Sistema immunitario e longevità, la resilienza immunitaria è la chiave per invecchiare in salute
Due persone con la stessa età anagrafica possono avere sistemi immunitari che differiscono di vent'anni. Come è possibile che una abbia un profilo immunitario "giovane", risponda bene ai vaccini, controlli l'infiammazione e resista alle infezioni e l'altra no? Secondo gli studi più recenti, la differenza non sta solo nei geni, ma in quella che viene chiamata "resilienza immunitaria", e che potrebbe essere uno dei principali determinanti di quanto a lungo e quanto bene viviamo. Questo è stato il filo conduttore della sessione The Immune System Across the Lifespan: Decline, Adaptation, and Longevity, svoltasi giovedì 21 maggio nel corso della terza edizione del Milan Longevity Summit. Cinque ricercatori internazionali hanno portato prospettive diverse sullo stesso problema.
Resilienza immunitaria: non tutti invecchiamo allo stesso modo
Il professor Sunil Ahuja della University of Texas di San Antonio (Usa) ha aperto la sessione introducendo il concetto di immune resilience come fattore chiave dell'healthspan, la durata della vita in buona salute. Il punto di partenza è una constatazione apparentemente ovvia ma con implicazioni profonde: l'età cronologica non è sufficiente a descrivere lo stato di salute di una persona. Due individui di sessantacinque anni possono avere sistemi immunitari radicalmente diversi, con traiettorie di invecchiamento altrettanto diverse.
Con l'età, il sistema immunitario tende a perdere efficienza, ad aumentare il livello di infiammazione cronica e a ridurre la capacità rigenerativa. Ma questo declino non è uniforme: alcuni individui conservano nel tempo profili immunitari "più giovani", fattore che si associa a maggiore sopravvivenza, migliore qualità della vita e minor rischio di malattie croniche. Ahuja ha presentato dati da ampie coorti internazionali che mostrano come sia possibile misurare questi profili attraverso biomarcatori specifici: trascrittomi, regolazione delle cellule T, marcatori infiammatori e firme molecolari associate alla longevità. L'obiettivo futuro, secondo il relatore, sarà usare questi strumenti per identificare precocemente le persone più vulnerabili, prima che il declino diventi clinicamente rilevante.
I glicani: misurare l'età biologica con più precisione
Il professor Gordan Lauc, fondatore di GlycanAge, ha affrontato il ruolo delle glicoproteine e dei glicani come biomarcatori dell'invecchiamento biologico. I glicani sono strutture zuccherine che modificano proteine e anticorpi e regolano numerosi processi biologici. Cambiano nel corso dell'invecchiamento e riflettono lo stato infiammatorio e metabolico dell'organismo con una precisione che l'età anagrafica da sola non può offrire.
Il profilo glicomico di una persona è influenzato da sonno, alimentazione, attività fisica, gestione dello stress e controllo metabolico, e può cambiare in modo misurabile nel tempo. Il messaggio di Lauc è che l'età biologica non è fissa: i dati presentati su coorti seguite per decenni mostrano che persone con la stessa età cronologica possono avere età biologiche molto diverse, e che interventi sullo stile di vita producono effetti documentabili sui biomarcatori. I glicani potrebbero diventare strumenti di monitoraggio personalizzato della salute, capaci di valutare in modo oggettivo l'efficacia di interventi preventivi.
Inflammaging: quando il sistema immunitario accelera l'invecchiamento
Il professor Mario Clerici dell'Università degli Studi di Milano ha approfondito il ruolo delle cellule T nell'immunosenescenza, il processo di invecchiamento del sistema immunitario. Con l'avanzare dell'età, le cellule T perdono efficienza, la risposta ai patogeni si indebolisce e aumenta la suscettibilità alle infezioni. Ma il fenomeno più rilevante sul piano della longevità è un altro: l'inflammaging, lo stato di infiammazione cronica di basso grado che accompagna l'invecchiamento e che si associa a declino immunitario, fragilità, malattie cardiovascolari e neurodegenerazione.
In questo processo, il professor Clerici ha sottolineato il ruolo del microbiota intestinale. Secondo i dati presentati, le alterazioni del microbiota influenzano l'infiammazione sistemica; inoltre, il sistema immunitario e il microbiota sono così profondamente interconnessi che il mantenimento dell'equilibrio microbico potrebbe contribuire a rallentare l'invecchiamento. L'invecchiamento immunitario, ha ribadito Clerici, non dipende solo dal passare del tempo: dipende dall'accumulo di esposizioni, infezioni croniche e processi infiammatori che si sommano nel corso della vita.
L'esercizio fisico come terapia biologica contro il cancro
Il professor Alejandro Lucia dell'Universidad Europea di Madrid ha portato dati relativi agli effetti dell'esercizio fisico sul sistema immunitario e sulla prevenzione oncologica. L'attività fisica regolare è uno dei modulatori più potenti del sistema immunitario: l'esercizio migliora la sorveglianza immunitaria, mobilita cellule NK e cellule T, riduce l'infiammazione e lo stress metabolico. Nel suo intervento, Lucia ha aggiunto un elemento specifico: l'esercizio fisico favorisce attivamente l'immunità antitumorale.
Il meccanismo chiave sono le miochine, molecole rilasciate dal muscolo durante l'esercizio che regolano il metabolismo, influenzando il sistema immunitario e partecipando ai meccanismi antinfiammatori. Studi su ampie popolazioni mostrano che l'attività fisica regolare si associa a una riduzione significativa del rischio oncologico e a un miglioramento della prognosi in diversi tipi di tumore. La sua posizione netta: l'esercizio fisico non è un complemento, ma una terapia biologica vera e propria.
Il ringiovanimento sistemico: la frontiera più avanzata
L'intervento più innovativo della sessione è stato quello di Alessio Lanna dell'University College London, che ha presentato una linea di ricerca sul trasferimento biologico tra cellule T. Le cellule immunitarie, ha spiegato Lanna, non si limitano a rispondere alle minacce: possono trasferire componenti metabolici ad altre cellule, modificandone lo stato funzionale. Questo meccanismo, che il gruppo di ricerca ha chiamato "transfer biology", apre una prospettiva inedita sul controllo dell'invecchiamento biologico.
I dati sperimentali mostrano che attraverso questo processo è possibile ripristinare funzioni immunitarie, migliorare la risposta cellulare e favorire processi di rigenerazione sistemica. Il sistema immunitario, in altre parole, potrebbe non essere solo un difensore dell'organismo, ma un regolatore attivo dell'invecchiamento. Le applicazioni future si collocano nell'immunoterapia, nella medicina rigenerativa e nella prevenzione delle malattie legate all'età. Siamo ancora in una fase sperimentale, ma la direzione è definita.
Salute oggi:
- Notizie e aggiornamenti
- Libri e pubblicazioni
- Dalle aziende
- Appunti di salute
- Nutrire la salute
- Aperi-libri
- Allenati con noi
...e inoltre su Dica33:









