Gli adolescenti obesi in cura rischiano l'anoressia

19 settembre 2013
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Gli adolescenti obesi in cura rischiano l'anoressia


anoressia obesità

In America è ormai una situazione allarmante: almeno il 6 per cento di bambini e adolescenti soffre di disturbi alimentari, e oltre la metà delle ragazze e un terzo dei ragazzi delle scuole superiori hanno un comportamento scorretto per dimagrire: dal digiuno all'uso di pillole dimagranti o lassativi, all'alimentazione compulsiva con induzione o meno di vomito dopo il pasto.

La questione è stata studiata dal Dipartimento di psichiatria e psicologia e da quello di Medicina adolescenziale e pediatrica della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, con un risultato paradossale: gli adolescenti obesi rischiano di sviluppare l'anoressia.

Sembra incredibile ma è assolutamente comprensibile dato che il drastico calo di peso, nel loro caso, è visto come un progresso verso la soluzione dell'obesità, con il risultato che i sintomi dell'insorgere dell'anoressia vengono sottovalutati da tutti, genitori e, addirittura, medici compresi.

«L'epidemia di obesità infantile è un allarme creato per aumentare la consapevolezza di quanto rischiano i giovani che seguono uno stile di vita sedentario e un'alimentazione scorretta», spiegano i ricercatori. Che sottolineano come in molti casi i pazienti con anoressia nervosa hanno una storia di obesità: «Dato che la diagnosi precoce è la chiave per un recupero migliore, è indispensabile identificare tempestivamente i disturbi alimentari anche nei giovani obesi, intervenendo prima della progressione della malattia».

Alla Mayo hanno analizzato due esempi di disturbi alimentari sviluppati in adolescenti obesi che volevano perdere peso, illustrando i modi per identificarli evitando ritardi nel trattamento. «In sintesi, è importante che ogni medico abbia sempre in mente i sintomi dei disturbi alimentari, indipendentemente dal peso del paziente. Comportamenti alimentari disadattivi vanno identificati al più presto, e i pazienti trattati in modo appropriato, con la consapevolezza che i disturbi alimentari e l'obesità sono sovrapposti e non distinti».




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