispettare le altre raccomandazioni del medico sono motivo di vergogna e senso di colpa, di cui è preda in media un adulto su due (la percentuale è più bassa tra i giovanissimi, in cui scende a uno su quattro).

I medici con cui più spesso viene riferito questo tipo di disagio sono i medici di medicina generale, i dentisti e i ginecologi, perché sono quelli con cui si hanno gli incontri più frequenti e continuativi.

Ma aldilà dei sentimenti provati sul momento, è quel che succede dopo che interessava gli psicologi: «Chi riferisce una reazione più positiva si concentra sul comportamento negativo, senza estendere il giudizio alla persona» spiega Harris. «Semplificando: quelli che dicono "Sono un fumatore" o "Sono grasso" potrebbero sentirsi rassegnati, mentre chi dice "Io fumo" o "Mangio troppo" sono in genere facilitati quando si tratta di dire "Io posso smettere"». Questo può dipendere anche dal medico, che alle volte è all'origine della reazione negativa con il suo atteggiamento sbagliato.

In ogni caso il consiglio pratico di Harris è chiaro: «Non pensare a come sei, ma a cosa puoi fare».




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