World Obesity Day: obesità, una malattia complessa

04 marzo 2021
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World Obesity Day: obesità, una malattia complessa


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Si celebra oggi 4 marzo il World Obesity Day, una giornata dedicata a sensibilizzare sul problema dell'obesità, una malattia cronica complessa, vittima però di uno stigma sociale, frutto di una visione semplicistica. La giornata è promossa dalla World Obesity Federation, si propone di proseguire nell'impegno ad aumentare la conoscenza di questa malattia e promuovere politiche atte a prevenirla e curarla, attraverso una serie di parole chiave che racchiudono altrettanti messaggi importanti: Protection (protezione), Understanding (comprensione), Education (formazione).

L'obesità è sempre più diffusa: nel mondo quasi 2 miliardi di persone sono in sovrappeso e 150 milioni di persone sono affette da obesità. Se una volta si moriva per mancanza di cibo, oggi purtroppo accade il contrario. In Italia 20 milioni di persone sono in sovrappeso, 6 milioni di italiani sono francamente obesi (circa il 10% della popolazione) e più di mezzo milione sono grandi obesi. Quasi il 50% della popolazione italiana ha in qualche modo un peso non compatibile con un buono stato di salute.

Informazione e cultura per superare lo stigma


«Il fatto che le persone con obesità tendano a mangiare di più quando sono esposte al cibo è un sintomo dell'obesità, e non la sua causa» ha spiegato Luca Busetto, Professore Associato di Medicina Interna presso il Dipartimento di Medicina dell'Università di Padova, e Chairman della Obesity Management Task Force, European Association for the Study of Obesity-EASO «Questo perché l'obesità è riconosciuta come una malattia cronica complessa, sostenuta da meccanismi biologici complessi e profondi: fattori genetici e ambientali, qualità del cibo, sedentarietà, qualità del sonno, stress, alcuni farmaci e altro ancora, concorrono nel causare alterazioni dei nostri sistemi di regolazione del nostro comportamento alimentare e della spesa energetica, causando una tendenza a mangiare di più e conseguentemente un aumento del peso».

Una malattia complessa, dunque, che non è percepita come tale dall'opinione pubblica. «Persino nei pazienti stessi e addirittura, in alcuni casi, nei medici che li seguono» ha rivelato Busetto «prevale una narrazione semplicistica dell'obesità: per loro è semplicemente conseguenza di abitudini alimentari e stili di vita errati». Questo approccio, oltre a non funzionare dal punto di vista terapeutico, è alla base dello stigma dell'obesità. La persona con obesità è ritenuta responsabile della sua malattia, e molti pensano che sia sufficiente dirgli "mangia meno e muoviti di più" per risolvere il problema. Curare l'obesità è, invece, difficile, e modificare lo stile di vita può non essere sufficiente, perché servono in molti casi terapie farmacologiche o chirurgiche, ma adottare uno stile di vita più sano è comunque importante, se non altro per prevenire un ulteriore aumento di peso, per mantenere la perdita di peso e mantenere un buono stato di forma cardio-vascolare e metabolica.

Obesità: l’indice BMI di massa corporea


L'obesità è una malattia dovuta ad un accumulo patologico di grasso corporeo e si differenzia dal sovrappeso in base all'indice di massa corporea (BMI). Quando è pari o superiore a 30 parliamo di obesità (di primo, secondo, terzo grado e super obesità per BMI superiori a 50), tra 25 e 30 BMI si parla di sovrappeso, mentre un paziente con un BMI inferiore a 25 è in normopeso. Questi valori sono indicativi e non assoluti, devono essere contestualizzati caso per caso in base ad altre valutazioni, come la determinazione della composizione corporea. Se una persona di normale BMI ha una possibilità dell'80% di arrivare a 70 anni, questa scende al 60% per BMI superiore tra 35 e 40 e addirittura al 50% per BMI superiore a 40.



Sovrappeso, obesità e Covid19

«L'obesità si associa anche a un aumentato rischio di polmonite e sindrome influenzale ed è, insieme all'età, il fattore di rischio più importante per lo sviluppo di sindrome respiratoria acuta grave da COVID-19, con esiti quali il ricovero in terapia intensiva e l'uso della ventilazione meccanica invasiva» spiega Andrea Lenzi, Presidente OPEN e Presidente Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri «Un recente studio americano ha rilevato che il 43 per cento delle persone ricoverate per Covid-19 erano affette da obesità, con una necessità di ventilazione meccanica superiore dell'80 per cento e una percentuale di mortalità superiore del 26 per cento rispetto alle persone senza obesità».

Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, sono molti, gli studi che hanno evidenziato che la presenza di obesità (specie nei giovani adulti) aumenta il rischio di complicanze e morte in persone affette da COVID-19. L'obesità è di per sé associata a diversi problemi di salute che possono aumentare questo pericolo: disfunzioni respiratorie, livelli alti di infiammazione, alterata risposta immune a infezioni virali, presenza di altre patologie associate.

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