#coronavirus, il sacrificio dei curanti - Il commento di Luca Pani

14 aprile 2020
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#coronavirus, il sacrificio dei curanti - Il commento di Luca Pani



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Quando tutto sarà finito non dimenticate questo virus, la malattia, e chi è morto per curarla. Neppure Ippocrate nel suo giuramento aveva previsto e chiesto tanto. Forse sapeva che non ce ne sarebbe stato bisogno; forse aveva intuito che il sacrificio è la sorgente della missione, di quella altrimenti incomprensibile e misteriosa generosità, che anima coloro che curano i propri simili.
Si dice che un sacrificio non sia veramente un sacrificio quando è volontario ma per gli stessi motivi allora non dovrebbe mai essere scontato.

Un singolo sacrificio è una passione tanto potente da guidare azioni epiche di chi si muove senza tregua e senza apparente fatica verso una meta impossibile. I sacrifici sono passioni che ci ricordano, per un momento, quanta onnipotenza sia necessaria agli eroi che scelgono di combattere contro la morte. Persino contro la propria.
E non vi sono altri luoghi se non quelli abitati da sciagure e malattie dove questi eroi fanno tutto quello che possono spinti soltanto da tanta tenace umiltà da sembrare finta se non fosse anche commovente. Sembra facile non mollare mai, ma pochi ne sono capaci per davvero.

Ora li applaudite quando tornano stremati da turni di guardia massacranti ma ricordatevi che sono solo uomini e donne che cadono e si rialzano tra mille pregi e difetti, sino a quando non vinceranno perché sono rimasti fedeli ai loro giuramenti antichissimi e alla dedizione verso malati che neppure conoscono perché devono ancora arrivare.
Quando tutto sarà finito non dimenticateli o sarebbe come dimenticarsi di tutta l'umanità che ci è rimasta.




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