Edema maculare diabetico: una complicanza oculare da non sottovalutare

28 maggio 2018

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Edema maculare diabetico: una complicanza oculare da non sottovalutare



In Italia, sono circa 200 mila le persone colpite da edema maculare diabetico (Emd): una sottostima se si considera che molti pazienti ignorano di essere affetti da questa condizione. Eppure si tratta della più diffusa complicanza oculare legata al diabete e la principale causa di perdita della vista nella popolazione adulta (tra i 20 e i 64 anni), tanto che, per gravità e impatto, rappresenta una vera e propria patologia.

Che cos’è l’Emd


È un accumulo di liquidi nella macula, la parte centrale e più importante della retina, che ci consente di leggere, guidare, riconoscere i volti e i colori. Questo accumulo è dovuto allo stato di infiammazione causato dall'iperglicemia cronica collegata al diabete.

Quali sono i sintomi


Riuscire a identificare la malattia per tempo è difficile, ma non impossibile. Se infatti negli
stadi più precoci la patologia è spesso asintomatica o può causare solo lievi problemi di visione, presto la faccenda si fa più seria. «Generalmente l'edema maculare diabetico si manifesta con un calo progressivo della vista e una visione deformata (immagini ondulate, aree sfocate, macchie scure, alterazione dei colori), che impediscono lo svolgimento delle principali attività quotidiane (come lavorare, leggere, guidare), con un notevole peggioramento della qualità di vita», spiega il professor Francesco Bandello, direttore della Clinica oculistica dell'Università Vita-Salute, Istituto scientifico San Raffaele, Milano.

Come si cura

«Ogni paziente diabetico, in particolare quelli di tipo 2, dovrebbe sottoporsi regolarmente (almeno ogni due anni) a screening, per verificare l'eventuale presenza di una retinopatia diabetica e, in caso affermativo, intervenire tempestivamente», sottolinea il professor Massimo Porta, direttore della struttura complessa di Medicina interna 1U e responsabile del Centro retinopatia diabetica, AOU Città della salute e della scienza, Torino. Che aggiunge come sia raccomandabile intervenire su questa patologia nei primi stadi di sviluppo, quando la vista non è stata ancora gravemente compromessa.
Riguardo al trattamento, per molti anni il laser fotocoagulativo è stato l'unica cura disponibile. Oggi, accanto a nuove strategie laser, esistono terapie farmacologiche che consentono di tenere sotto controllo l'edema e di favorire un miglioramento della funzione visiva compromessa dalla malattia. La somministrazione tramite ripetute iniezioni intravitreali (mediamente ogni mese, almeno durante i primi cicli di trattamento) permette di rilasciare alcuni farmaci (anti-VEGF, cioè capaci di inibire il fattore di crescita endoteliale vascolare, una sostanza implicata nella formazione dell'Emd) direttamente nella cavità vitreale, così da massimizzarne l'effetto terapeutico oculare, riducendo al contempo i rischi legati alla somministrazione sistemica.

Inoltre, per curare in modo mirato l'infiammazione, che ha un ruolo importante nell'insorgenza dell'edema maculare diabetico, oggi è disponibile un trattamento specifico. «Si tratta di un farmaco cortisonico a base di desametasone a lento rilascio, che viene rilasciato nella cavita vitreale mediante un applicatore monouso», precisa il professor Bandello. «Il principio attivo si disperde gradualmente nel vitreo, rimanendovi per diversi mesi. Questo rende necessaria soltanto un'iniezione un paio di volte all'anno, con grande vantaggio per il paziente».

Claudio Buono



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