Demenze senili: l'analisi del sangue aiuta nella diagnosi

14 maggio 2021
Aggiornamenti e focus

Demenze senili: l'analisi del sangue aiuta nella diagnosi



Un nuovo algoritmo per la diagnosi della demenza


Una review pubblicata su Diagnostics presenta un nuovo algoritmo per la diagnosi della demenza. In particolare, l'algoritmo sviluppato da un team internazionale guidato da Barbara Borroni dell'Università di Brescia, si basa su alcuni biomarcatori del sangue e del liquido cerebrospinale.

La diagnosi accurata dei diversi tipi di demenza è complicata e spesso non viene ottenuta nelle fasi precoci della malattia. Mancano infatti strumenti diagnostici pratici e specifici e, inoltre, i sintomi clinici delle diverse condizioni spesso si sovrappongono.
Una diagnosi precisa è fondamentale oggi per la gestione del paziente (per esempio alcuni farmaci possono essere benefici in alcuni casi ma portare al peggioramento di altre condizioni) e per la selezione dei partecipanti ai trial clinici, ma lo sarà anche nel futuro con l'avvento dei farmaci modificanti la malattia.

I pazienti che potrebbero trarne vantaggio devono poter essere identificati il prima possibile in modo da evitare il danno e la perdita neuronale irreversibile associata, tra l'altro, a declino cognitivo. Nonostante i biomarcatori del liquido cerebrospinale per la malattia di Alzheimer (la tipologia più comune di demenza) abbiano avuto un impatto sulla diagnosi di demenza, è stata di recente dimostrata una loro bassa specificità, il che ha spinto a identificarne di nuovi, come quelli di nuova generazione, che si basano sull'uso di campioni di sangue. L'algoritmo sviluppato permette la diagnosi della malattia di Alzheimer basandosi proprio sull'analisi dei campioni di sangue, meno invasiva rispetto a quella che utilizza i campioni di liquido cerebrospinale.

I ricercatori, quindi, raccomandano di utilizzare i livelli di catene leggere dei neurofilamenti nel sangue per lo screening delle demenze, mentre l'analisi del liquido cerebrospinale potrà essere eseguita successivamente per diagnosticare forme di demenza più rare. Poiché però la maggior parte dei biomarcatori non è ancora disponibile nei laboratori clinici, l'algoritmo non può per ora essere applicato nella pratica clinica giornaliera. «I nuovi biomarcatori consentiranno una diagnostica di nuova generazione rivoluzionaria. Inoltre, verranno accelerate le attuali procedure diagnostiche. Questo diminuirà il burden sui pazienti e sui loro parenti stretti, se possiamo fornire una diagnosi precisa anziché un'incertezza prolungata alle famiglie» ha affermato il primo autore Eino Solje, dell'University of Eastern Finland in Finlandia.

Fonte: Doctor33

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