Aloe, meglio non abbondare con le dosi

18 aprile 2011
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Aloe, meglio non abbondare con le dosi


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L'Aloe ha una lunga storia come rimedio popolare sia per uso interno che esterno, che si perde nella remota antichità e, per la pressoché ubiquitarietà della pianta, si ritrova in molte tradizioni popolari. Negli ultimi anni il consumo sia del succo che del gel, per uso interno o come crema, come estratto fitoterapico o come frullato estemporaneo, è stato pubblicizzato come efficace rimedio per la profilassi e la cura di numerose malattie, compresi i tumori, anche se è stato approvato in diverse farmacopee solo come lassativo. Per la larga e crescente esposizione umana a questa pianta medicinale e ai suoi estratti, negli Usa il National cancer institute ha deciso di eseguire uno studio tossicologico sotto l'egida del National toxicology program. Cavie di laboratorio hanno assunto per periodi diversi (2 settimane, 13 settimane e 2 anni) quantitativi crescenti di estratti interi di Aloe (tra lo 0.5% e il 3%) disciolti in acqua. Non si sono verificati casi di cancro del colon, anche se è stata registrato un significativo aumento delle cosiddette goblet cells (cellule a calice) che sono da considerarsi un tipo di lesione precancerosa e un'alta percentuale di lesioni cancerose: nei ratti femmina trattati con dosaggi dell'1% e 1,5% si è verificata una incidenza del 21% e 39% di adenomi e carcinomi combinati, e nel ratto maschio rispettivamente del 67% e 74%. Questi risultati sono molto significativi in quanto i roditori non sviluppano spontaneamente neoplasie maligne del colon. È importante quindi raccomandare un uso episodico o comunque saltuario, non continuativo né prolungato, di questi preparati, specie nei pazienti con storia familiare o personale di cancro del colon o di lesioni precancerose come i polipi, la poliposi familiare e la colite ulcerosa.




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