Stress e disturbi del sonno, ecco che aumenta il rischio di ictus

09 marzo 2026
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Stress e disturbi del sonno, ecco che aumenta il rischio di ictus



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Lo stress cronico, i disturbi del sonno e la sonnolenza diurna possono rappresentare segnali precoci di rischio per la salute del cervello. In vista della Settimana mondiale del cervello (15-22 marzo), A.L.I.Ce. Italia Odv, Associazione per la Lotta all'Ictus Cerebrale, richiama l'attenzione su fattori spesso sottovalutati ma sempre più studiati nella prevenzione dell'ictus cerebrale. Evidenze scientifiche indicano che alterazioni persistenti del sonno e livelli elevati di stress possono contribuire nel tempo allo sviluppo di condizioni che aumentano il rischio cerebrovascolare.


Ictus: un rischio che si costruisce nel tempo

L'ictus cerebrale è spesso percepito come un evento acuto - improvviso e inatteso - ma nella maggior parte dei casi è il risultato finale di un processo che si sviluppa lentamente nel corso degli anni. I fattori di rischio più noti, spesso sottovalutati, includono ipertensione, diabete, fumo e sedentarietà. Accanto a questi, la ricerca sta evidenziando il ruolo di elementi meno evidenti, come lo stress cronico e la qualità del sonno.


Stress cronico e salute dei vasi sanguigni

Lo stress è una risposta fisiologica utile nelle situazioni di emergenza. Quando però diventa cronico, l'organismo rimane in uno stato di attivazione prolungata, con aumento di ormoni come il cortisolo e maggiore attività del sistema nervoso simpatico.

Nel tempo, questa condizione può favorire ipertensione, rigidità dei vasi sanguigni e uno stato di infiammazione cronico di basso grado, tutti fattori che contribuiscono alla progressione dell'aterosclerosi e alla formazione di trombi.

"Lo stress cronico non va considerato solo come un problema emotivo o psicologico" spiega la dottoressa Valeria Caso, Responsabile Struttura Complessa U.O. Neurologia Stroke Unit Polo Ospedaliero Saronno. "È uno stimolo biologico persistente che, nel tempo, modifica profondamente l'equilibrio cardiovascolare. Quando questi meccanismi restano alterati a lungo, il rischio di eventi cerebrovascolari, come l'ictus, aumenta in modo significativo".


Il ruolo del sonno nella protezione del cervello

Il sonno svolge una funzione fondamentale di regolazione e recupero dell'organismo. Durante il riposo notturno fisiologico, la pressione arteriosa si riduce di circa il 10-20% e diminuisce l'attività del sistema nervoso simpatico.

Quando il sonno è insufficiente, frammentato o disturbato, questi meccanismi protettivi possono alterarsi. Studi osservazionali indicano che dormire meno di 5-6 ore per notte o più di 8-9 ore è associato a un aumento del rischio di ictus rispetto a una durata di sonno considerata ottimale.


Apnea del sonno: un disturbo spesso non diagnosticato

Un fattore particolarmente rilevante è l'apnea ostruttiva del sonno, caratterizzata da pause respiratorie ripetute durante la notte. Questa condizione provoca episodi di riduzione dell'ossigeno nel sangue (ipossia) e variazioni improvvise della pressione arteriosa, con effetti negativi sui vasi sanguigni.

Le persone con apnea ostruttiva del sonno presentano un rischio di ictus circa doppio rispetto a chi non ne soffre.


Sonnellini diurni: quando possono essere un segnale di preoccupazione

Anche il sonno diurno è oggetto di crescente attenzione scientifica. Un breve riposino programmato può favorire recupero e concentrazione, ma sonnellini prolungati o involontari possono essere un segnale di sonno notturno non ristoratore o di disturbi come l'apnea del sonno.

Una revisione pubblicata su Sleep Medicine Reviews, che ha analizzato dati di oltre 600.000 persone, ha evidenziato che sonnellini superiori ai 90 minuti sono associati a un aumento del rischio di ictus di circa l'80% rispetto a chi non dorme durante il giorno. I sonnellini brevi, fino a 30 minuti, mostrano un impatto minimo o nullo. I sonnellini non programmati e involontari, invece, sono associati a un rischio ancora più elevato.

"Ovviamente il riposino non va demonizzato, ma è necessario riconoscere come la sonnolenza diurna frequente e non voluta possa essere un segnale di un sonno notturno non ristoratore o di disturbi come l'apnea ostruttiva del sonno, che sappiamo aumentare il rischio di ictus" dichiara il dottor Massimo Del Sette, Direttore U.O.C. Neurologia Policlinico San Martino di Genova. "Il rischio aumentato è stato osservato per tutte le principali tipologie di ictus-ischemico, emorragico e subaracnoideo".


Cosa osservare nella vita quotidiana

Secondo gli esperti, segnali come stanchezza persistente, difficoltà a dormire, russamento frequente o tendenza ad addormentarsi involontariamente durante il giorno meritano attenzione. In presenza di questi sintomi può essere utile parlarne con il medico, che può valutare eventuali disturbi del sonno o fattori di rischio cardiovascolare.

"L'ictus arriva all'improvviso, ma il rischio si costruisce spesso molto prima" conclude Andrea Vianello, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv. Imparare ad ascoltare segnali apparentemente banali, come la stanchezza persistente o la tendenza ad addormentarsi durante il giorno, significa fare prevenzione. Prendersi cura del sonno e dello stress vuol dire invece prendersi cura del proprio futuro".


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