Perché parlare di educazione sessuale a scuola è importante

06 novembre 2025
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Perché parlare di educazione sessuale a scuola è importante



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La decisione della Commissione Cultura della Camera di escludere dalle scuole medie qualsiasi attività didattica sull'educazione sessuale e affettiva ha sollevato un'ondata di critiche tra professionisti sanitari, genitori e associazioni. Per la Federazione nazionale degli Ordini della professione ostetrica (Fnopo) si tratta di un "grave passo indietro" che rischia di compromettere la prevenzione, aumentare la disinformazione e rendere più fragili i giovani di fronte alla violenza e alle malattie sessualmente trasmissibili.


Un passo indietro per la salute pubblica

L'educazione affettiva e sessuale non è un argomento marginale, ma un pilastro della salute pubblica, ed è una responsabilità degli adulti far sì che la consapevolezza, il rispetto e la prevenzione siano trasmessi ai più giovani.

"Offrire ai bambini e agli adolescenti strumenti per comprendere il corpo, il consenso e le relazioni sane significa promuovere salite e benessere, prevenire gravidanze adolescenziali, abusi, bullismo e omofobia", spiega Letizia Carotenuto, consigliera Fnopo.

Negare ai giovani questa formazione significa privarli di una difesa essenziale contro la violenza e l'ignoranza.


I rischi di un vuoto educativo

Lo Stato e le istituzioni scolastiche hanno il compito di accompagnare i futuri uomini e donne nel percorso della vita, ricorda il Comitato centrale della Fnopo. L'assenza di educazione sessuale nelle scuole, infatti, rischia di tradursi in una crescita delle infezioni sessualmente trasmissibili, delle gravidanze indesiderate e degli episodi di violenza.

"La disinformazione e l'inconsapevolezza - continua Carotenuto - non permettono ai giovani di riconoscere comportamenti pericolosi o abusivi e di difendersi in tempo. L'educazione sessuale è un intervento di salute pubblica di efficacia comprovata: il rispetto della persona è il cuore dello sviluppo sano".


L'esperienza di altri Paesi

L'Italia resta tra i pochi Paesi europei senza una legge che renda obbligatoria l'educazione sessuale a scuola. Spagna e Irlanda l'hanno introdotta nei propri programmi scolastici. Eppure da anni, studi e ricerche sul campo dimostrano che è una delle più efficaci forme di prevenzione della violenza di genere. L'unica proposta organica risale al 1975.

"Le scuole decidono autonomamente se attivare corsi o sportelli informativi, ma ora con il nuovo emendamento si rischia di spegnere anche quelle esperienze virtuose", avverte la Federazione.


Ma cosa pensano i genitori?

La preoccupazione delle professioniste sanitarie si intreccia con quella delle organizzazioni che lavorano sulla prevenzione della violenza di genere.

Secondo Save the Children, l'educazione all'affettività "è uno strumento fondamentale per agire sugli stereotipi che alimentano la violenza maschile contro le donne e per diffondere una cultura del consenso e del rispetto". Dati alla mano, solo il 47% degli adolescenti italiani ha ricevuto un'educazione sessuale a scuola, percentuale che scende al 37% nel Sud e nelle Isole.

Inoltre, secondo la ricerca Dire, Fare, Amare (Coop-Nomisma), ben il 91% dei genitori italiani intervistati ritiene necessario introdurla obbligatoriamente, perché molti si sentono impreparati ad affrontare l'argomento con i propri figli.

Tra le voci favorevoli anche Gino Cecchettin, padre di Giulia, uccisa lo scorso anno, che parla di "una questione di prevenzione e civiltà".

"Se vogliamo combattere la violenza - afferma - dobbiamo avere il coraggio di parlare di affettività prima che diventi cronaca. Vietare questi percorsi significa lasciare i ragazzi soli, a cercare risposte su internet, dove troppo spesso l'amore è confuso con il possesso".

Fonte: Ginecologia33

Anna Capasso




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