Vineis, epidemiologo ambientale: le pandemie insegnano

20 luglio 2021
Interviste

Vineis, epidemiologo ambientale: le pandemie insegnano



Le pandemie insegnano


La relazione tra ambiente e salute non si esaurisce con la considerazione degli effetti del cambiamento climatico. Altre relazioni molto importanti sono quelle con l'agricoltura e l'allevamento, alla base anche del rischio di epidemie. Di questo, e di come quella da Covid-19 possa essere considerata una sindemia, abbiamo parlato con Paolo Vineis, epidemiologo ambientale e docente presso l'Imperial College di Londra.

Che relazioni ci sono tra consumi alimentari, allevamenti, coltivazioni e il rischio di pandemie?
Le relazioni principali riguardano gli allevamenti di animali, che costituiscono serbatoi di virus e altri agenti di zoonosi, ossia di malattie trasmesse da animali all'uomo. Gli esempi più noti sono coronavirus, virus dell'influenza e allevamenti di maiali. Ma anche alcune coltivazioni favoriscono la trasmissione di malattie infettive emergenti, in parte a causa delle deforestazioni.

Se agricoltura e allevamenti intensivi sono possibili sorgenti di epidemie, quali potrebbero essere le soluzioni sostenibili adottabili dal sistema?
Tra le possibili soluzioni vedo sicuramente in parte una riduzione dei consumi di carne, e in parte una maggiore sorveglianza epidemica nelle aree ad alto rischio, come i margini delle foreste.

Quali sono gli effetti in termini sanitari della globalizzazione? Ne esistono di positivi, oltre che di negativi?
Anche se siamo abituati a considerare prevalentemente gli aspetti negativi, come per esempio la rapida diffusione di Sars-CoV-2 grazie gli intensificati trasporti internazionali, la globalizzazione comporta sicuramente anche aspetti positivi. L'accesso alla rete, per esempio, consente infatti a molte popolazioni povere l'opportunità di avere accesso ai mercati per la vendita di prodotti locali, e la globalizzazione sanitaria ha consentito di raggiungere molte più persone con farmaci, vaccini e altri presidi. Vi sono luci e ombre.

COVID-19: pandemia o sindemia?
Entrambe. Il termine pandemia indica una malattia che si diffonde a gran parte - se non alla totalità - delle popolazioni del pianeta. Una sindemia colpisce in particolare alcuni sottogruppi della popolazione, particolarmente suscettibili perché appartenenti a una bassa classe sociale e affetti da malattie croniche, come ipertensione, malattie cardiovascolari, respiratorie, obesità.

Anche nell'epidemia da COVID-19 l'impatto è stato diverso a seconda dell'estrazione sociale; esiste quindi una relazione tra status sociale e salute?
Esiste un rapporto molto stretto. Tutte le volte che questo rapporto è stato studiato si è trovato che le persone di classe sociale più bassa hanno una maggior mortalità, una minore speranza di vita -anche fino a dieci anni in meno nelle classi sociali estreme dei paesi occidentali-, ma anche alterazioni molecolari, per esempio di natura epigenetica.

Quali sono a suo avviso gli "effetti positivi" lasciati dalla pandemia, se ve ne sono?
Ve ne sono molti, come l'accelerazione della ricerca scientifica (si pensi per esempio ai vaccini a mRNA), l'attenzione posta ai sistemi informativi sanitari e alla digitalizzazione, il diffondersi di una cultura critica sulle potenzialità e i limiti della scienza, la maggiore consapevolezza dei rapporti tra ambiente, globalizzazione e salute.

Esiste la minaccia concreta di altre epidemie o pandemie?
Sicuramente, ma non sappiamo quando arriveranno e quali saranno gli agenti infettivi responsabili. Possiamo affermare che, con una certa probabilità, si tratterà di virus a RNA altamente mutabili.


Stefania Cifani

Fonte: Punto Effe

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