Gotta, una nuova terapia per una malattia dei nostri giorni

26 aprile 2018
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Gotta, una nuova terapia per una malattia dei nostri giorni


«La gotta è la malattia articolare meglio curabile, tuttavia è quella peggio curata» queste le parole di Leonardo Punzi, direttore della Uoc di Reumatologia dell'Azienda ospedaliera dell'Università di Padova all'incontro "Gotta, una malattia dei nostri giorni: verità nascoste e pericoli reali". Un paradosso che dipende sia dalla sua sottovalutazione da parte del medico sia dalla scarsa adesione del paziente al trattamento, ma anche dalla tuttora persistente convinzione che si tratti di una malattia del passato. In realtà la gotta è ancora diffusa e molto attuale.
Durante l'evento sono stati analizzati i dati di una survey realizzata da Edra con l'ampio supporto di Grünenthal Italia che ha coinvolto Medici di Medicina Generale, specialisti, farmacisti e cittadini per un totale di 3.200 rispondenti.
Su un totale di 1.400 cittadini, 7 su 10 riferiscono di non aver mai parlato con il proprio medico dei livelli di acido urico, del loro monitoraggio e del rischio di gotta e solo 1 paziente su 2 dichiara di assumere terapia continuativa.

Cause della gotta


È un'artropatia infiammatoria cronica causata dalla deposizione di cristalli di acido urico nelle articolazioni e in altri organi e tessuti. In Italia ne soffre circa l'1-2 per cento degli adulti di entrambi i sessi, ma soprattutto gli uomini. Condizione predisponente della malattia è, appunto, un eccesso di acido urico nel sangue (iperuricemia) che si verifica quando questa sostanza supera i livelli di normalità, che poi sono quelli specifici della sua solubilità (6.8 mg/dl). La gotta può non dare sintomi per molto tempo, per poi manifestarsi all'improvviso con dolore dell'articolazione (in primis quella del piede) che appare gonfia e calda, mentre la cute è arrossata e tesa. «Bisogna chiarire - spiega Leonardo Punzi - che lo stile di vita o la dieta equilibrata contribuiscono a una riduzione del 10% del valore totale di uricemia mentre è un modo per favorire l'assunzione di meno farmaci ed evitare fattori che comportano gli attacchi acuti. Più frequentemente, invece, le cause della malattia sono genetiche».

Come si cura


«Fortunatamente, se identificata per tempo e trattata adeguatamente, la gotta può essere controllata», sottolinea Punzi. Che però avverte: «Se invece non viene curata, può avere gravi conseguenze ed essere associata ad altre malattie di rilevante impatto per la salute, come quelle renali, cardiovascolari e il diabete». Purtroppo «Il 60-70% dei pazienti con gotta dopo circa sei mesi tende a sospendere la terapia nel momento in cui gli attacchi scompaiono - afferma Gerardo Medea, Medico di Medicina Generale -. I motivi dell'abbandono sono molteplici, e per questo è necessario sensibilizzare maggiormente il paziente per una migliore gestione della gotta e un monitoraggio dei sintomi simile a quanto messo in campo per alcune patologie croniche».
Nella fase acuta, la terapia della gotta è a base di colchicina, antinfiammatori non steroidei (Fans) e cortisone. Nella fase cronica, invece, si ricorre al trattamento ipouricemizzante con farmaci inibitori della sintesi dell'acido urico, che bloccano la produzione di quest'ultimo agendo su un enzima chiave, la xantina-ossidasi (ollopurinolo e febuxostat), e con farmaci uricosurici che aumentano l'escrezione dell'acido urico da parte del rene. Da oggi è disponibile anche nel nostro Paese un uricosurico di nuova generazione - lesinurad - che inibisce selettivamente il riassorbimento dell'acido urico dal rene al plasma e, a differenza dei vecchi trattamenti, non interferisce sui sistemi di eliminazione renale di metaboliti dell'organismo o con altri farmaci.

Claudio Buono





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