Influenza stagionale: attenti a non sottovalutarla

11 febbraio 2020

Interviste

Influenza stagionale: attenti a non sottovalutarla


virus influenza

Una malattia spesso considerata di lieve entità, ma che ogni anno colpisce tra i 6 e i 9 milioni di persone, con un numero di decessi che si attesta attorno agli 8mila.
Paolo Bonanni, ordinario di Igiene all'Università di Firenze e coordinatore del Gruppo Vaccini SItI ci aiuta a conoscere meglio la malattia e ci spiega come proteggere noi stessi e chi ci circonda.

Quali sono le cause dell'influenza stagionale e quali i sintomi principali?
«L'influenza è una malattia virale, è causata cioè da un virus. Ogni anno circolano diversi virus che possono scatenare l'influenza che in genere ha un periodo di incubazione di 1-3 giorni. Dopo questo breve periodo cominciano a manifestarsi i sintomi più classici: febbre anche alta (anche oltre i 38,5°C), tosse secca e spesso notturna, problemi che riguardano le vie aeree superiori, malessere generale e quella sensazione tipica di avere "le ossa rotte" e le articolazioni doloranti.

È davvero così pericolosa? Quali sono i soggetti più a rischio di complicazioni gravi?
«L'influenza è spesso sottovalutata e a volte viene vista solo come una "scocciatura" che ci fa perdere giornate di lavoro e ci fa stare male qualche giorno. In effetti, in persone giovani e sane il virus dell'influenza può anche rivelarsi poco dannoso, ma ci sono categorie di persone che devono invece alzare la guardia contro l'influenza che potrebbe avere anche conseguenze letali. Rientrano in queste categorie gli anziani (oltre i 65 anni), ma anche le persone che soffrono di malattie croniche di diverso tipo come, per esempio, le malattie cardiocircolatorie o dell'apparato respiratorio, le malattie renali che magari costringono il malato a sottoporsi a dialisi, i tumori, il diabete e tutte quelle condizioni che indeboliscono il sistema immunitario (trapianti, immunodeficienze, eccetera)».

Esiste oggi un modo per prevenirla o almeno per limitarne la diffusione?
«Oggi abbiamo a disposizione un'arma di prevenzione importantissima, molto efficace e molto sicura: il vaccino anti-influenzale. Ogni anno, viene preparato un vaccino che, in base ai dati raccolti l'anno precedente a livello mondiale da migliaia di medici di famiglia, permette di ottenere una copertura ottimale contro i virus della nuova stagione influenzale. E ogni anno - mi preme sottolinearlo - prima di essere messo sul mercato, il vaccino viene sottoposto a una serie di test e di verifiche che ne garantiscono la sicurezza.
Oltre al vaccino ci sono poi i comportamenti igienici che, se applicati con costanza, potrebbero limitare davvero molto la diffusione dei virus influenzali: tossire o starnutire in un fazzoletto di carta e subito dopo buttarlo e - importantissimo - lavarsi sempre bene le mani. Non servono detergenti particolari o potenti disinfettanti, acqua e sapone vanno benissimo».

A chi è rivolto il vaccino? Quanto costa e qual è il momento migliore per vaccinarsi?
«Ogni anno il Ministero della Salute elenca in una circolare tutte le categorie alle quali la vaccinazione viene offerta gratuitamente: sono in linea di massima tutti i soggetti che abbiamo già citato come più a rischio di complicazioni gravi.
E dal momento che in genere il picco massimo di casi di influenza si verifica attorno a fine gennaio/inizio febbraio, il periodo ideale per vaccinarsi va da fine ottobre a fine novembre circa. Ci si può vaccinare anche fino a fine anno, ma in questo caso si corre il rischio di non arrivare preparati all'incontro con il virus perché non si è dato il tempo sufficiente al sistema immunitario si armarsi contro l'eventuale attacco, specie se l'influenza arrivasse già a dicembre».

Come comportarsi una volta malati per superare più velocemente i sintomi e magari ridurne l'intensità?
«La prima regola è "non fare gli eroi": una volta colpiti dall'influenza la scelta migliore è rimanere a casa a riposo perché continuare a lavorare o a uscire nonostante la malattia aumenta notevolmente il rischio di andare incontro a complicazioni e ricadute e - fattore non trascurabile - aumenta anche il rischio di infettare gli altri.
A livello farmacologico è possibile utilizzare qualche anti-infiammatorio prescritto dal proprio medico di famiglia, ma è sempre meglio non improvvisarsi medici e auto-prescriversi farmaci.
Attenzione soprattutto agli antibiotici: non servono a curare l'influenza che, come abbiamo detto è causata da virus contro i quali gli antibiotici non hanno effetto. Questi farmaci possono essere prescritti dal medico in casi particolari, soprattutto se si manifestano complicazioni della malattia: il virus dell'influenza può in un certo senso aprire la strada ad altre infezioni, magari causate da batteri, perché va a indebolire il nostro sistema immunitario».


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