Obesità, 25 parole per parlarne senza stigma

05 marzo 2026
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Obesità, 25 parole per parlarne senza stigma



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In occasione della Giornata mondiale dell'obesità, l'associazione Parole O_Stili, in collaborazione con Lilly e con il patrocinio dell'Associazione Pazienti Amici Obesi, rilancia "Non c'è forma più corretta", il primo glossario europeo dedicato a un linguaggio rispettoso e inclusivo sull'obesità. L'iniziativa raccoglie 25 parole e concetti chiave per aiutare a riconoscere espressioni stigmatizzanti o offensive e promuovere un modo di comunicare più attento, ricordando che l'obesità è una malattia cronica complessa e che lo stigma può rappresentare una barriera all'accesso alle cure.


Una malattia complessa ancora segnata dallo stigma

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, l'obesità è una patologia cronica multifattoriale, determinata dall'interazione di fattori genetici, biologici, ambientali e sociali. Nonostante questo, nell'immaginario collettivo è spesso percepita come una semplice conseguenza di scelte individuali, alimentando stereotipi e giudizi morali.

Lo stigma legato al peso corporeo può avere conseguenze concrete sulla salute. Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, le persone con obesità riportano più frequentemente esperienze di giudizio o semplificazione clinica, che possono portare a ritardi diagnostici o a una minore adesione ai percorsi di cura.


Il glossario per un linguaggio più rispettoso

Il progetto "Non c'è forma più corretta" propone un glossario con 25 parole e concetti spesso utilizzati quando si parla di obesità, offrendo definizioni e indicazioni su espressioni potenzialmente offensive o inappropriate.

Tra i termini analizzati c'è body shaming, cioè il giudizio o la derisione dell'aspetto fisico, che può manifestarsi anche attraverso commenti apparentemente neutri sull'aspetto o sul peso.
Il glossario affronta poi la grassofobia, intesa come insieme di stereotipi e discriminazioni verso le persone con corpi grassi, spesso associate a pigrizia o mancanza di autocontrollo.


Quando il pregiudizio entra anche in ambito sanitario

Un capitolo importante riguarda lo stigma clinico, cioè il rischio anche in ambito sanitario che ogni problema di salute venga attribuito esclusivamente al peso corporeo. Questo approccio può portare a diagnosi incomplete o a sottovalutare altri fattori di rischio.

Il glossario invita anche a riflettere sull'uso delle parole utilizzate per definire: alcune persone preferiscono l'espressione "persona con obesità" (approccio person first), che mette al centro l'individuo, mentre altre non percepiscono come problematico il termine "persona obesa" (approccio identity first). L'obiettivo è promuovere un linguaggio rispettoso che non riduca l'identità alla condizione clinica.

Tra le espressioni discusse c'è anche "taglia forte", categoria dell'abbigliamento che può sottintendere una deviazione da una presunta "normalità" e contribuire a una narrazione implicitamente stigmatizzante.


Dalla responsabilità individuale al contesto sociale

Il documento affronta inoltre concetti come diet culture, l'insieme di credenze che associa automaticamente magrezza e salute, e ambiente obesogenico, che evidenzia il ruolo di fattori sociali, economici e urbani nel favorire comportamenti che aumentano il rischio di obesità.

Spostare l'attenzione dalla colpa individuale alla complessità dei determinanti di salute aiuta a comprendere meglio il fenomeno e a sviluppare strategie di prevenzione e cura più efficaci.


Perché le parole possono influire sulla salute

Secondo i promotori dell'iniziativa, il linguaggio utilizzato nel dibattito pubblico, nei media e anche negli ambulatori può influenzare il modo in cui le persone vivono la propria condizione e il rapporto con il sistema sanitario. Promuovere un lessico più consapevole significa contribuire a ridurre stigma e discriminazioni e favorire un accesso più equo ai percorsi di prevenzione e cura.


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