Donna avvisata...

27 marzo 2009
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Il tumore al seno è il tumore non dermatologico più comune tra le donne negli Stati Uniti. Le stime parlano di 211240 nuovi casi diagnosticati e 40410 donne morte per la malattia. Si capisce bene perciò perché le linee guida raccomandino calorosamente uno screening mammografico con o senza esame clinico del seno, almeno ogni uno o due anni per le donne sopra i 40. Uno screening provvidenziale, come ha ribadito Marco Rosselli Del Turco, direttore scientifico del Centro Studi e Prevenzione Oncologica della Regione Toscana, nel corso del Congresso "Attualità in Senologia". Del Turco giudica, infatti, importantissimi gli ultimi dati americani sul drastico calo dei nuovi casi. "E' la conferma - ha detto - che con una diagnosi precoce il tumore al seno non solo si può curare meglio, al punto che in molte aree del nord e del centro Italia sopravvivono oltre 90 donne su 100, ma che si può anche prevenire con alcuni accorgimenti". Eppure, nonostante le certezze sull'argomento aumentino, un grande numero di donne non si sottopone alla mammografia di routine.

Screening ancora insufficienti


Uno studio recente, dice un team di ricercatori statunitensi dalle pagine degli Archives, riporta che solo il 47% delle pazienti arruolabili si sono sottoposte allo screening nei precedenti due anni. E altri studi ribadiscono il concetto. Con le variabili del caso naturalmente, come per esempio la dimensione della "primary practice" presa in esame. Un ulteriore problema è che molte donne dipendono dalla visita periodica dal medico di famiglia per essere avviate allo screening per il tumore al seno. Uno spreco, puntualizzano i ricercatori, in un'epoca di costi sanitari che lievitano. Come fare perciò a ottimizzare i tempi e ad aumentare l'adesione allo screening mammografico? L'idea è che un sistema informativo basato sul web utilizzato a livello di cure di primo livello, per gestire le esigenze mammografiche, possa essere di supporto. E se in più si utilizza un sistema di memorandum via posta tradizionale o elettronica potrebbe aumentare ulteriormente l'adesione alla mammografia. Stando ai risultati dello studio, l'idea sembra confermata.

Il richiamo funziona


Ai fini dell'indagine è stato così creato un portale a disposizione della "primary practice" che gestisse tutti i servizi preventivi. Le pazienti di età compresa tra i 40 e i 75 anni sono state assegnate a un gruppo controllo o a uno di intervento. Al gruppo di intervento sono state inviate due lettere mensili invitando le pazienti a sottoporsi alla mammografia, il tutto con tre mesi di anticipo sullo screening annuale. Alle pazienti che non hanno risposto è stata fatta anche una telefonata e a quelle lavoratrici è stata mandata una mail supplementare. Uno zelo premiato, visto che tra le 6665 donne che hanno dato il loro assenso a partecipare alla ricerca, equamente ripartite nei due gruppi, il gruppo intervento ha visto una partecipazione alla mammografia annuale del 64,3%. Per il gruppo controllo l'adesione è stata del 55,3%, una differenza significativa, che diventa ancor più significativa se si considera il sottogruppo delle pazienti lavoratrici che ricevono la mail (72,2%). Un evidente buon risultato che per di più dispensa dal passare attraverso visite mediche. Con un conseguente risparmio di tempo e di costi.

Marco Malagutti



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