Attività fisica e calo del testosterone

29 giugno 2018

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Attività fisica e calo del testosterone



L'esercizio fisico estremo e prolungato produce nell'uomo una riduzione dei livelli di testosterone circolante.
Questa nozione scientifica era già nota all'inizio degli anni Ottanta ma per diverso tempo l'attenzione dei ricercatori ha continuato a concentrarsi sugli effetti dell'attività fisica sul sesso femminile, approfondendo i rischi dell'amenorrea e dell'insorgere della Triade dell'atleta.

Anche il bilancio energetico negativo è coinvolto. Già nel 1987 si è ipotizzato infatti  che una restrizione calorica fosse frequente in alcuni tipi di sportivi. Contribuendo a ridurre i livelli basali di testosterone. Successivamente si è iniziato a parlare di anoressia anche per i maschi. Una tendenza che può riguardare pure gli atleti amatoriali quando svolgono un'attività decisamente esagerata per il loro introito energetico.


Le conseguenze sulla salute


Ma quali sono le conseguenze sulla salute dello sportivo, atleta o meno, che va incontro a ipogonadismo da esercizio? "Una riduzione della massa minerale ossea, una riduzione del desiderio sessuale e un'infertilità per un'alterazione della produzione di spermatozoi che non è sinonimo d'impossibilità a procreare" spiega Fabio Lanfranco, Endocrinologia, Diabetologia e Metabolismo Dipartimento di Scienze Mediche Università di Torino. "Non c'è infatti una compromissione della funzione riproduttiva nei maschi che praticano molto sport regolare, piuttosto alcune anomalie nella concentrazione e morfologia degli spermatozoi".

La Sindrome Red’s


L'esercizio fisico influenza, dunque, il sistema endocrino in molti modi. E sappiamo che quello breve incrementa - transitoriamente - i livelli di testosterone mentre quello prolungato li fa ridurre. L'entità dei mutamenti ormonali dipende non solo dall'intensità dell'esercizio e dalla sua durata ma da fattori ambientali e individuali.
Nello specifico, la Sindrome Red's - legata alla carenza energetica nello sport - provoca danni a livello delle ossa, delle ovaie, delle gonadi... Ma ha conseguenze anche sulla performance diventando dannosa per la coordinazione, la forza muscolare, la resistenza, il rischio di lesioni, la capacità aerobica, la capacità di concentrazione. "Nel maschio - spiega Fabio Lanfranco - la Sindrome della triade dell'atleta femmina, ovvero la sindrome Red's, è caratterizzata dalla soppressione dell'asse gonadico, dalla riduzione del livello circolante di testosterone, da anomalie seminali e dalla compromissione della libido".

Ci sono discipline in cui è più facile che queste conseguenze si verifichino come il triathlon, la maratona. I ciclisti, per esempio, rappresentano una categoria in cui la ridotta disponibilità energetica può essere particolarmente frequente.

Continua Lanfranco: "Il  messaggio non è che chi fa attività fisica, anche estrema, diventa necessariamente ipogonadico. Piuttosto che vi è una percentuale di soggetti maschi che fa attività fisica eccessiva, professionisti o no, e che va incontro a una riduzione dei livelli circolanti di testosterone. In una fascia di soggetti questo livello scende a tal punto da diventare un problema. E si verificano tutte le conseguenze dell'ipogonadismo maschile". Quindi effetti sulla massa minerale ossea, sul tono dell'umore, sulla libido, sulla potenza sessuale. Questi soggetti ipogonadici hanno un testosterone circolante che è dal 40 al 75% inferiore rispetto a maschi - di varie età e caratteristiche - che non fanno esercizio fisico. Interessa spesso soggetti che sono impegnati nell'attività fisica fin da piccoli e che hanno alle spalle molti anni di esposizione a volumi elevati di attività fisica.

Carla De Meo



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