Social media efficaci contro il fumo

03 luglio 2015
Aggiornamenti e focus

Social media efficaci contro il fumo



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I giovani utilizzano quotidianamente i social media e proprio questi nuovi strumenti possono rappresentare l'arma vincente per convincere le persone under 30 a smettere di fumare. È quanto emerge da uno studio canadese recentemente pubblicato sulla rivista Nicotine & tobacco research da Bruce Baskerville, dell'Università di Waterloo, in Ontario, e colleghi.

«I social media possono rivelarsi molto efficaci e raggiungere un numero di giovani più alto rispetto ai metodi tradizionali» afferma l'autore, sottolineando che sono pochi gli studi che hanno analizzato l'impatto e il ruolo dei social media nella promozione della cessazione del fumo tra i giovani. Per analizzare in dettaglio il problema, i ricercatori canadesi hanno valutato gli effetti di un approccio basato su web e sui social media chiamato Break it off (Bio) rispetto a una più tradizionale linea di aiuto telefonico su ragazzi e ragazze di età compresa tra 19 e 29 anni. In effetti, i dati dimostrano che l'approccio Bio, lanciato in Canada nel gennaio 2012 e fatto di un sito interattivo e di una App per smartphone, è riuscito a raggiungere ben 37.325 visitatori unici su un totale di quasi 45.000 visite.

«Già a 7 e a 30 giorni abbiamo osservato percentuali più elevate di ragazzi che avevano smesso di fumare nel gruppo Bio rispetto a quelli del gruppo che si era rivolto alla linea telefonica» afferma Baskerville. E dopo 3 mesi, queste percentuali sono arrivate a 32 per cento e a 14 per cento rispettivamente. Più alta anche la quota di giovani che hanno fatto un tentativo di smettere dopo aver visitato il sito Bio o aver utilizzato la relativa App: 91 per cento rispetto a 79 per cento nel gruppo che ha utilizzato la linea telefonica antifumo. «I risultati dello studio suggeriscono che chi si occupa di campagne per la cessazione del fumo dovrebbe tener conto anche della possibilità di utilizzare i social media, soprattutto se l'obiettivo è raggiungere la popolazione più giovane» conclude il ricercatore canadese.



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