Fase 3, le indicazioni dei medici in caso di ritorno dei contagi

07 luglio 2020
Indicazioni e comportamenti

Fase 3, le indicazioni dei medici in caso di ritorno dei contagi


L'ingresso nella fase 3 dell'emergenza Covid-19 offre spunti di riflessione e spazi di miglioramento nella gestione delle cure anche nel caso di un possibile ritorno dei contagi. Se n'è parlato nella conferenza stampa virtuale "Covid-19 updates", che ha anticipato l'omonimo evento scientifico organizzato dalla Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit). Prioritarie le esigenze di fare rete e di spostare la centralità delle cure anche sul territorio, in attesa del vaccino.

«Dobbiamo riflettere con calma su quanto fatto: finora siamo stati condizionati dal clima di emergenza che stavamo vivendo - ha commentato Marcello Tavio, presidente della Simit-. Adesso vogliamo esaminare anche gli errori e le azioni che potevano essere fatte diversamente perché questo è il senso del lavoro scientifico. Siamo sicuri di trovare spazi di miglioramento che saranno utili per gestire eventuali ondate successive, la cui entità non sappiamo quale potrà essere». A fronte della centralità assunta dall'ospedale nella prima fase di gestione dell'emergenza, Tavio afferma che «ora si tratta di creare una rete per il trattamento dei pazienti, adeguata a seconda della gravità. Ma c'è un polo altrettanto importante fuori dall'ospedale, il territorio, la rete dei medici di famiglia, e su questo fronte si tratta di impedire il più possibile la trasmissione secondaria del virus e l'avanzare dei pazienti verso stadi di gravità maggiori della malattia, per cui serviranno protocolli ad hoc». «Come Simg ci stiamo attrezzando per la nuova fase e abbiamo lanciato una nuova azione denominata fase "next-Covid" - ha risposto Claudio Cricelli, presidente Simg -. È necessaria la revisione totale delle modalità con cui assistiamo le persone, sarà un tempo di lentezze e di distanze. Tutto si rallenta ed è più problematico: ad esempio non si può pensare di ospitare 40-50 persone negli studi per somministrare un vaccino. Bisognerà prenotarsi e ci vorrà un tempo 3-4 volte maggiore rispetto a prima. Se poi raddoppiamo i vaccini, perché ci sarà quello anti-Covid, dobbiamo inventarci delle soluzioni. Oggi non abbiamo le metrature sufficienti, sono necessari più personale e più spazi».

Sul vaccino antinfluenzale, Cricelli ha confermato: «Le Regioni ci hanno garantito di aver effettuato gli ordini; le aziende stanno producendo il 20-30% in più e abbiamo chiesto che ci vengano consegnati prima e con più facilità. Ci auguriamo di iniziare con tre settimane di anticipo. Per il vaccino Covid, le prime dosi potrebbero arrivare a novembre». «La situazione non è cambiata in modo sostanziale. Abbiamo però definito meglio la terapia antivirale e, ad oggi, l'unico farmaco che ci può aiutare è il Remdesivir. La ricerca deve fare ancora molto - ha poi ricordato Massimo Andreoni, direttore scientifico Simit -. La priorità, ora, per gli infettivologi, è farsi trovare pronti a contrastare un ritorno della epidemia. Dobbiamo essere sentinelle. Al momento non ci possiamo troppo basare sul fatto che il virus muterà e non sappiamo in che modo. Il vaccino sarà la vera arma».

Fonte: Doctor33





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