Demenza senile

12 settembre 2025

Demenza senile


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09 agosto 2024

Demenza senile

Mia madre 98 anni da qualche mese sta avendo decadimento cognitivo, cosa che fino ad un anno fa non aveva, e il neurologo ha consigliato flaconcini di Delecit 600. 1 prima del pasto e dopo 20 giorni sospendere per 10 giorni. Miglioramento credo poco, ma forse meglio di niente Secondo lei va bene 1 o 2 al giorno?

Risposta del 16 agosto 2025

Risposta a cura di:
Dott. FEDERICO BARANZINI


Gentile utente, buongiorno. La ringrazio per aver condiviso una situazione clinica complessa e delicata. È un contributo importante, perché ci permette di affrontare un tema molto diffuso nella popolazione geriatrica: la gestione del deterioramento cognitivo in età molto avanzata, in cui la fragilità globale del paziente deve sempre essere tenuta in primo piano. Lei ci riferisce che il neurologo ha consigliato la somministrazione di Delecit 600, un farmaco a base di colina alfoscerato, in flaconi da assumere una al giorno prima dei pasti, con uno schema di somministrazione ciclico (20 giorni on, 10 giorni off). Domanda se sarebbe utile aumentare a due flaconcini al giorno, notando comunque solo un miglioramento lieve. Provo a darle qualche indicazione. Il Delecit rientra nella categoria dei cosiddetti nootropi o neurotrofici, sostanze impiegate per supportare il metabolismo neuronale, in particolare nelle demenze vascolari o miste. La colina alfoscerato è un precursore dell’acetilcolina e, pur non essendo un farmaco "curativo", può avere un effetto modesto nel migliorare temporaneamente la vigilanza, l’attenzione o il tono dell’umore, soprattutto nei pazienti non gravemente compromessi. Nella mia esperienza, ho avuto modo di vedere pazienti anziani con decadimento cognitivo lieve o moderato che, durante cicli di trattamento con Delecit, riportavano un lievissimo miglioramento del tono generale, della capacità di interazione o della lucidità mattutina. Tuttavia, nella demenza avanzata, e ancor più in pazienti così longevi, gli effetti sono spesso molto limitati e più difficili da rilevare in modo oggettivo. Va anche detto che il beneficio – se c'è – può dipendere più da un effetto stabilizzante o di rallentamento del declino, piuttosto che da un netto miglioramento. Quanto alla posologia, è vero che in alcune situazioni il farmaco viene somministrato anche in dosi più alte (2 flaconi al giorno), specialmente nei soggetti più giovani o nella fase iniziale del decadimento. Tuttavia, nel caso di sua madre, che ha quasi 100 anni, valutare un raddoppio del dosaggio andrebbe fatto con molta cautela, e solo dopo aver escluso interazioni farmacologiche e problemi metabolici (soprattutto epatici o renali). La colina in dosi più elevate può talvolta causare irritabilità, disturbi gastrointestinali o insonnia, anche se nel complesso è ben tollerata. Nel suo caso, suggerirei di seguire con fiducia lo schema suggerito dal neurologo, soprattutto perché la posologia che le è stata data è quella di riferimento per i pazienti anziani fragili, e se non ci sono segnali di netta risposta, passare a due fiale potrebbe non giustificare i potenziali rischi. In alternativa, potrebbe essere utile affiancare alla terapia farmacologica anche interventi non farmacologici, come stimolazione cognitiva dolce (in forma adattata), routine strutturate, contatti affettivi regolari e soprattutto un ambiente sicuro e prevedibile, che spesso ha un impatto più rilevante dei farmaci stessi. Mi auguro davvero che queste indicazioni possano esserle utili per orientarsi meglio, con serenità e senza eccessive aspettative, in un momento tanto delicato per sua madre e per la famiglia. Cordiali saluti, Federico Baranzini Psichiatra della Terza Età e Psicoterapeuta a Milano
Risposta del 12 settembre 2025

Risposta a cura di:
Dott. EDOARDO CERVONI


Innanzitutto, desidero esprimere i miei complimenti a tua madre: sono certo che sia una persona speciale, capace di conquistare l’affetto di chi le sta intorno. Per rispondere al meglio alla tua domanda, ritengo necessario un inquadramento clinico più completo, che tenga conto di tutti gli aspetti della sua condizione. Riguardo al Delecit, si tratta di un prodotto generalmente sicuro e potenzialmente utile, ma non in grado di modificare significativamente il decorso della patologia. Se hai dubbi sulla sua efficacia o sull’opportunità di utilizzarlo, considera che, sebbene non esistano alimenti con dosi farmacologiche di a-GPC, la colina presente in cibi come uova, pesce e verdure può offrire un supporto nutrizionale. Tuttavia, l’effetto della colina alimentare è più graduale e meno mirato rispetto a quello del Delecit. Per tua madre, una dieta equilibrata che includa questi alimenti può essere un valido complemento, ma i farmaci specifici per il decadimento cognitivo restano l’opzione più mirata. Va notato, però, che l’uso del Delecit non è attualmente previsto nelle linee guida internazionali.


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