Bpco: l’attività fisica allunga la vita

22 marzo 2017
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Bpco: l’attività fisica allunga la vita



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Al via una campagna per promuovere l'aumento dell'attività fisica nei pazienti affetti dalla Bronco pneumopatia cronica ostruttiva, in sigla Bpco, la malattia respiratoria tipica dei fumatori. È dimostrato infatti come sia sufficiente che questi malati facciano ogni giorno 600 passi in più al giorno rispetto a quanto sono abituati per vedere diminuito il rischio di andare incontro a ricoveri per riacutizzazioni della malattia e per migliorare la sopravvivenza.

Da qui l'idea della Società italiana di pneumologia (Sip) in collaborazione con l'Associazione italiana pneumologi ospedalieri di realizzare, grazie al sostegno di AstraZeneca, la campagna di educazione e sensibilizzazione Get moving Bpco - Più passi più respiro che prevede la distribuzione, in 132 centri di pneumologia in tutta Italia, di 4000 braccialetti contapassi corredati da una app che consentiranno ai centri coinvolti di monitorare i progressi dei pazienti, di fornire loro consigli sullo stile di vita e inviare notifiche per migliorare l'aderenza alla terapia.
«Attraverso la app il medico potrà stimolare i pazienti a implementare la propria attività fisica quotidiana, monitorata attraverso il rilievo immediato del contapassi e le visite di controllo saranno occasione per il paziente e il medico per valutare il miglioramento di qualità di vita e la gestione della patologia» puntualizza Francesco Blasi, dell'Università di Milano, Presidente della Sip.

La Bpco è una condizione molto più diffusa di quanto si possa pensare: «Il problema è la sottodiagnosi di questa malattia: circa il 60 per cento dei malati sono sconosciuti al sistema. I dati pubblicati dal ministero della Salute indicano una prevalenza del 2,8 per cento a fronte dei dati di un recente studio epidemiologico danese in cui, facendo la spirometria nella popolazione al di sopra dei 20 anni, si è visto che il 9 per cento della popolazione ha una forma di ostruzione bronchiale. Questo vuol dire vuol dire che in Italia non sono 2, ma 5 i milioni di pazienti con la Bpco di cui 2,7 hanno una forma da moderata a molto grave" afferma Francesco Blasi, dell'Università di Milano, Presidente della Società italiana di pneumologia (Sip).

Soffrire di Bpco significa veder limitata la propria autonomia e la qualità di vita. «Da un sondaggiodel 2016 sullo stadio di malattia nella vita reale emerge che il 77 per cento degli intervistati ha problemi di dispnea, il che significa problemi di fiato corto quando cammina veloce o fa una piccola salita (il 57 per cento dei pazienti ndr) fino ad arrivare ad avere troppi problemi a uscire di casa o mancanza di fiato quando si veste (7 per cento dei pazienti ndr)» ricorda Giorgio Walter Canonica, professore di Pneumologia alla Humanitas University di Milano.

«Ma questo cosa vuol dire in pratica nella vita quotidiana del paziente? Che quasi il 50 per cento ha difficoltà a salire le scale o fare qualsiasi tipo di attività fisica, che il 33 per cento, uno su tre, ha problemi a portare la spesa, che uno su quattro ha problemi a camminare in strade dove c'è traffico, non ha vita di relazione, ha problemi ad andare al supermercato. Ma ancora, il 20 per cento, uno su cinque, ha problemi a fare il bagno o la doccia così come ha difficoltà ad asciugarsi» continua Canonica.

Stimolare questi malati ad aumentare l'attività fisica, anche di poco, si traduce in un importante vantaggio. «Un dato pubblicato l'anno scorso dice che se facciamo fare 600 passi in più cambia la vita: si riduce la mortalità (fino al 40 per cento ndr) e si riducono le ospedalizzazioni (del 30 per cento). È un messaggio importante che va associato a un altro dato appena pubblicato sulla rivista Thorax: se io do al mio paziente un contapassi e una app con cui si può comparare con i suoi con i suoi coetanei l'aumento del movimento è di 1400 passi, il che significa camminare 10 minuti in più al giorno» conclude Blasi.

Franco Marchetti



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