Tumore del colon-retto, la malattia di Van Der Beek. Perché lo screening resta fondamentale
La morte a 48 anni dell'attore statunitense James Van Der Beek, star della serie tv adolescenziale Dawson's Creek (in onda tra il 1998 e il 2003), ha riportato l'attenzione sul tumore del colon-retto, soprattutto nelle fasce di età più giovani. In Italia, secondo l'Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri (Aigo), non si osserva al momento un aumento significativo dei casi sotto i 50 anni. Tuttavia, la crescita di fattori di rischio legati allo stile di vita e la bassa adesione ai programmi di screening rendono la prevenzione una priorità di salute pubblica.
Il punto sulla situazione
L'attenzione seguita alla morte dell'attore James Van Der Beek ha riacceso il dibattito sull'andamento del tumore del colon-retto nei giovani adulti. Negli Stati Uniti, negli ultimi decenni, si è registrato un aumento dei casi a esordio precoce, oggi pari a circa il 10-12% delle nuove diagnosi.
In Italia, invece, il quadro appare diverso. Secondo l'Aigo, non si osserva al momento un incremento significativo delle diagnosi sotto i 50 anni. La maggior parte dei casi continua a riguardare la popolazione oltre questa fascia d'età.
Gli specialisti sottolineano che lo strumento più efficace per ridurre l'incidenza e la mortalità del tumore del colon-retto resta lo screening. I programmi introdotti negli anni Novanta hanno contribuito, in diversi Paesi, a una riduzione superiore al 35% dell'incidenza complessiva tra gli over50.
Lo screening consente infatti di individuare lesioni precancerose o tumori nelle fasi iniziali, quando le possibilità di cura sono maggiori. In Italia è offerto gratuitamente a partire dai 50 anni attraverso il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci, seguito, se necessario, da colonscopia di approfondimento.
Fattori di rischio in crescita anche tra i giovani
Il fatto che in Italia non si registri ancora un aumento dei casi sotto i 50 anni non deve portare a sottovalutare il problema. Secondo Aigo, stanno aumentando diversi fattori di rischio noti, tra cui:
● obesità infantile e sovrappeso,
● fumo di sigaretta,
● consumo di alcol,
● elevata assunzione di carni processate.
Questi elementi, legati agli stili di vita, possono nel tempo influenzare l'epidemiologia della malattia e favorire un esordio più precoce.
I sintomi da non trascurare anche prima dei 50 anni
Pur essendo più raro nei giovani, il tumore del colon-retto può manifestarsi con segnali che meritano sempre un approfondimento medico. Tra i principali sintomi indicati dagli specialisti:
● presenza di sangue nelle feci,
● cambiamenti persistenti dell'alvo (stipsi o diarrea),
● dolore addominale ricorrente,
● anemia non spiegata,
● perdita di peso involontaria,
● sensazione di incompleto svuotamento intestinale.
Riconoscere precocemente questi segnali può favorire una diagnosi tempestiva.
Un'attenzione particolare va rivolta ai soggetti con familiarità o predisposizione genetica. Nella poliposi adenomatosa familiare, ad esempio, il rischio di sviluppare un tumore del colon-retto può arrivare fino al 100%, spesso tra i 30 e i 40 anni. In questi casi sono previsti percorsi di sorveglianza dedicati e personalizzati.
Prevenzione e informazione restano centrali
Secondo gli esperti, la sfida per il futuro è duplice: aumentare l'adesione ai programmi di screening e migliorare l'identificazione precoce delle persone a rischio. Informazione corretta, stili di vita sani e controlli programmati rappresentano strumenti fondamentali per contrastare una malattia che, se individuata precocemente, può essere efficacemente prevenuta o trattata.
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