Cataratta

29 aprile 2019

Cataratta



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Definizione: cos'è la cataratta


La cataratta è un malattia caratterizzata dall'opacizzazione del cristallino, che provoca un progressivo annebbiamento della visione. Il cristallino è l'elemento dell'occhio che contribuisce a mettere a fuoco le immagini sulla retina ed è composto principalmente di acqua e proteine orientate in modo tale da mantenerne la trasparenza. Questa viene meno quando si formano agglomerati di proteine che ne alterano la struttura.
La parola cataratta viene dall'arabo e significa cadere in basso. Si pensava infatti che strani umori scendessero dall'alto ad oscurare la visione ed ancora oggi, nel linguaggio popolare, si può sentir parlare di cataratte che calano.

I diversi tipi di cataratta


Tra le varie tipologie di cataratta le più frequenti sono:
  • cataratta senile: sicuramente la più frequente è quella legata all'età. I fattori predisponenti sono poco chiari, ma sembra che oltre all'età giochi un ruolo determinante l'ossidazione provocata dagli ultravioletti della luce solare
  • cataratta congenita: è quella che colpisce già alla nascita o poco dopo. Se si pensa che la cataratta possa alterare la visione del neonato questa necessita di un trattamento immediato
  • cataratta secondaria: è quella che si sviluppa facilmente in pazienti che hanno altri problemi, come il diabete o necessitano di terapie prolungate con cortisone
  • cataratta traumatica: si sviluppa a seguito di traumi dell'occhio, sia subito sia anche a distanza di anni

Cause

Le cause della cataratta non sono note con precisione. Fattori di rischio riconosciuti sono l'età, il fumo, la malnutrizione ed il diabete. Altre cause note che possono provocare l'insorgenza di cataratta sono i traumi (sia oculari sia del cranio), l'uso prolungato di alcuni farmaci (come i corticosteroidi), l'esposizione a radiazioni e l'avvelenamento da naftalene o da alcaloidi della segale cornuta. Alcune forme di cataratta possono essere congenite.
Il cristallino è in grado di modificare la sua curvatura per ottimizzare la messa a fuoco, a varie distanze, anche se dopo i 40 anni d'età perde un po' la sua elasticità e ciò si traduce nella comparsa di presbiopia e perde la sua trasparenza perché, a causa di fenomeni ossidativi, si ha la precipitazione di alcune proteine a livello del suo nucleo. Si tratta di un fenomeno molto frequente dopo i 60 anni, tuttavia non è detto che sempre questa opacizzazione sia importante e tale da compromettere una buona visione. Secondo le linee guida si definisce cataratta un'opacizzazione del cristallino che riduce il visus a 4-6 decimi.

Sintomi

Una cataratta in fase iniziale può non provocare alcun sintomo e tende a svilupparsi lentamente, cosicché la perdita visiva è di solito graduale. I sintomi più comuni sono: visione annebbiata o sfocata, presenza di aloni e riverberi (in particolare in caso di luci forti, quali i fari di un'auto proveniente dalla direzione opposta), diplopia (visione sdoppiata). In presenza di luce normale, alcuni pazienti presbiti o ipermetropi notano inizialmente un miglioramento della visione da vicino o di poter fare a meno degli occhiali. Raramente, la cataratta può provocare l'aumento della pressione endoculare e l'insorgere di un glaucoma acuto.
Sintomi indicativi anche di altre patologie oculari, per cui se il paziente ne presenta alcuni, dovrebbe sottoporsi a una visita dall'oculista per accertarne la causa. Le cataratte in fase iniziale possono non provocare alcun sintomo e tendono a svilupparsi lentamente, cosicché la perdita visiva è di solito graduale, non improvvisa.

Diagnosi

La diagnosi viene posta a seguito di una visita oftalmologia completa da parte di un oculista, a cui è opportuno rivolgersi in presenza dei sintomi sopra descritti. Utili l'esame del fondo oculare con l'oftalmoscopio e l'impiego di una lampada a fessura, per valutare il tipo, le dimensioni e la sede della cataratta.

Cura della cataratta

Nella prima fase della malattia è sufficiente utilizzare occhiali e lenti correttive. Tra i progressi della medicina che oggi permettono a sempre più persone di affrontare l'avanzare dell'età in piena autonomia c'è anche l'affinamento di tecniche ogni giorno più efficaci per eliminare la cataratta.
L'unico trattamento che garantisca la guarigione della cataratta è quello chirurgico: vengono utilizzati gli ultrasuoni per frammentare il cristallino all'interno dell'occhio, che viene poi aspirato attraverso una incisione molto piccola e sostituito con una lente intraoculare di materiale platico biocompatibile. In linea di massima si usano poche gocce per un'anestesia topica nell'occhio e l'intervento dura tra i 15 e i 30 minuti. Poi il paziente torna alla normalità nel giro di pochi giorni.
Variando il potere del cristallino artificiale, è possibile contemporaneamente correggere difetti di rifrazione (miopia, ipermetropia) preesistenti. Raramente, a distanza di qualche anno o mese dall'intervento la vecchia capsula del cristallino si opacizza di nuovo annebbiando la visione: con un intervento ambulatoriale con laser YAG è possibile eliminare definitivamente l'opacizzazione.
La novità più promettente è oggi il cosiddetto femtolaser, un laser dall'impulso luminoso estremamente breve, anche di appena un milionesimo di miliardesimo di secondo che consente di dosare con estrema precisione l'azione del laser.
Sono 550mila gli interventi di cataratta effettuati ogni anno in Italia e il 97 per cento dei pazienti si dichiara molto soddisfatto del risultato ottenuto. Solo nel tre per cento dei casi subentrano complicanze.

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Cure complementari

In considerazione della gravità della malattia, che mina gravemente la vista, è sconsigliato il ricorso a qualsiasi terapia non provata.

Alimentazione per contrastare la formazione della cataratta

Consigliata una dieta ricca di fibre, frutta e verdura di colore giallo e arancione e verdure a foglia verde, alimenti che contengono alte quantità di carotenoidi, molto importanti per la salute degli occhi.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Ophthalmology le donne con una dieta più ricca di vitamina C hanno un rischio di progressione della malattia ridotto di un terzo nell'arco di 10 anni. Secondo i ricercatori la dieta conta più della genetica nel determinare questo aspetto della malattia.

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