Artrosi&articolazioni: come mantenere flessibili ginocchia, anche, spalle e caviglie

26 giugno 2019

News

Artrosi&articolazioni: come mantenere flessibili ginocchia, anche, spalle e caviglie



Dolore alle articolazioni, rigidità e limitazioni funzionali, sono i campanelli di allarme che spesso indicano alle persone che qualcosa non va. Sono infatti i sintomi dell'artrosi, una malattia degenerativa causata dall'usura della cartilagine che riveste le superfici ossee all'interno delle articolazioni.
«La forma più nota dell'artrosi è quella primaria, che colpisce soprattutto l'anziano, ma la patologia può colpire persone anche più giovani, a causa, per esempio, di esiti di vecchie fratture o traumi o di altre patologie come l'artrite reumatoide" spiega Luigi Solimeno, direttore dell'Unità operativa complessa di ortopedia e traumatologia della Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

La diagnosi


Il primo passo da fare nel caso si sospetti di avere l'artrosi è quello di rivolgersi al proprio medico di famiglia.
«La diagnosi» continua Solimeno «si basa sempre su una valutazione clinica del paziente, quindi sulla visita e sulla valutazione dei sintomi articolari, che sono quasi sempre il dolore, la limitazione della funzionalità, la rigidità, la deviazione dell'asse, soprattutto nel caso del ginocchio.
Le articolazioni più frequentemente colpite sono il ginocchio e l'anca, seguono la spalla e, infine, la caviglia e spesso anche la colonna».

Il medico di Medicina generale, primo riferimento per il paziente, valuterà la situazione e deciderà se inviarlo a una visita specialistica o se prescrivere direttamente una valutazione radiografica. Questo rappresenta l'esame di riferimento per l'artrosi e consente di effettuare una diagnosi nella maggior parte dei casi. Le indagini radiologiche possono mostrare, per esempio, una riduzione dello spazio fra le articolazioni, eventuali alterazioni del profilo dell'osso e la formazione di osteofiti o lesioni simil-cistiche delle articolazioni.
Solo raramente è necessario seguire esame più approfonditi come risonanze magnetiche o Tac.
Qualche volta, oltre al dolore e alla limitazione della funzionalità dell'articolazione coinvolta, si può verificare anche una tumefazione, cioè un gonfiore. In questi casi può essere necessario fare anche degli esami del sangue per valutare alcuni indici di infiammazione del paziente.

Qualora la visita e gli eventuali esami portino a una diagnosi di artrosi, sarà necessario procedere alla valutazione di una strategia terapeutica e una riabilitazione personalizzata
Artrosi e le nuove frontiere della diagnosi: analisi posturale in 3D e telecamera a infrarossi

La personalizzazione della riabilitazione in caso di artrosi è fondamentale e, oggi, viene fatta in modo sempre più preciso e accurato grazie alle analisi biomeccaniche e all'uso delle telecamere a infrarossi. Se ne è parlato nel corso di un convegno dal titolo 'Patologia artrosica articolare: caratteristiche e gestione del consiglio in farmacia'.
Per impostare i protocolli riabilitativi, di prevenzione e terapia, è necessario capire cosa ci sia alla base dell'osteoartrosi. A questo scopo possono essere utili le analisi biomeccaniche.
È fondamentale, infatti, valutare le condizioni di salute specifiche della persona prima di stabilire quale piano di movimento programmare.

Continua a leggere


La terapia


«L'artrosi è una patologia cronica non reversibile, quindi non si guarisce» ricorda lo specialista, «serve pertanto che il paziente impari a convivere con i suoi sintomi». Questo è particolarmente importante soprattutto nello stadio iniziale della malattia, quando le sue conseguenze non sono ancora così limitanti nella vita.
Alcuni accorgimenti e modifiche alla quotidianità possono infatti rappresentare dei considerevoli aiuti.  Innanzitutto è fondamentale combattere sovrappeso e obesità controllando l'alimentazione. Sovrappeso, invecchiamento, traumi, predisposizione genetica, sono alcuni dei fattori che possono influire negativamente sulle articolazioni, causando limitazioni nei movimenti e dolore.
Prevenzione, informazione e stile di vita sano sono le migliori armi per contrastare o rallentare le patologie legate al deterioramento del tessuto osseo o alla fragilità di tendini e ossa.

Una migliore qualità di vita non è un'utopia: basta seguire qualche regola. Quindi è importante mantenere un'attività fisica costante, senza però sovraccaricare troppo le articolazioni. Consigliabili sport volti a mantenere il tono muscolare, come yoga o pilates, ma non quelli "violenti", come per esempio il calcio.

Sì all'esercizio fisico in presenza di artrosi, anche meno di un'ora alla settimana
La riabilitazione va considerata il trattamento di base per l'artrosi. È ampiamente raccomandata da numerose linee guida, come quelle della Osteoarthritis research society international - Oarsi, la Società internazionale della ricerca sull'osteoartrosi, che la consiglia per tutti coloro che ne soffrono. È quanto emerge da un articolo pubblicato su Annals of physical and rehabilitation medicine. Chi soffre di artrosi deve condurre uno stile di vita attivo. La terapia fisica è consigliata, in particolare, quando questa malattia colpisce ginocchio, anca e mano.

Continua a leggere

Con il procedere della malattia può diventare necessaria la figura del fisioterapista. La sua professionalità sarà utile per aiutare il paziente negli stadi iniziali di rigidità, grazie a programmi specifici di Kinesiterapia, la terapia del movimento, che ha lo scopo di recuperare la mobilità articolare della zona colpita dalla degenerazione delle articolazioni.
La terapia farmacologica rappresenta un'altra arma per difendersi contro le conseguenze dell'artrosi. «Molecole come il paracetamolo o anti-infiammatori, inizialmente Fans, possono aiutare a controllare il dolore» spiega Solimeno.
Le infiltrazioni di acido ialuronico determinano una situazione di benessere temporanea sul paziente che sente l'articolazione più libera.


Quando è necessaria la chirurgia

«Nei casi gravi» prosegue lo specialista, «è necessario ricorrere alla chirurgia e, quindi, a un intervento di protesi. Oggi la considerevole esperienza acquisita ci consente di raggiungere risultati generalmente ottimi contro dolore e rigidità, restituendo al paziente una qualità di vita normale, per fargli tornare a realizzare quello che poteva fare fino a pochi anni prima. Va però sottolineato che il paziente deve utilizzare le proprie protesi in maniera consapevole».

Tutto  sulle protesi chirurgiche
La chirurgia rappresenta una delle più importanti innovazioni degli ultimi 25 anni per il trattamento dell'artrosi. Le tecnice sono senz'altro efficaci, gli studi, infatti, riportano che almeno nell'80% dei casi i pazienti ottengono un buon risultato nel ristabilire la funzionalità della parte coinvolta e nel ridurre il dolore, con risultati che durano tra i 10 e i 25 anni. Non va però dimenticato che rappresenta la terapia d'elezione solo qualora l'articolazione sia gravemente danneggiata. La chirurgia infatti, quella protesica soprattutto, porta con sé una serie di rischi legati per esempio a potenziali infezioni. Ma c'è di più. La riabilitazione comporta tempi lunghi, anche 2 o 3 mesi, condizionando inevitabilmente la vita del paziente.
Esistono comunque vari gradi nell'intervento chirurgico: si va da interventi più marginali che si limitano a "levigare" o riposizionare le ossa fino a interventi più demolitivi quali l'inserzione di protesi, giunture artificiali, per sostituire le articolazioni sofferenti o la rimozione di pezzi liberi di cartilagine o di osso per migliorare la funzionalità.
La procedura di uso più comune riguarda l'inserzione di protesi, in particolare all'anca o al ginocchio, la cosiddetta artroplastica, che rappresenta l'80% degli interventi eseguiti per artrosi.

Continua a leggere

Dopo l'intervento, sì a passeggiate, accettabile anche andare in bicicletta, anche se con moderazione ma vanno evitate attività fisiche impegnative che forzino le protesi come corsa, tennis o, peggio, calcio. Senza un'eccessiva usura che può comprometterne la durata, infatti, la protesi nella maggior parte dei casi rende al paziente una buona qualità di vita, mantenendolo senza dolori e disturbi per molti anni.


Commenti

Vedi anche:


Ultimi articoli