HIV, terapie long-acting. Andreoni (SIMIT): senza politiche pubbliche Italia resta indietro
Oggi l'infezione da HIV può essere controllata come una malattia cronica, grazie a farmaci sempre più efficaci e innovativi. Tra questi, spiccano le terapie long-acting, come il lenacapavir, somministrabile ogni sei mesi. Ma l'Italia, avverte il professor Massimo Andreoni, direttore scientifico della SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) e membro del Consiglio Superiore di Sanità, rischia di non sfruttare queste opportunità senza un forte intervento istituzionale sul piano del rimborso, della prevenzione e dell'accesso equo.
Long-acting e PrEP: un cambio di paradigma
La profilassi pre-esposizione (PrEP) sta vivendo una rivoluzione grazie ai farmaci a lunga durata. Con un'iniezione ogni due o sei mesi, si semplifica enormemente la prevenzione e si supera lo stigma legato all'assunzione di compresse quotidiane. Per Andreoni, si tratta di una svolta epocale, vicina all'idea di un "vaccino funzionale", uno strumento capace di rendere la prevenzione dell'HIV accessibile anche a popolazioni a maggiore vulnerabilità.
Tuttavia, questi strumenti non sono ancora accessibili in modo uniforme. Manca una politica nazionale che garantisca la rimborsabilità della PrEP long-acting, inclusa nei LEA, e una strategia educativa rivolta soprattutto ai giovani, dove cresce la trasmissione per via sessuale.
L'allarme: "No a una sanità a due velocità"
"Non possiamo accettare che l'accesso alla prevenzione dipenda dalle risorse della singola Regione" ammonisce Andreoni. "Il rischio è minare il principio di universalismo del SSN e perdere terreno nella lotta globale contro l'HIV."
Oltre al piano nazionale di prevenzione, è fondamentale mantenere l'Italia attrattiva per la ricerca e l'innovazione, anche sul piano industriale. Il nostro Paese vanta una delle industrie farmaceutiche più avanzate e forti d'Europa.
"Escluderci dalle terapie d'avanguardia - sottolinea l'esperto - significa perdere opportunità per i pazienti e per il sistema sanitario. Se non ci rendiamo attrattivi per l'innovazione, rischiamo di perdere investimenti, sperimentazioni e terapie d'avanguardia".
"Abbiamo tutte le armi per farcela - continua Andreoni - ma senza un piano nazionale di prevenzione strutturato e finanziato, con l'inserimento della PrEP long-acting nei LEA, sarà difficile raggiungere questo traguardo".
Mantenere attiva la discussione
Un altro problema è la riduzione della percezione del rischio, soprattutto tra i giovani: "L'HIV non fa più paura, ma resta una patologia cronica, che richiede cure per tutta la vita. Oggi oltre il 95% dei casi in Italia è trasmesso per via sessuale. Per questo serve un approccio integrato che includa formazione nelle scuole, campagne mirate e offerta attiva di screening e PrEP".
L'obiettivo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità è eliminare l'HIV entro il 2030. Secondo Andreoni, "abbiamo le armi per farcela, ma serve visione politica. I farmaci innovativi non bastano: bisogna decidere se essere protagonisti o spettatori".
Fonte: Sanità33
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