Covid-19, prime restrizioni a causa della variante inglese

22 febbraio 2021
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Covid-19, prime restrizioni a causa della variante inglese


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Mentre il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato che il numero dei casi di contagio da Covid-19 a livello globale è diminuito per la quinta settimana consecutiva e dall'inizio dell'anno il bilancio settimanale delle infezioni si è quasi dimezzato, in Italia e in Europa in generale, preoccupa la cosiddetta variante inglese.

Le restrizioni in corso


Per questo, il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un provvedimento che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo 2021. "Il provvedimento tiene conto dei più recenti dati epidemiologici comunicati venerdì 12 febbraio dall'Istituto Superiore di Sanità, attestanti che la variante VOC B.1.1.7, detta variante UK e caratterizzata da maggiore trasmissibilità, rappresenta una percentuale media del 17,8% sul numero totale dei contagi" spiega la nota Ministeriale. Per lo stesso motivo da mercoledì 17 febbraio, la Regione Lombardia ha istituito zone rosse in quattro comuni del territorio, con chiusura di tutte le scuole, anche i nidi e le scuole dell'infanzia.

Il report dell’Istituto superiore di sanità


Intanto, l'Istituto superiore di sanità ha pubblicato la "Relazione tecnica della prima indagine sulla variante inglese del virus SARS-CoV-2". Il risultato dell'indagine dice che in Italia, così come nel resto d'Europa, c'è una circolazione sostenuta della variante, che probabilmente è destinata a diventare quella prevalente nei prossimi mesi. A livello nazionale la stima di prevalenza della cosiddetta 'variante inglese' del virus Sars-CoV-2 è pari a 17,8%. In Francia la prevalenza è del 20-25%, in Germania è sopra il 20%).

Cos’è la variante inglese

La variante VOC 202012/01, lineage B.1.1.7, chiamata comunemente "inglese" è definita per la presenza di numerose mutazioni nella proteina spike del virus e da mutazioni in altre regioni del genoma virale. Questa particolare variante è stata identificata per la prima volta in regioni sud-orientali del Regno Unito nel dicembre 2020 in concomitanza con un rapido aumento nel numero di nuovi casi confermati di infezione da SARSCoV-2. Diversi studi realizzati con modelli matematici hanno evidenziato che la variante inglese presenta una maggiore trasmissibilità. Si sospetta inoltre che essa si possa associare ad una maggiore virulenza. La necessità di monitorarne attentamente la prevalenza deriva dalla sua maggiore trasmissibilità rispetto al virus originale. Un attento monitoraggio consentirebbe, assieme al rafforzamento delle misure di mitigazione, di contenere e arginare gli effetti della nuova variante mentre si prosegue con le vaccinazioni, che restano comunque efficaci anche contro il virus mutato.

Individuare le varianti più trasmissibili

Per l'indagine è stato chiesto ai laboratori delle Regioni e Province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus. I campioni analizzati sono stati in totale 852 per 82 laboratori, provenienti da 16 regioni e province autonome, ripartiti in base alla popolazione. Il risultato medio è in linea con quello di altre indagini condotte in Europa. Nei prossimi giorni l'indagine sarà ripetuta, per verificare la velocità di diffusione della nuova variante. Il virus muta continuamente e sono già state isolate centinaia di varianti, anche se la maggior parte di queste non cambia le caratteristiche del virus. La vigilanza deve restare alta per individuare, quelle varianti che potrebbero peggiorare la situazione in termini di trasmissibilità, sintomatologia o sensibilità nei confronti di vaccini e anticorpi, tenendo presente che questi ultimi possono essere comunque modificati per adeguarli alle versioni più pericolose.

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