Identificato nei topi il gene della sedentarietà

13 settembre 2019

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Identificato nei topi il gene della sedentarietà



L'inattività fisica contribuisce a oltre 40 malattie croniche e comprendere i fattori che contribuiscono all'inattività fisica potrebbe aiutare a prevenirle.

La ricerca, coordinata da Frank Booth, dell'Università del Missouri, è pubblicata sulla rivista Molecular Neurobiology.  In particolare è stato scoperto un gene, il gene Alfa inibitore della protein-chinasi, che svolgerebbe un ruolo significativo. La ricerca, durata dieci anni, ha preso in esame 80 topi maschi e altrettante femmine.  I roditori sono stati posizionati su ruote da corsa volontarie per esaminare quali corressero di più e quali di meno.
È emerso che il gene Alfa inibitore della protein chinasi era significativamente meno presente negli animali pigri.
Ricerche precedenti hanno mostrato che i geni svolgono un ruolo nell'inattività fisica.

Non si tratta dunque solo una questione di pigrizia o di scarsa forza di volontà: l'amore per il movimento e l'esercizio fisico potrebbe essere un'eredità dei nostri genitori ed essere legata a dettagli molecolari e genetici. È quanto emerge da uno studio presentato nel corso di un recente meeting della American physiological society da Rodney Dishman, professore di kinesiologia all'Università della Georgia.

«Il piacere e la soddisfazione che si provano dopo l'esercizio fisico dipendono almeno in parte dall'aumento dei livelli di dopamina nell'organismo» spiega l'autore che assieme ai colleghi ha coinvolto nello studio circa 3.000 adulti nei quali è stata valutata proprio l'attività della dopamina. E a conti fatti, dalla ricerca emerge che a causa dell'attività di geni coinvolti nel rilascio e nell'azione della dopamina non tutte le persone traggono lo stesso piacere dal movimento.
«Si tratta di variazioni nei geni per i recettori della dopamina e di altri geni che servono a trasmettere in modo corretto le informazioni a livello del sistema nervoso» spiega Dishman, che poi aggiunge: «Le caratteristiche genetiche, unite ad alcuni aspetti della personalità potrebbero spiegare perché alcuni hanno la necessità di essere attivi e altri invece preferiscono rimanere seduti sul divano».

Una genetica "anti-movimento" condanna quindi alla sedentarietà? «Assolutamente no» afferma perentoria Dori Arad, del Mount Sinai St Luke's hospital di New York. «La genetica è senza dubbio importante ma nulla è immutabile» continua, ricordando che è possibile "riprogrammare" il proprio cervello e rendere il movimento un'attività piacevole e soddisfacente.

Qualche suggerimento per aiutare anche i più pigri (geneticamente o non) raggiungere questo traguardo: scegliere un'attività che piace davvero e svolgerla in piacevole compagnia. «Se l'attività fisica è vista come un dovere o un obbligo, non c'è modo di portarla avanti a lungo» concludono gli esperti.


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