Sport e stress ossidativo, pro e contro della dieta vegetariana/vegana

13 luglio 2016
Aggiornamenti e focus

Sport e stress ossidativo, pro e contro della dieta vegetariana/vegana



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Alte performance atletiche inducono una riduzione delle difese immunitarie con il rischio di incremento di incidenza delle infezioni delle alte vie aeree. Si osserva ad esempio una riduzione della funzione dei neutrofili, che determina un'aumentata suscettibilità alle infezioni microbiche. Ci sono sempre più evidenze che suggeriscono come le Vitamine C ed E e il beta- carotene possano proteggere l'organismo dallo "stress ossidativo" indotto dall'esercizio fisico elevato (maratone, ultramaratone) . Recenti rassegne hanno riportato l'opinione corrente sui benefici potenziali degli antiossidanti nel proteggere l'organismo contro la produzione di radicali liberi e la perossidazione lipidica. Gli atleti vegetariani possono essere avvantaggiati, in quanto gli antiossidanti si trovano con più facilità nelle diete ricche in verdura, noci, semi ed oli vegetali (Antiossidanti presenti in cibi vegetali = 11,57 mmol/100, antiossidanti presenti in cibi animali = 0,18 mmol/100) .

Fra i numerosi vantaggi per gli atleti che adottano uno stile alimentare vegetariano, vi è la migliorata immunocompetenza e la minor perdita di giorni di allenamento per malattia. Comunque, vegani e altri tipi di vegetariani possono presentare ridotte assunzioni di vitamina B12, Calcio, vitamina D, zinco e acidi grassi omega- 3 a lunga catena. Le diete vegetariane risultano generalmente ricche di acidi grassi omega- 6, ma possono contenere quantità marginali di acidi grassi omega- 3. Alti livelli di omega 6 hanno capacità infiammatorie, mentre gli omega 3 sono protettori cardio- vascolari e soprattutto hanno una capacità antinfiammatoria. Nei pazienti con insulinemia alta e costante, la conversione da omega 6 a omega 3 attraverso la deltaseidesaturasi non avviene e quindi si instaura un processo infiammatorio costante. I vegetariani, e particolarmente i vegani, tendono ad avere più bassi livelli ematici di Epa e di Dha rispetto ai non- vegetariani. L'adeguato apporto di ferro nella dieta vegetariana è stato per lungo tempo dibattuto ed è ancora una criticità spesso sollevata, il ferro contenuto nei vegetali è inorganico ed ha una bassa biodisponibilità a differenza del ferro di origine animale che è più biodisponibile.

Esiste una virtuale difficoltà oggettiva nel raggiungere la quota di ferro, ma la scelta ponderata degli alimenti, unita ad adeguate tecniche di cottura e preparazione degli alimenti rende il problema ininfluente. Il ferro, per quanto in forma inorganica, è ampiamente rappresentato in natura nei legumi, frutta secca, e nelle spezie. L'incidenza di condizioni anemiche non sembra essere aumentata tra la popolazione vegetariana /vegana.

Per approfondimenti:
  • W. J. Craig and A. R. Mangels, Position of the American Dietetic Association: vegetarian diets, Journal of the American Dietetic Association, vol.109, no.7, pp.1266- 1282, 2009.
  • J. Fuhrman and D. M. Ferreri, "Fueling the vegetarian (vegan) athlete, Current Sports Medicine Reports, vol.9, no.4, pp.233- 241, 2010.
  • S. I. Barr and C. A. Rideout, Nutritional considerations for vegetarian athletes, Nutrition, vol. 20, no. 7- 8, pp. 696- 703, 2004.
  • A. M. Venderley and W. W. Campbell, Vegetarian diets: nutritional considerations for athletes, Sports Medicine, vol.36, no.4, pp.293- 305, 2006

Fonte: Nutrizione33



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